Blefaroplastica: come si svolge e quali rischi ha

di Nicolina Leone - La blefaroplastica è l'intervento di chirurgia plastica che rimodella la regione delle palpebre, superiori o inferiori, asportando la cute in eccesso e ridistribuendo o rimuovendo il grasso che sporge in avanti. Non è un semplice ritocco: si tratta di un vero atto chirurgico, con una preparazione, un decorso e possibili complicanze, che deve essere eseguito da un medico specialista in una struttura sanitaria adeguata.

Che cos'è la blefaroplastica

Con l'età la cute delle palpebre perde elasticità, i muscoli si indeboliscono e i setti che trattengono il grasso periorbitario si rilassano. Il risultato sono le palpebre superiori appesantite (dermatocalasi) e le cosiddette borse della palpebra inferiore. La blefaroplastica corregge questo quadro agendo sui tessuti: elimina l'eccesso cutaneo, riposiziona o riduce il grasso e, quando serve, rinforza le strutture di sostegno.

È utile chiarire un equivoco frequente. La blefaroplastica non si esegue con i filler né con la tossina botulinica: sono trattamenti diversi, non chirurgici, che agiscono su altri bersagli. Il botulino riduce temporaneamente la contrazione dei muscoli mimici e attenua le rughe di espressione, mentre i filler restituiscono volume ai solchi; nessuno dei due asporta pelle in eccesso o borse adipose. Puoi approfondire la tossina botulinica nella pagina dedicata al botulino.

Quando viene indicata

L'indicazione non è sempre e solo estetica. Quando l'eccesso cutaneo della palpebra superiore ricade sulle ciglia, può ridurre il campo visivo superiore e affaticare la vista: in questi casi l'intervento ha una finalità funzionale e la valutazione dell'oculista, con l'esame del campo visivo, diventa parte integrante del percorso.

Nelle altre situazioni la richiesta è di tipo estetico, motivata dall'aspetto stanco dello sguardo. Prima di procedere il chirurgo distingue la semplice dermatocalasi dalla vera ptosi palpebrale, che dipende dal muscolo elevatore e richiede una tecnica differente, ed esclude cause internistiche di gonfiore periorbitario, come le patologie tiroidee o renali. Vengono valutati anche la secchezza oculare, la posizione del sopracciglio e il tono della palpebra inferiore: sono elementi che condizionano il risultato e il rischio di complicanze.

Come si svolge l'intervento

Nella blefaroplastica superiore l'incisione segue la piega naturale della palpebra, dove la cicatrice risulta poco visibile una volta guarita. Nella blefaroplastica inferiore si può procedere con un'incisione sottociliare oppure per via transcongiuntivale, cioè dall'interno della palpebra, senza cicatrice esterna: quest'ultima via si presta soprattutto ai casi in cui il problema è il grasso e non l'eccesso di pelle.

L'intervento si esegue in genere in anestesia locale, eventualmente con sedazione, e dura da trenta a novanta minuti a seconda che si trattino due o quattro palpebre e che si associno altre procedure di chirurgia del volto. Si tratta quasi sempre di chirurgia ambulatoriale o in regime di day surgery.

Il decorso post operatorio

Nei primi giorni sono attesi gonfiore ed ecchimosi, che raggiungono il picco entro le prime quarantotto ore e si riducono progressivamente. Vengono di norma prescritti impacchi freddi, lacrime artificiali o colliri lubrificanti e l'indicazione a dormire con il capo sollevato. I punti di sutura, quando presenti, si rimuovono dopo cinque o sette giorni.

La ripresa delle attività quotidiane avviene di solito entro una settimana o dieci giorni, mentre lo sport, l'esposizione solare senza protezione e l'uso di lenti a contatto vanno concordati con il chirurgo. L'aspetto definitivo delle cicatrici si apprezza solo dopo alcuni mesi. Il risultato non è permanente: l'invecchiamento dei tessuti prosegue e con il tempo può ripresentarsi un certo rilassamento.

Rischi e complicanze

Come ogni intervento chirurgico la blefaroplastica comporta rischi, in genere contenuti ma reali. I più comuni sono la secchezza oculare e la sensazione di corpo estraneo, che possono durare settimane, l'ematoma, l'infezione della ferita, l'asimmetria fra i due lati e cicatrici di qualità non ottimale.

Fra le complicanze specifiche vanno ricordate la difficoltà a chiudere completamente l'occhio nelle prime settimane e, sulla palpebra inferiore, la retrazione o l'ectropion, cioè l'eversione del margine palpebrale, che può richiedere una correzione. L'ematoma retrobulbare, con dolore intenso e calo visivo improvviso, è un evento molto raro ma rappresenta un'emergenza: impone di contattare subito la struttura in cui si è stati operati. Fumo, terapie anticoagulanti o antiaggreganti, diabete e malattie della superficie oculare aumentano il rischio e vanno dichiarati durante la visita.

A chi rivolgersi

L'intervento deve essere eseguito da un medico specialista in chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica o in oftalmologia con competenza oculoplastica, in una struttura sanitaria autorizzata. Alla prima visita è ragionevole chiedere quale tecnica sarà usata e perché, quali sono le alternative, dove cadranno le cicatrici, quale decorso attendersi e come vengono gestite le complicanze. Un consenso informato dettagliato e scritto è parte del percorso, non una formalità.

Prima di decidere può essere utile confrontare la blefaroplastica con altre procedure del volto, come la chirurgia maxillo facciale, l'otoplastica o la rinoplastica, per capire quale problema si vuole realmente correggere.

Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per la valutazione del tuo caso rivolgiti al medico curante o a uno specialista in chirurgia plastica.

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