Epatite C: sintomi, contagio e cure che guariscono
Per anni l'epatite C è stata una diagnosi che spaventava. Oggi non lo è più: esistono farmaci che eliminano il virus in otto o dodici settimane, guariscono più di 95 pazienti su 100 e si prendono per bocca, come una normale compressa. La vera questione non è più curarsi, è sapere di essere malati. L'infezione, infatti, resta silenziosa per anni e in Italia migliaia di persone la ospitano senza saperlo.
Nei rapporti sessuali il virus si trasmette solo se c'è contatto con il sangue: sperma, saliva e secrezioni vaginali non sono veicolo di infezione. L'epatite C non si prende bevendo dallo stesso bicchiere, mangiando insieme, abbracciandosi o starnutendo. Vale invece la regola di non condividere oggetti che possono trattenere tracce di sangue, come rasoi, spazzolini e tagliaunghie.
Sono compresse da assumere per otto o dodici settimane, ben tollerate, efficaci su tutti i genotipi del virus, e portano alla guarigione oltre il 95 per cento delle persone trattate, con punte del 98 per cento nei centri specializzati. In alcune situazioni particolari, come la cirrosi avanzata o un precedente trattamento fallito, la terapia può essere prolungata. Guarigione qui significa una cosa precisa: a dodici settimane dalla fine della cura il virus non è più rilevabile nel sangue, e non torna.
In Italia questi farmaci sono a carico del Servizio sanitario nazionale e, dal 2017, l'accesso non è più riservato ai casi più gravi: possono essere trattate tutte le persone con infezione attiva. Restano importanti i controlli successivi, perché chi ha già un fegato danneggiato va seguito nel tempo anche dopo aver eliminato il virus, e perché la guarigione non impedisce di reinfettarsi se si torna a esporsi al rischio.
Il test è un semplice prelievo di sangue, non richiede la prescrizione del medico e non prevede il pagamento del ticket. In diverse Regioni si può aggiungere a un prelievo già in programma per altri esami, senza doverne fare uno dedicato, e l'invito arriva tramite il fascicolo sanitario elettronico. Le modalità concrete di adesione cambiano da Regione a Regione: le trovi sul sito della tua Azienda sanitaria. L'obiettivo indicato dall'Organizzazione mondiale della sanità è eliminare l'epatite C come minaccia per la salute pubblica entro il 2030, e la diagnosi precoce è l'ostacolo principale che resta da superare.
Un'ultima considerazione. Milioni di persone convivono con un'infezione che oggi si elimina con una terapia di poche settimane. La differenza tra una cirrosi tra vent'anni e una guarigione completa può stare tutta in un prelievo di sangue che non costa nulla.
Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per la diagnosi e la terapia rivolgiti al tuo medico curante o a un centro specialistico.
Ecco le diverse tipologie di epatite: Epatite A - Epatite B - Epatite C - Epatite D - Epatite E
Che cos'è l'epatite C
L'epatite C è un'infezione del fegato causata dal virus HCV, un virus della famiglia Flaviviridae identificato con esattezza nel 1989. Nella maggioranza dei casi, circa otto volte su dieci, l'organismo non riesce a liberarsene da solo e l'infezione diventa cronica: il virus resta nel fegato e ne infiamma lentamente i tessuti. Se nessuno interviene, quell'infiammazione prolungata può portare alla fibrosi e poi alla cirrosi, che colpisce fino a un malato cronico su cinque nell'arco di venti o trent'anni, e in una quota di casi al tumore del fegato. I danni si manifestano tardi, spesso dopo dieci anni dal contagio e talvolta dopo trenta o quaranta. È questa lentezza a rendere l'epatite C pericolosa, non la sua aggressività.Come si trasmette il virus dell'epatite C
Il contagio avviene attraverso il sangue infetto. Le principali vie di trasmissione sono lo scambio di siringhe, l'uso di strumenti non sterili per tatuaggi, piercing, manicure o pedicure, e in passato le trasfusioni. Da quando ogni sacca di sangue donato viene controllata, il rischio trasfusionale nei Paesi industrializzati è praticamente scomparso, ed è questa la ragione principale del crollo dei nuovi casi registrato dagli anni Novanta.Nei rapporti sessuali il virus si trasmette solo se c'è contatto con il sangue: sperma, saliva e secrezioni vaginali non sono veicolo di infezione. L'epatite C non si prende bevendo dallo stesso bicchiere, mangiando insieme, abbracciandosi o starnutendo. Vale invece la regola di non condividere oggetti che possono trattenere tracce di sangue, come rasoi, spazzolini e tagliaunghie.
