Mastoplastica riduttiva: quando serve e come funziona
di Nicolina Leone - La mastoplastica riduttiva è l'intervento con cui si riduce il volume della mammella asportando cute e tessuto ghiandolare in eccesso e riposizionando il complesso areola-capezzolo. A differenza di altri interventi di chirurgia plastica, ha molto spesso una motivazione clinica reale e non soltanto estetica: è una delle poche operazioni di questa area in cui il beneficio funzionale è il motivo principale della richiesta.
Perché si ricorre alla riduzione del seno
Un seno molto voluminoso rispetto alla corporatura (ipertrofia mammaria, fino alla gigantomastia) comporta un carico costante sulla colonna e sui cingoli scapolari. Le conseguenze più comuni sono la cervicalgia e la dorsalgia croniche, l'atteggiamento posturale in cifosi, il dolore alle spalle con solchi profondi lasciati dalle spalline del reggiseno e la difficoltà a svolgere attività fisica.
Molto frequenti sono anche le dermatiti del solco sottomammario: la macerazione della pelle nella piega sotto il seno, favorita da sudorazione e attrito, produce arrossamento, bruciore e sovrainfezioni ricorrenti da funghi o batteri, che tendono a ripresentarsi nonostante le terapie locali.
A questi elementi si aggiunge spesso una componente psicologica e sociale: difficoltà a vestirsi, imbarazzo, limitazione dell'attività sportiva. Quando il quadro è questo, la riduzione non è un ritocco ma il trattamento di un problema. In alcuni casi documentati la prestazione può rientrare nell'ambito della chirurgia funzionale, valutazione che spetta al medico e alla struttura.
Esiste anche una richiesta puramente estetica, in assenza di sintomi. È legittima, ma va soppesata con attenzione ancora maggiore, perché il rapporto fra beneficio atteso e cicatrici permanenti cambia radicalmente.
Ipertrofia mammaria e ginecomastia nell'uomo
Anche l'uomo può presentare un aumento del volume mammario: si parla di ginecomastia quando è presente vera ghiandola, di adipomastia quando si tratta soprattutto di tessuto adiposo. La ginecomastia non va operata prima di averne cercato la causa: può dipendere da alterazioni ormonali, malattie epatiche o renali, uso di farmaci e di sostanze anabolizzanti. La correzione chirurgica, che combina asportazione della ghiandola e rimodellamento, si valuta solo dopo l'inquadramento endocrinologico.
Come si svolge l'intervento
La mastoplastica riduttiva si esegue in anestesia generale e dura mediamente due o tre ore. Non è una semplice aspirazione di grasso: la liposuzione può essere associata come completamento, ma il nucleo dell'intervento è l'asportazione di ghiandola e cute con il mantenimento del capezzolo su un peduncolo vascolare che ne conserva l'irrorazione.
Le tecniche più usate lasciano una cicatrice attorno all'areola e una verticale fino al solco (cicatrice a "L" o verticale), oppure la classica cicatrice a T rovesciata, che aggiunge un tratto orizzontale lungo il solco sottomammario. La scelta dipende dalla quantità di tessuto da rimuovere e dal grado di ptosi. Il ricovero è in genere di una notte; non sempre è un intervento da day hospital.
Cicatrici, decorso e ripresa
Le cicatrici sono permanenti e, in questo intervento, sono più estese rispetto ad altri: nei primi mesi appaiono rosse e rilevate, poi schiariscono progressivamente nell'arco di uno o due anni, ma non scompaiono. Chi ha tendenza ai cheloidi deve saperlo prima. La protezione solare della zona e le terapie cicatriziali indicate dal chirurgo aiutano, senza garantire il risultato.
Nel post-operatorio sono attesi dolore, gonfiore ed ecchimosi; possono essere posizionati drenaggi per i primi giorni. Si indossa un reggiseno contenitivo in modo continuativo per alcune settimane. La ripresa delle attività sedentarie richiede in genere una o due settimane, mentre lo sport e gli sforzi con le braccia vanno sospesi per circa un mese, meglio se sei settimane per le attività intense. Il risultato definitivo si apprezza dopo alcuni mesi, quando l'edema si è riassorbito e la mammella si è assestata.
Allattamento e sensibilità: da discutere prima
È l'aspetto che va affrontato apertamente in visita, soprattutto con le pazienti giovani. La mastoplastica riduttiva comporta l'asportazione di tessuto ghiandolare e la possibile interruzione di dotti galattofori: può quindi ridurre o compromettere la capacità di allattare. Molte donne operate riescono ad allattare, altre solo parzialmente, altre non ci riescono; nessuna tecnica può garantire in anticipo l'esito.
Chi prevede una gravidanza può ragionevolmente valutare di rimandare l'intervento, sia per questo motivo sia perché gravidanza e allattamento modificano ancora forma e volume del seno. La decisione va presa con il chirurgo, mettendo sul piatto anche la gravità dei sintomi attuali.
Va inoltre messa in conto una possibile alterazione della sensibilità del capezzolo e dell'areola: spesso transitoria, in una quota di casi definitiva.
Rischi e complicanze
Le complicanze possibili comprendono ematoma e sieroma, infezione della ferita, deiscenza dei margini con guarigione ritardata, necrosi grassa, asimmetrie residue, alterazioni della sensibilità e, nei casi più sfortunati, sofferenza o necrosi parziale del complesso areola-capezzolo. Restano inoltre i rischi generali dell'anestesia e della chirurgia, fra cui il tromboembolismo. Il fumo aumenta in modo significativo il rischio di complicanze cicatriziali e andrebbe sospeso prima e dopo l'intervento.
Il tessuto asportato viene inviato all'esame istologico: non è una formalità, ed è corretto chiederne l'esito. I controlli senologici periodici, in ogni caso, vanno proseguiti secondo l'età e il rischio individuale.
A chi rivolgersi
L'intervento va affidato a un chirurgo plastico specialista iscritto all'albo, in una struttura autorizzata dotata di servizio di anestesia. È opportuno diffidare dei preventivi molto bassi e delle proposte presentate con toni commerciali: un prezzo fuori mercato di solito riflette risparmi sulla struttura, sull'assistenza anestesiologica o sui controlli post-operatori.
Il consenso informato deve essere un colloquio effettivo, non un modulo firmato all'ultimo momento: devono essere spiegati la tecnica proposta, il disegno e la sede delle cicatrici, le complicanze possibili, l'effetto sull'allattamento e la possibilità di ritocchi successivi. Chiedere di vedere il disegno preoperatorio e di avere il tempo di riflettere è un diritto della paziente.
Per l'intervento opposto, di aumento del volume, si veda la guida alla mastoplastica additiva.
Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per la diagnosi e la terapia rivolgiti al tuo medico curante o a un chirurgo plastico specialista.

