Otoplastica: orecchie a sventola, eta' e decorso

di Nicolina Leone - L'otoplastica è l'intervento di chirurgia plastica che corregge la conformazione del padiglione auricolare, in particolare le cosiddette "orecchie a sventola". L'obiettivo non è ottenere un orecchio ideale, ma riportarlo a una posizione e a una piega naturali, simmetriche il più possibile rispetto al lato opposto. È un intervento chirurgico vero, con anestesia, medicazioni, un decorso non indolore e complicanze possibili.

Che cosa sono le orecchie prominenti

Le orecchie prominenti, o displasia auricolare, dipendono in genere da tre alterazioni, isolate o combinate: la mancata formazione della piega dell'antelice, che dovrebbe ripiegare il bordo del padiglione verso la testa; l'eccessiva profondità della conca, che spinge in fuori tutto l'orecchio; e un angolo troppo aperto fra padiglione e cranio. Si tratta di una condizione costituzionale, spesso familiare, non di una malattia: non compromette l'udito né la salute.

Il padiglione auricolare raggiunge quasi la dimensione definitiva intorno ai cinque-sei anni. Per questo, quando l'intervento è indicato, in genere non viene proposto prima di quell'età.

L'età pediatrica e la motivazione dell'intervento

L'otoplastica è una delle poche operazioni estetiche che si esegue con una certa frequenza in età pediatrica, tipicamente fra i sei e i dodici anni, spesso in coincidenza con l'inizio della scuola primaria, quando il bambino comincia a percepire lo sguardo dei coetanei.

Proprio per questo la motivazione va esaminata con onestà. L'indicazione corretta è il disagio del bambino, espresso da lui: se evita certe pettinature, se tiene i capelli lunghi per coprire le orecchie, se riferisce prese in giro, se il tema torna spontaneamente nei suoi discorsi. Non è invece un'indicazione il desiderio dei genitori di correggere un tratto che considerano sgradevole in un bambino che non se ne cura.

Un bambino sereno rispetto al proprio aspetto non ha alcun bisogno di essere operato, e sottoporlo a un'anestesia e a un decorso doloroso per una preoccupazione degli adulti non è giustificabile. Il chirurgo dovrebbe parlare direttamente con il bambino, verificare che abbia capito che cosa succederà, che sia collaborante e che sia in grado di rispettare le medicazioni. Se il disagio non c'è, o se il bambino è contrario, la scelta più ragionevole è aspettare: l'intervento si può eseguire benissimo in adolescenza o in età adulta.

Come si svolge l'intervento

Nel bambino l'otoplastica si esegue di norma in anestesia generale; nell'adolescente collaborante e nell'adulto si può eseguire in anestesia locale, eventualmente con sedazione. La durata è in genere di una o due ore per entrambe le orecchie, in regime di day hospital o con una notte di ricovero.

L'accesso principale avviene attraverso un'incisione nel solco retroauricolare, la piega dietro l'orecchio, dove la cicatrice resta nascosta; in alcune tecniche si aggiungono piccoli accessi sulla faccia anteriore, mascherati dalle pieghe naturali del padiglione.

Sulla cartilagine il chirurgo può agire con modalità diverse a seconda del difetto: assottigliamento e striature per renderla più malleabile, incisioni per creare la piega dell'antelice, resezione di una porzione di conca quando è troppo profonda, suture di fissaggio per mantenere la nuova conformazione. La strategia viene decisa nella consultazione preoperatoria e non è standard per tutti.

La sutura cutanea si esegue in genere con filo non riassorbibile, rimosso dopo circa dieci giorni: la scelta serve a mantenere la tenuta per tutto il tempo necessario. Le suture profonde di fissaggio della cartilagine restano invece in sede.

Il decorso post-operatorio

Al termine dell'intervento viene applicato un bendaggio compressivo che protegge le orecchie e ne mantiene la posizione. Viene rimosso dopo alcuni giorni e sostituito da una fascia elastica, da tenere in modo continuativo per una o due settimane e poi solo di notte per un periodo più lungo, secondo l'indicazione del chirurgo: nel bambino serve soprattutto a evitare che l'orecchio venga piegato durante il sonno.

Il decorso è piuttosto doloroso nei primi giorni, con orecchie gonfie, calde e sensibili al tatto, e con lividi che si riassorbono in una o due settimane. Vengono prescritti antidolorifici e, secondo il caso, una copertura antibiotica. È richiesto riposo, si evitano sport di contatto e piscina per diverse settimane e va posta attenzione all'igiene della ferita.

Le cicatrici retroauricolari diventano nel tempo poco evidenti perché nascoste nella piega, ma restano permanenti: schiariscono progressivamente nell'arco di uno o due anni, non scompaiono.

Rischi e complicanze

Le complicanze possibili comprendono l'ematoma, che va evacuato tempestivamente perché può danneggiare la cartilagine; l'infezione della ferita e, più raramente, la condropericondrite, un'infezione della cartilagine che richiede trattamento immediato; la necrosi cutanea; l'estrusione o la palpabilità dei punti profondi con formazione di granulomi; le cicatrici ipertrofiche o cheloidee, alle quali il solco retroauricolare non è immune.

Sul piano del risultato sono possibili asimmetrie residue, correzione insufficiente, recidiva parziale per cedimento delle suture e ipercorrezione, con un orecchio troppo appiattito contro la testa. Alcune di queste situazioni possono richiedere un secondo intervento, tecnicamente più difficile del primo. Sono inoltre frequenti alterazioni transitorie della sensibilità del padiglione. Restano infine i rischi generali dell'anestesia, che nel bambino vanno discussi con l'anestesista.

A chi rivolgersi

L'intervento va affidato a un chirurgo plastico specialista iscritto all'albo, in una struttura autorizzata; quando il paziente è un bambino, la struttura deve avere esperienza di anestesia pediatrica. È opportuno diffidare dei prezzi troppo bassi e delle proposte pubblicizzate come rapide e indolori.

Il consenso informato deve essere discusso davvero, con la spiegazione della tecnica, del decorso, delle complicanze e della possibilità di un risultato imperfetto o di un reintervento. Nel caso del minore il consenso è dei genitori, ma l'adesione del bambino va cercata e rispettata: è lui il paziente.

Fra gli altri interventi della regione del volto si possono consultare le guide alla rinoplastica e alla blefaroplastica.

Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per la diagnosi e la terapia rivolgiti al tuo medico curante o a un chirurgo plastico specialista.

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