Colite: che cos'e, tipi, sintomi, cause e cure

"Colite" è una di quelle parole che nel linguaggio comune ha finito per indicare tutto e niente: si usa per la diarrea da viaggio, per la pancia che brontola prima di un esame, per una malattia cronica che richiede terapie per tutta la vita. In medicina il termine ha invece un significato preciso: colite vuol dire infiammazione del colon, documentata dagli esami o dalla biopsia. Molti dei disturbi che chiamiamo colite non lo sono affatto, e capire la differenza è il primo passo per non curare la cosa sbagliata.

Che cosa si intende davvero per colite

Il colon è il tratto finale dell'intestino, quello che riassorbe acqua e sali e forma le feci. Quando la sua parete si infiamma il riassorbimento salta e la mucosa si danneggia: ne derivano diarrea, urgenza di evacuare, dolore addominale e, se l'infiammazione erode la superficie, muco e sangue nelle feci. Il quadro può essere provocato da microrganismi, da un ridotto afflusso di sangue, da farmaci, da un errore del sistema immunitario o da un'infiammazione minima visibile solo al microscopio. Sono malattie molto diverse fra loro per gravità, durata e trattamento.

Le coliti infettive

Sono di gran lunga le più frequenti e quasi sempre le più benigne. Batteri come Salmonella, Campylobacter, Shigella e alcuni ceppi di Escherichia coli, ma anche parassiti e diversi virus, raggiungono l'intestino con acqua o alimenti contaminati e scatenano un'infiammazione acuta: diarrea abbondante, spesso febbre, crampi, talvolta sangue nelle feci nelle forme più aggressive.

Nella maggior parte dei casi il quadro si risolve da solo e la cosa più importante è la reidratazione. Gli antibiotici non servono quasi mai e in alcune infezioni sono addirittura sconsigliati perché possono peggiorare il decorso: la decisione spetta al medico, che li riserva ai pazienti fragili, alle forme gravi o a germi specifici. Se la diarrea dura più di qualche giorno, se compare sangue o se il paziente è disidratato la valutazione medica è necessaria. Il tema è approfondito nella guida sulla gastroenterite.

La colite da antibiotici e da Clostridioides difficile

Gli antibiotici, oltre a colpire il germe bersaglio, impoveriscono la flora che presidia il colon. In molte persone questo si traduce solo in qualche giorno di feci molli; in una minoranza, però, lo spazio lasciato libero viene occupato da Clostridioides difficile, un batterio produttore di tossine che provoca la colite pseudomembranosa, così chiamata perché la mucosa si ricopre di placche giallastre visibili in colonscopia.

È una forma da non sottovalutare: diarrea acquosa numerosa, dolore, febbre e talvolta un rialzo importante dei globuli bianchi, di solito durante o nelle settimane successive a una cura antibiotica, più spesso in persone anziane o ricoverate. La diagnosi si fa cercando le tossine nelle feci e la terapia prevede antibiotici mirati contro questo germe, insieme alla sospensione, quando possibile, di quello che ha innescato il problema. Nelle forme che ricadono ripetutamente si ricorre oggi anche al trapianto di microbiota fecale.

La colite ischemica

È la forma legata a una riduzione temporanea del flusso di sangue in un tratto del colon, e riguarda soprattutto le persone oltre i sessant'anni, spesso con ipertensione, diabete, aterosclerosi, fibrillazione atriale o disidratazione. Il quadro tipico è improvviso e riconoscibile: un dolore crampiforme a sinistra dell'addome, seguito entro poche ore dall'emissione di sangue rosso vivo, in genere in quantità modeste. Di solito l'episodio è transitorio e si risolve con riposo intestinale, idratazione e correzione dei fattori che l'hanno favorito, ma esistono forme più severe in cui può rendersi necessario l'intervento chirurgico. Per questo un dolore addominale acuto con sangue, in una persona con fattori di rischio cardiovascolare, va sempre valutato in ospedale.

La colite microscopica e le coliti da farmaci

La colite microscopica è una causa spesso ignorata di diarrea cronica acquosa, soprattutto nelle donne dopo i cinquant'anni. Il nome dice tutto: alla colonscopia la mucosa appare normale e solo l'esame al microscopio delle biopsie rivela l'infiammazione. È la ragione per cui, di fronte a una diarrea cronica senza sangue, il gastroenterologo esegue comunque biopsie multiple anche quando il colon sembra sano. La terapia si basa su cortisonici ad azione locale e sulla sospensione dei farmaci implicati.

