Mastoplastica additiva: intervento, rischi e controlli

di Nicolina Leone - La mastoplastica additiva è l'intervento chirurgico con cui si aumenta il volume della mammella inserendo una protesi. È una delle operazioni di chirurgia plastica più richieste, ma resta chirurgia a tutti gli effetti: comporta anestesia, un ricovero, un decorso post-operatorio, cicatrici che restano per sempre e un elenco di complicanze possibili. Va quindi affrontata con la stessa serietà di qualunque altro intervento, e non come un trattamento estetico di superficie.

Che cos'è e quando si valuta

L'intervento consiste nel posizionare una protesi mammaria dietro la ghiandola oppure sotto il muscolo grande pettorale, a seconda della conformazione del torace, dello spessore dei tessuti e della valutazione del chirurgo. Le protesi più utilizzate hanno un involucro di silicone e un contenuto di gel di silicone coesivo; esistono anche protesi riempite con soluzione fisiologica salina.

Le indicazioni più frequenti sono l'ipoplasia mammaria (un seno di volume molto ridotto), l'asimmetria marcata fra le due mammelle, la perdita di volume dopo una gravidanza o un forte dimagrimento e la ricostruzione dopo un intervento oncologico. Quest'ultima situazione è clinicamente diversa dalle altre e segue percorsi propri, in genere all'interno di un'èquipe di senologia.

Non esistono canoni estetici prestabiliti da rispettare, ma esistono controindicazioni serie: infezioni in corso, patologie non compensate, disturbi della coagulazione, tabagismo attivo (che peggiora la cicatrizzazione), aspettative irrealistiche o dismorfofobia. Nelle pazienti molto giovani l'intervento va rimandato a sviluppo completato. Se è in programma una gravidanza a breve termine, è ragionevole attendere, perché gravidanza e allattamento modificano il volume e la forma del seno.

Come si svolge l'intervento

La mastoplastica additiva si esegue quasi sempre in anestesia generale, in ambiente chirurgico attrezzato, e dura mediamente una o due ore. Non è un intervento ambulatoriale e non si esegue in anestesia locale.

Le vie di accesso possibili sono principalmente tre: il solco sottomammario, il margine dell'areola e la via ascellare. Ognuna lascia una cicatrice definitiva: può diventare poco visibile col tempo, ma non scompare. La qualità finale della cicatrice dipende anche da fattori individuali non controllabili dal chirurgo, come la tendenza personale a formare cheloidi.

Prima dell'intervento sono necessari esami ematochimici, una valutazione anestesiologica e, secondo l'età e la storia familiare, un'ecografia mammaria o una mammografia di riferimento. Quest'ultima è utile anche per avere un confronto per i controlli futuri.

Le protesi non durano per sempre

È il punto che viene spiegato meno spesso e che invece va compreso prima di firmare qualsiasi consenso: una protesi mammaria è un dispositivo medico impiantabile, non un impianto definitivo. Può rompersi, deteriorarsi, dislocarsi o dare luogo a una contrattura, e in una parte dei casi richiede nel corso della vita una sostituzione o una rimozione.

Questo significa che chi si sottopone a una mastoplastica additiva a trent'anni deve mettere in conto la possibilità di uno o più interventi successivi, con nuovi costi, nuove anestesie e nuove cicatrici. Significa anche che i controlli non finiscono con la guarigione: le protesi vanno monitorate nel tempo con visita e imaging, secondo le indicazioni del chirurgo. In caso di sospetta rottura di una protesi in gel di silicone l'esame più sensibile è la risonanza magnetica.

Vanno conservati i documenti dell'impianto: modello, matricola e lotto delle protesi vengono consegnati alla paziente e servono in caso di controlli, richiami del produttore o reinterventi.

Il decorso post-operatorio

Nei primi giorni sono normali dolore, tensione, gonfiore e lividi, controllati con la terapia antidolorifica prescritta. Viene indicato un reggiseno contenitivo da indossare in modo continuativo per alcune settimane. Il ritorno alle attività sedentarie avviene in genere dopo pochi giorni, mentre lo sport, il sollevamento di pesi e gli sforzi con le braccia vanno sospesi per circa un mese o più.

Il risultato non è immediato: la forma si assesta nell'arco di alcuni mesi, man mano che l'edema si riassorbe e i tessuti si adattano. La sensibilità del capezzolo può essere alterata per settimane o mesi, e in una quota di casi la modifica resta permanente.

Rischi e complicanze

La complicanza più frequente della mastoplastica additiva è la contrattura capsulare. L'organismo circonda ogni corpo estraneo con una capsula di tessuto fibroso: quando questa capsula si ispessisce e si retrae, il seno diventa duro, cambia forma e può diventare dolente. Nei gradi più avanzati l'unica soluzione è un nuovo intervento di rimozione della capsula e sostituzione della protesi.

Altre complicanze possibili sono l'ematoma e il sieroma, l'infezione della tasca protesica (che può obbligare a rimuovere la protesi), la rottura dell'involucro, la dislocazione o la rotazione dell'impianto, le asimmetrie residue, le alterazioni della sensibilità e le cicatrici ipertrofiche. A queste si aggiungono i rischi generali dell'anestesia e della chirurgia, fra cui il tromboembolismo.

Esiste inoltre una condizione rara ma documentata, il linfoma anaplastico a grandi cellule associato a protesi mammarie (BIA-ALCL), correlato soprattutto ad alcuni tipi di superficie testurizzata. È molto raro, ma va conosciuto: qualunque gonfiore tardivo, asimmetria improvvisa o tumefazione comparsa a distanza di anni dall'impianto deve essere valutata dal medico e non attesa.

Protesi, mammografia e controlli senologici

Le protesi possono rendere più difficile la lettura della mammografia, perché il materiale radiopaco nasconde una parte del tessuto ghiandolare. Per questo motivo è indispensabile segnalare sempre al radiologo la presenza di protesi: esistono proiezioni dedicate, come le manovre di Eklund, che permettono di dislocare la protesi e di studiare meglio la ghiandola, ed è possibile integrare l'esame con ecografia o risonanza magnetica.

Avere una protesi non è un motivo per interrompere lo screening. I controlli senologici periodici vanno proseguiti esattamente come nelle altre donne, secondo l'età e il rischio individuale, e vanno affiancati all'autopalpazione. Rinunciare alla mammografia perché si teme che l'esame danneggi la protesi è un errore: la compressione eseguita con la tecnica corretta è considerata sicura.

A chi rivolgersi

L'intervento deve essere eseguito da un chirurgo plastico specialista, iscritto all'albo dei medici, in una struttura autorizzata e con un servizio di anestesia. È legittimo e opportuno chiedere quale specializzazione abbia chi opera e in quale struttura si svolgerà l'intervento.

È sensato diffidare dei prezzi troppo bassi e delle offerte a tempo: la chirurgia non è un servizio da promozione commerciale, e un preventivo molto inferiore alla media nasconde in genere risparmi sulla struttura, sull'anestesia, sui materiali o sui controlli. Allo stesso modo va rifiutato ogni contesto che prometta risultati garantiti o mostri l'operazione come priva di rischi.

Il consenso informato non è una firma da apporre in fretta il giorno dell'intervento: deve essere una conversazione reale, in cui vengono spiegati tecnica, alternative, complicanze possibili, necessità di eventuali reinterventi e conseguenze sul monitoraggio senologico, con il tempo per fare domande e per ripensarci.

Su altri interventi della stessa area si può leggere la guida alla mastoplastica riduttiva e quella alla liposuzione.

Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per la diagnosi e la terapia rivolgiti al tuo medico curante o a un chirurgo plastico specialista.

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