Chirurgia estetica: guida per orientarsi
di Nicolina Leone - Con l'espressione chirurgia estetica si indica l'insieme degli interventi chirurgici eseguiti per modificare caratteristiche del corpo percepite come non armoniche, in assenza di una malattia. Accanto a essa si è sviluppata la medicina estetica, che raggruppa procedure non chirurgiche eseguite in ambulatorio. Sono ambiti diversi per invasività, rischi e risultati, ma hanno un elemento in comune: sono entrambi atti medici e come tali vanno affrontati.
Chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica
La specialità universitaria si chiama chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica: un'unica disciplina con tre anime. La chirurgia ricostruttiva ripara i danni provocati da traumi, ustioni, tumori o malformazioni congenite e ha finalità funzionali; la chirurgia estetica agisce su un corpo sano per modificarne l'aspetto. Il confine non è sempre netto, perché molti interventi hanno entrambe le componenti: la ricostruzione del seno dopo un tumore, la correzione di una deviazione del setto nasale che ostacola la respirazione o l'asportazione di un eccesso cutaneo che macera e si infiamma dopo un dimagrimento importante.
Questa distinzione ha anche conseguenze pratiche: gli interventi con indicazione funzionale o ricostruttiva possono rientrare nelle prestazioni del Servizio sanitario nazionale, mentre quelli puramente estetici sono a carico del paziente.
Trattamenti chirurgici e non chirurgici
Gli interventi chirurgici comportano incisioni, anestesia locale o generale, sale operatorie, un decorso post operatorio e cicatrici. Il risultato è stabile nel tempo, ma i rischi sono quelli di ogni chirurgia: emorragie, infezioni, complicanze anestesiologiche, tromboembolie, esiti cicatriziali. Appartengono a questo gruppo, fra gli altri, la rinoplastica, la blefaroplastica, l'otoplastica, la mastoplastica additiva, la mastoplastica riduttiva, l'addominoplastica, la liposuzione e la liposcultura.
I trattamenti non chirurgici si eseguono in ambulatorio, in genere senza anestesia generale e con un ritorno rapido alle attività quotidiane. Comprendono le iniezioni di tossina botulinica, i filler dermici a base di acido ialuronico, i peeling chimici, i trattamenti con laser e luce pulsata, la carbossiterapia. Sono meno invasivi, ma non sono privi di rischi e i loro effetti sono quasi sempre temporanei: richiedono di essere ripetuti, con un impegno che si prolunga negli anni.
Un punto va detto senza ambiguità: meno invasivo non significa meno medico. Iniettare una sostanza sotto la pelle, applicare un laser o eseguire un peeling profondo sono procedure che possono provocare danni permanenti se eseguite male, ed è proprio nell'area dei trattamenti apparentemente semplici che si concentrano gli abusi.
Sono atti medici, non servizi di bellezza
Botulino, filler iniettabili e carbossiterapia sono atti medici: possono essere prescritti ed eseguiti soltanto da un medico, in un ambulatorio sanitario, con prodotti registrati e tracciabili. In Italia la loro esecuzione da parte di estetisti, di operatori non medici o in luoghi non sanitari, come centri estetici, saloni, palestre o abitazioni private, è illegale ed è pericolosa. La legge che disciplina l'attività di estetista esclude esplicitamente le prestazioni a finalità sanitaria e ogni procedura che superi la barriera cutanea.
Le conseguenze non sono teoriche. Un filler iniettato senza conoscenza dell'anatomia vascolare del volto può occludere un'arteria e provocare la necrosi della pelle o, se coinvolge il territorio dell'arteria oftalmica, la perdita permanente della vista: sono eventi rari ma documentati in letteratura, e la loro gestione richiede competenze e farmaci disponibili solo in ambito medico. A questo si aggiungono i prodotti acquistati online, privi di garanzie di sterilità e composizione, e le sostanze permanenti che negli anni possono dare granulomi e infiammazioni croniche.
Come scegliere il professionista
La prima verifica riguarda il titolo: il medico deve essere iscritto all'Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri, e per gli interventi chirurgici deve essere specialista in chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica o in una disciplina competente per quel distretto. L'iscrizione è consultabile pubblicamente. La seconda riguarda la struttura, che per la chirurgia deve essere autorizzata e dotata di sala operatoria, servizio di anestesia e possibilità di gestire un'emergenza.
Alla visita è legittimo, e opportuno, chiedere quale procedura viene proposta e perché, quali alternative esistono compresa quella di non fare nulla, quali sono i risultati realistici e i loro limiti, dove cadranno le cicatrici, quale sarà il decorso, quali complicanze sono possibili e come vengono gestite, chi eseguirà materialmente l'intervento e come si accede ai controlli successivi. Il consenso informato deve essere scritto, dettagliato e discusso, non firmato di corsa il giorno dell'intervento.
Segnali di allarme
Alcuni elementi dovrebbero far sospendere la decisione. Le promesse di risultati garantiti o definitivi non hanno riscontro nella realtà clinica. Le offerte a tempo, i pacchetti scontati e le proposte di finanziamento immediato spostano l'attenzione dal problema clinico alla vendita. La mancanza di una visita preliminare seria, la sottovalutazione dei rischi, l'assenza di un periodo di riflessione fra il colloquio e l'intervento, l'uso di prodotti di cui non viene indicato il nome commerciale sono tutti motivi validi per fermarsi e chiedere un secondo parere.
Meritano attenzione anche i viaggi organizzati per interventi all'estero a costi molto bassi: il problema non è il paese in cui si opera, ma l'impossibilità di verificare titoli e standard, la compressione dei tempi di valutazione e l'assenza di continuità assistenziale nel decorso, quando le complicanze si manifestano.
Prima di decidere
Un percorso corretto parte da una domanda precisa su che cosa si vuole cambiare e perché, e prevede tempo per pensarci. La medicina e la chirurgia estetica possono migliorare un aspetto specifico, ma non risolvono un disagio psicologico generalizzato: quando la richiesta nasce da una percezione distorta del proprio corpo o da una pressione esterna, l'intervento non porta la soddisfazione attesa e va posticipato. Un medico serio è anche quello che, in questi casi, propone di non operare.
Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per la valutazione del tuo caso rivolgiti al medico curante o a uno specialista in chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica.

