Rinoplastica: estetica, funzionale, decorso e rischi

di Nicolina Leone - La rinoplastica è l'intervento chirurgico che modifica la forma o la funzione del naso agendo sulle strutture ossee e cartilaginee. È una delle operazioni più richieste della chirurgia plastica ed è anche una delle tecnicamente più complesse: il naso è una struttura tridimensionale in cui una correzione di pochi millimetri cambia l'aspetto del volto e, allo stesso tempo, può modificare il passaggio dell'aria. Non è un ritocco superficiale, ma chirurgia vera, con anestesia, decorso, possibili cicatrici e complicanze.

Finalità estetica e finalità funzionale

È la distinzione più importante da chiarire prima di tutto il resto.

La rinoplastica estetica ha come obiettivo la forma: riduzione o rimodellamento del gibbo dorsale, correzione della punta larga, cadente o bulbosa, riduzione delle narici, correzione di asimmetrie e deviazioni visibili del dorso.

La chirurgia funzionale ha come obiettivo la respirazione. Le cause più frequenti di ostruzione nasale sono la deviazione del setto, l'ipertrofia dei turbinati e il collasso delle valvole nasali. In questi casi si parla di settoplastica o di turbinoplastica; quando la correzione funzionale e quella della forma esterna si eseguono nello stesso tempo chirurgico si parla di rinosettoplastica.

La distinzione ha conseguenze concrete: la chirurgia con finalità funzionale documentata può rientrare in un percorso sanitario diverso da quello puramente estetico, e ha soprattutto indicazioni e obiettivi differenti. Un naso può essere esteticamente gradevole e respirare male, oppure il contrario. È scorretto presentare una richiesta estetica come funzionale, ed è altrettanto scorretto ignorare un difetto respiratorio mentre si opera la forma.

Esiste anche una soluzione non chirurgica, il cosiddetto rinofiller, che consiste nell'iniezione di filler per colmare piccole depressioni o mascherare irregolarità del dorso. Non è una rinoplastica: non riduce nulla, non corregge la respirazione, ha durata limitata e comporta rischi propri, fra cui, se il materiale viene iniettato in un vaso, complicanze vascolari rare ma gravi. Va eseguito solo da un medico esperto della regione.

La visita e la valutazione preoperatoria

La prima visita serve a capire che cosa si vuole ottenere e che cosa è anatomicamente possibile. Il chirurgo valuta la pelle (una cute molto spessa limita la definizione ottenibile), la struttura osteocartilaginea, la proiezione della punta, il profilo e l'armonia con il resto del volto; esamina inoltre le fosse nasali, spesso con endoscopia, per documentare eventuali cause di ostruzione.

La simulazione al computer, quando viene proposta, è uno strumento di comunicazione, non una promessa: nessuna immagine elaborata può garantire il risultato. Aspettative rigide o irrealistiche sono una controindicazione all'intervento, non un dettaglio.

Prima dell'operazione servono esami ematochimici, una visita anestesiologica e la sospensione di farmaci che aumentano il rischio emorragico, secondo indicazione medica. Il fumo va sospeso, perché peggiora la guarigione dei tessuti.

Come si svolge l'intervento

La rinoplastica si esegue in genere in anestesia generale, oppure in sedazione profonda associata ad anestesia locale nei casi più limitati. Non si esegue in semplice anestesia locale ambulatoriale, e non è un intervento "al laser": il laser non ha ruolo nel rimodellamento osteocartilagineo. La durata media è di una o due ore, e può superarle nei casi complessi o nei reinterventi. Il ricovero è in genere di una notte.

Le due tecniche principali sono:

Rinoplastica chiusa: tutte le incisioni sono interne alle narici, non restano cicatrici esterne visibili; offre però una visione meno diretta delle strutture.

Rinoplastica aperta: si aggiunge una piccola incisione trasversale sulla columella, il ponte di pelle fra le narici. Consente il massimo controllo sulla punta e sulle deformità complesse, ma lascia una cicatrice esterna che, pur diventando in genere poco visibile, rimane permanente.