I sintomi, quando ci sono
Il periodo di incubazione va da due settimane a sei mesi. Nella fase acuta i sintomi mancano quasi sempre, e quando compaiono sono quelli generici dell'epatite: stanchezza persistente, inappetenza, nausea, dolore sotto le costole a destra, urine scure, feci chiare e, in una minoranza di casi, l'ingiallimento della pelle e degli occhi. Nella fase cronica il quadro è ancora più sfumato: molti pazienti riferiscono soltanto affaticamento e umore basso, disturbi così comuni da non far pensare al fegato. Ecco perché aspettare i sintomi è la strategia sbagliata.Come si scopre: basta un prelievo
La diagnosi si fa con un esame del sangue. Il primo passo è la ricerca degli anticorpi anti-HCV, che dice se si è entrati in contatto con il virus nel corso della vita. Se il risultato è positivo si esegue il test HCV-RNA, che stabilisce se il virus è ancora presente e attivo: molte persone risultate positive agli anticorpi hanno infatti superato l'infezione da sole e non hanno bisogno di alcuna terapia. Se invece l'infezione è attiva, lo specialista valuta lo stato del fegato ed è a quel punto che si sceglie il trattamento.La cura che guarisce davvero
Qui sta la novità che ha cambiato tutto. Fino al 2014 l'unica arma era l'interferone: iniezioni per mesi, effetti collaterali pesanti, risultati modesti e molti pazienti esclusi perché troppo fragili. Dalla fine di quell'anno sono arrivati anche in Italia gli antivirali ad azione diretta, i cosiddetti DAA, che bloccano i meccanismi con cui il virus si replica.Sono compresse da assumere per otto o dodici settimane, ben tollerate, efficaci su tutti i genotipi del virus, e portano alla guarigione oltre il 95 per cento delle persone trattate, con punte del 98 per cento nei centri specializzati. In alcune situazioni particolari, come la cirrosi avanzata o un precedente trattamento fallito, la terapia può essere prolungata. Guarigione qui significa una cosa precisa: a dodici settimane dalla fine della cura il virus non è più rilevabile nel sangue, e non torna.
In Italia questi farmaci sono a carico del Servizio sanitario nazionale e, dal 2017, l'accesso non è più riservato ai casi più gravi: possono essere trattate tutte le persone con infezione attiva. Restano importanti i controlli successivi, perché chi ha già un fegato danneggiato va seguito nel tempo anche dopo aver eliminato il virus, e perché la guarigione non impedisce di reinfettarsi se si torna a esporsi al rischio.
Lo screening gratuito in Italia
Poiché la malattia è silenziosa, il Ministero della Salute ha promosso uno screening nazionale gratuito, prorogato al momento fino al 31 dicembre 2026. È rivolto a tre categorie: i cittadini nati tra il 1969 e il 1989 iscritti all'anagrafe sanitaria, le persone seguite dai servizi per le dipendenze e le persone detenute, queste ultime due indipendentemente dall'età.Il test è un semplice prelievo di sangue, non richiede la prescrizione del medico e non prevede il pagamento del ticket. In diverse Regioni si può aggiungere a un prelievo già in programma per altri esami, senza doverne fare uno dedicato, e l'invito arriva tramite il fascicolo sanitario elettronico. Le modalità concrete di adesione cambiano da Regione a Regione: le trovi sul sito della tua Azienda sanitaria. L'obiettivo indicato dall'Organizzazione mondiale della sanità è eliminare l'epatite C come minaccia per la salute pubblica entro il 2030, e la diagnosi precoce è l'ostacolo principale che resta da superare.
La prevenzione, senza vaccino
Contro l'epatite C, a differenza dell'epatite A e dell'epatite B, non esiste ancora un vaccino: l'elevata variabilità del virus ne ha finora impedito lo sviluppo. La prevenzione passa quindi dai comportamenti: non condividere siringhe né oggetti personali che possano venire a contatto con il sangue, pretendere strumenti monouso o correttamente sterilizzati per tatuaggi, piercing e trattamenti estetici, usare il preservativo nei rapporti a rischio. E, soprattutto, fare il test se si rientra tra i destinatari dello screening o se in passato ci si è esposti a una situazione a rischio, anche molti anni fa.Un'ultima considerazione. Milioni di persone convivono con un'infezione che oggi si elimina con una terapia di poche settimane. La differenza tra una cirrosi tra vent'anni e una guarigione completa può stare tutta in un prelievo di sangue che non costa nulla.
Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per la diagnosi e la terapia rivolgiti al tuo medico curante o a un centro specialistico.
Ecco le diverse tipologie di epatite: Epatite A - Epatite B - Epatite C - Epatite D - Epatite E
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