Disturbo ossessivo-compulsivo: sintomi e cure
di Nicolina Leone - Il disturbo ossessivo-compulsivo, noto con la sigla DOC, è un disturbo psichiatrico frequente e spesso poco riconosciuto. Non è pignoleria, non è amore per l'ordine e non è una conseguenza diretta dell'ansia: nelle classificazioni attuali ha una collocazione autonoma, distinta dai disturbi d'ansia con cui pure condivide diversi meccanismi. Chi ne soffre non è "maniaco" di nulla: convive con pensieri indesiderati che si impongono contro la propria volontà e con comportamenti che vorrebbe smettere di mettere in atto.
Ossessioni e compulsioni: che cosa sono
Le ossessioni sono pensieri, immagini o impulsi ricorrenti, vissuti come intrusivi e non voluti, che provocano ansia o disgusto. Non sono desideri: la persona li riconosce come estranei e proprio per questo li teme.
Le compulsioni sono comportamenti ripetitivi o azioni mentali che vengono eseguiti per neutralizzare l'ossessione o prevenire un evento temuto. Danno sollievo, ma solo per poco: subito dopo il dubbio torna, spesso più forte. È questo il motore del disturbo. Ogni rituale eseguito insegna al cervello che senza di esso sarebbe successo qualcosa di terribile, e rende necessario ripeterlo.
Nella maggior parte dei casi la persona è consapevole che le proprie paure sono eccessive: consapevolezza che non riduce l'ansia e che anzi alimenta vergogna e senso di colpa, spesso ritardando di anni la richiesta di aiuto.
Le forme più comuni
Contaminazione e lavaggio - Timore di germi, sporco, sostanze nocive; lavaggi ripetuti delle mani, pulizie prolungate, evitamento di oggetti o luoghi considerati contaminati.
Dubbio e controllo - Timore di aver lasciato il gas acceso, la porta aperta, di aver causato un danno senza accorgersene; controlli ripetuti, anche decine di volte, e richieste continue di rassicurazione.
Ordine e simmetria - Necessità che gli oggetti siano disposti in un modo preciso, con sensazione di forte disagio se qualcosa viene spostato; riordino continuo.
Ossessioni aggressive, sessuali o religiose - Pensieri di poter fare del male a qualcuno, immagini blasfeme o a contenuto sessuale, vissuti con orrore. Sono tra le forme che generano più sofferenza e più silenzio, e vanno chiarite: chi ha queste ossessioni non è pericoloso, sono esattamente il contrario dei propri valori.
Frequenti anche le compulsioni mentali (contare, ripetere frasi o preghiere, rivedere mentalmente scene) e il coinvolgimento dei familiari, ai quali viene chiesto di partecipare ai rituali o di fornire rassicurazioni continue.
Chi colpisce e perché
Il DOC riguarda circa l'1-2% della popolazione, uomini e donne in misura simile. L'esordio è tipicamente precoce: nell'adolescenza o nella prima età adulta, e in una quota non trascurabile di casi già nell'infanzia. L'idea che colpisca soprattutto una categoria sociale, per esempio le casalinghe, non ha fondamento: la distribuzione è trasversale a età, sesso, istruzione e occupazione.
Le cause non sono note in modo completo. Concorrono una componente genetica documentata, un'alterazione del funzionamento di alcuni circuiti cerebrali che regolano il controllo dell'azione e del dubbio, e fattori psicologici e ambientali come eventi stressanti o educazione fortemente improntata alla responsabilità.
La diagnosi
La diagnosi è clinica e viene posta da uno psichiatra o da uno psicologo clinico attraverso il colloquio, con l'aiuto di scale di valutazione specifiche. Il ritardo medio tra comparsa dei sintomi e diagnosi è ancora oggi di parecchi anni, quasi sempre per vergogna o perché i sintomi vengono scambiati per tratti caratteriali. Parlarne prima cambia in modo sostanziale la prognosi.
Come si cura il DOC
Il messaggio più importante è che il disturbo ossessivo-compulsivo si cura, anche nelle forme gravi e di lunga durata.
Esposizione con prevenzione della risposta - È il trattamento d'elezione, il nucleo della terapia cognitivo-comportamentale applicata al DOC. Consiste nell'esporsi in modo graduale e programmato alle situazioni che scatenano l'ossessione (toccare una maniglia, uscire di casa senza ricontrollare) evitando di eseguire il rituale. All'inizio l'ansia sale, poi scende da sola: ripetendo l'esperienza il cervello impara che la catastrofe temuta non si verifica e che il rituale non è necessario. È un lavoro impegnativo, che si costruisce per gradi insieme al terapeuta, e che produce miglioramenti stabili nella maggior parte delle persone che lo portano a termine.
Terapia farmacologica - Gli antidepressivi serotoninergici (SSRI) sono la classe di riferimento; nel DOC richiedono in genere tempi più lunghi e dosaggi più alti rispetto ad altri disturbi, e il beneficio può comparire dopo otto-dodici settimane. Nei casi resistenti lo specialista può valutare l'aggiunta, a basso dosaggio, di un antipsicotico di seconda generazione per via orale come terapia di potenziamento. Va corretta una informazione errata e diffusa: questi farmaci non si somministrano per via endovenosa nel trattamento del DOC.
Nessun farmaco va sospeso di propria iniziativa. L'interruzione brusca degli antidepressivi può provocare sintomi da interruzione e favorire le ricadute, particolarmente frequenti in questo disturbo: la riduzione va sempre concordata con il medico e fatta gradualmente, e la terapia va proseguita a lungo anche dopo il miglioramento. In questa pagina non troverai dosaggi né nomi commerciali.
La combinazione di psicoterapia e farmaci è spesso la soluzione più efficace nelle forme moderate e gravi.
Il ruolo della famiglia
Chi vive accanto a una persona con DOC finisce quasi sempre per essere coinvolto: gli viene chiesto di lavarsi le mani, di ricontrollare, di rassicurare, di rispettare regole precise. È comprensibile cedere per evitare la crisi, ma partecipare ai rituali - quello che i clinici chiamano accomodamento familiare - mantiene il disturbo. Allo stesso tempo non serve opporsi con la forza o rimproverare: chi ne soffre non sceglie di comportarsi così.
La strada efficace è concordare con il terapeuta una riduzione graduale del coinvolgimento, di pari passo con il percorso di esposizione. Molti centri offrono incontri specifici per i familiari.
Dove chiedere aiuto
Il primo riferimento è il medico di famiglia. Sul territorio operano i Centri di salute mentale del Servizio sanitario nazionale, e in diverse città esistono ambulatori specializzati proprio nel DOC. In alternativa ci si può rivolgere a uno psicologo psicoterapeuta con formazione cognitivo-comportamentale o a uno psichiatra iscritto all'albo.
In caso di pensieri di farsi del male occorre rivolgersi subito al pronto soccorso o chiamare il 112. È attivo anche il Telefono Amico Italia, 02 2327 2327.
Puoi approfondire anche le pagine su ansia e disturbi d'ansia e sul disturbo da stress post-traumatico.
Autore: Nicolina LeoneLe informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per la diagnosi e la terapia rivolgiti al tuo medico curante, a uno psichiatra o a uno psicologo clinico.