La scelta della tecnica spetta al chirurgo in base al problema da correggere, non alla preferenza commerciale. Al termine possono essere posizionati splint interni e un tutore esterno rigido, rimosso di solito dopo sette-dieci giorni.

Il decorso post-operatorio

Nei primi giorni la respirazione nasale è difficile o impossibile, sia per l'edema sia per l'eventuale presenza di tamponi, i dispositivi che favoriscono l'emostasi e sostengono il setto. Oggi si usano spesso tamponi in materiale morbido o splint siliconici, meglio tollerati e rimossi in genere entro pochi giorni.

Gonfiore ed ecchimosi periorbitarie, cioè i lividi attorno agli occhi, sono la regola e raggiungono il massimo intorno alla seconda o terza giornata, per poi ridursi nell'arco di una o due settimane. Sono utili il riposo con testa sollevata, gli impacchi freddi nelle prime ore e l'astensione da sforzi. Va evitato di soffiare il naso per alcune settimane, così come l'uso di occhiali appoggiati sul dorso finché il chirurgo non lo consente. Lo sport di contatto va sospeso per almeno un mese e mezzo o due.

Il risultato definitivo si vede dopo mesi

È l'informazione che più spesso viene sottovalutata. Alla rimozione del tutore il naso appare ancora gonfio e la forma non è quella finale. L'edema si riassorbe in modo progressivo e disomogeneo: una parte se ne va nelle prime settimane, ma la punta è la zona più lenta, soprattutto nelle pelli spesse.

Il risultato definitivo si valuta in genere non prima di dodici mesi, e nei reinterventi o nei nasi con cute spessa può occorrere anche più tempo. Giudicare l'esito a tre mesi, o chiedere ritocchi immediati, non ha senso clinico: qualunque eventuale revisione si considera solo a distanza, quando i tessuti si sono stabilizzati.

Rischi, complicanze e reinterventi

Le complicanze possibili comprendono sanguinamento ed epistassi, infezione, ematoma del setto, alterazioni transitorie o persistenti dell'olfatto, irregolarità palpabili o visibili del dorso, asimmetrie, retrazioni della punta, perforazione settale, aderenze e, nella chirurgia funzionale, un miglioramento respiratorio inferiore all'atteso. Restano inoltre i rischi generali dell'anestesia.

Va detto con chiarezza che la rinoplastica è fra gli interventi con la più alta percentuale di revisioni: una quota non trascurabile di pazienti, variabile secondo le casistiche, necessita di un ritocco successivo. La rinoplastica secondaria è tecnicamente più difficile della primaria, perché i tessuti sono cicatriziali e il materiale cartilagineo disponibile è ridotto. Chiunque prometta un risultato garantito e definitivo al primo intervento sta dicendo qualcosa che la chirurgia non può assicurare.

A chi rivolgersi

L'intervento va eseguito da un chirurgo plastico specialista iscritto all'albo, oppure da un otorinolaringoiatra o da un chirurgo maxillo-facciale con formazione specifica in chirurgia nasale, in una struttura autorizzata con servizio di anestesia. Chiedere quale specializzazione abbia chi opera, quanti interventi di questo tipo esegua e dove si svolgerà l'operazione è del tutto legittimo.

È opportuno diffidare dei prezzi troppo bassi, dei pacchetti promozionali e dei viaggi organizzati all'estero presentati come occasioni: in caso di complicanza il problema si gestisce dove ci si trova, e la continuità dei controlli è parte dell'intervento. Il consenso informato deve essere un colloquio reale, con la spiegazione della tecnica, dei limiti anatomici, delle complicanze e della concreta possibilità di un reintervento, e con il tempo necessario per decidere.

Sulla chirurgia della regione del volto si vedano anche le guide alla chirurgia maxillo facciale e alla blefaroplastica.

Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per la diagnosi e la terapia rivolgiti al tuo medico curante o a un chirurgo plastico specialista.

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