Diversi medicinali, del resto, possono infiammare il colon: gli antinfiammatori non steroidei usati a lungo, la chemioterapia e i moderni farmaci immunoterapici oncologici. Anche la radioterapia sulla pelvi può danneggiare retto e colon a distanza di mesi o anni. Chi assume terapie croniche e sviluppa diarrea persistente dovrebbe parlarne con il medico prima di attribuirla al cibo o allo stress.

Le malattie infiammatorie croniche intestinali

Quando l'infiammazione non nasce da un germe o da un farmaco ma da una reazione immunitaria sregolata contro la flora intestinale, in soggetti predisposti, si entra nel territorio delle malattie infiammatorie croniche intestinali. Sono due e richiedono una gestione specialistica continuativa: la rettocolite ulcerosa, che interessa in modo continuo la mucosa del retto e del colon e si manifesta con diarrea con sangue e muco, urgenza e tenesmo, e il morbo di Crohn, che può colpire qualsiasi tratto del tubo digerente in modo discontinuo e a tutto spessore della parete.

Rispetto alle altre coliti hanno un andamento a fasi, con remissioni e riacutizzazioni, possono dare manifestazioni fuori dall'intestino come dolori articolari o problemi oculari e cutanei, e richiedono un controllo dell'infiammazione nel tempo con antinfiammatori intestinali, cortisonici nelle fasi acute, immunosoppressori e farmaci biologici. Il sospetto nasce quando la diarrea con sangue dura da settimane e si accompagna a calo di peso e stanchezza in un giovane adulto.

La colite spastica, che colite non è

Con "colite spastica" o "colite nervosa" si continua a indicare quella che oggi si chiama sindrome dell'intestino irritabile, ed è il caso in cui il nome tradisce di più la sostanza. Qui non c'è alcuna infiammazione della parete: esami del sangue, colonscopia e biopsie risultano normali. Il disturbo nasce da un'alterazione del funzionamento dell'intestino e del suo dialogo con il sistema nervoso, con una soglia del dolore più bassa e contrazioni irregolari. La distinzione non è una sottigliezza: chi ha un disturbo funzionale non ha bisogno di antinfiammatori intestinali né di antibiotici ripetuti, ma di correzioni alimentari mirate, farmaci sintomatici e gestione dello stress.

Sintomi, diagnosi e principi di cura

I sintomi si somigliano molto fra le varie forme, ed è per questo che l'autodiagnosi non funziona. Alcuni elementi però impongono una visita senza rinviare: il sangue nelle feci, che non va mai attribuito d'ufficio alle emorroidi, la febbre persistente, la diarrea che dura più di due settimane o che sveglia di notte, il calo di peso non voluto, l'anemia, un dolore intenso e ingravescente e la comparsa dei sintomi dopo una recente cura antibiotica o dopo i cinquant'anni.

Il percorso diagnostico comincia dalla storia clinica: viaggi, alimenti sospetti, antibiotici, farmaci nuovi, familiarità per malattie intestinali. Seguono esami del sangue, coprocoltura e ricerca di parassiti e tossine nelle feci quando si sospetta un'infezione, e il dosaggio della calprotectina fecale, che aiuta a distinguere un'infiammazione reale da un disturbo funzionale. La colonscopia con biopsie resta l'esame decisivo nelle forme croniche, con sangue o dopo i cinquant'anni, mentre la TAC dell'addome serve nei quadri acuti e nel sospetto di ischemia.

La cura, di conseguenza, non è una sola. Ciò che accomuna tutte le forme è che nessuna si affronta bene da soli: gli antidiarroici presi di iniziativa possono mascherare o peggiorare un quadro serio e gli antibiotici assunti senza indicazione sono spesso l'inizio del problema anziché la soluzione. Di fronte a un intestino che non torna alla normalità in pochi giorni, la strada giusta è il medico curante e, se serve, il gastroenterologo.

Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per la diagnosi e la terapia rivolgiti al tuo medico curante o a un centro specialistico.
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