La salute in pillole

Epatite C: sintomi, contagio e cure che guariscono

Per anni l'epatite C è stata una diagnosi che spaventava. Oggi non lo è più: esistono farmaci che eliminano il virus in otto o dodici settimane, guariscono più di 95 pazienti su 100 e si prendono per bocca, come una normale compressa. La vera questione non è più curarsi, è sapere di essere malati. L'infezione, infatti, resta silenziosa per anni e in Italia migliaia di persone la ospitano senza saperlo.

Che cos'è l'epatite C

L'epatite C è un'infezione del fegato causata dal virus HCV, un virus della famiglia Flaviviridae identificato con esattezza nel 1989. Nella maggioranza dei casi, circa otto volte su dieci, l'organismo non riesce a liberarsene da solo e l'infezione diventa cronica: il virus resta nel fegato e ne infiamma lentamente i tessuti. Se nessuno interviene, quell'infiammazione prolungata può portare alla fibrosi e poi alla cirrosi, che colpisce fino a un malato cronico su cinque nell'arco di venti o trent'anni, e in una quota di casi al tumore del fegato. I danni si manifestano tardi, spesso dopo dieci anni dal contagio e talvolta dopo trenta o quaranta. È questa lentezza a rendere l'epatite C pericolosa, non la sua aggressività.

Come si trasmette il virus dell'epatite C

Il contagio avviene attraverso il sangue infetto. Le principali vie di trasmissione sono lo scambio di siringhe, l'uso di strumenti non sterili per tatuaggi, piercing, manicure o pedicure, e in passato le trasfusioni. Da quando ogni sacca di sangue donato viene controllata, il rischio trasfusionale nei Paesi industrializzati è praticamente scomparso, ed è questa la ragione principale del crollo dei nuovi casi registrato dagli anni Novanta.

Nei rapporti sessuali il virus si trasmette solo se c'è contatto con il sangue: sperma, saliva e secrezioni vaginali non sono veicolo di infezione. L'epatite C non si prende bevendo dallo stesso bicchiere, mangiando insieme, abbracciandosi o starnutendo. Vale invece la regola di non condividere oggetti che possono trattenere tracce di sangue, come rasoi, spazzolini e tagliaunghie.

I sintomi, quando ci sono

Il periodo di incubazione va da due settimane a sei mesi. Nella fase acuta i sintomi mancano quasi sempre, e quando compaiono sono quelli generici dell'epatite: stanchezza persistente, inappetenza, nausea, dolore sotto le costole a destra, urine scure, feci chiare e, in una minoranza di casi, l'ingiallimento della pelle e degli occhi. Nella fase cronica il quadro è ancora più sfumato: molti pazienti riferiscono soltanto affaticamento e umore basso, disturbi così comuni da non far pensare al fegato. Ecco perché aspettare i sintomi è la strategia sbagliata.

Come si scopre: basta un prelievo

La diagnosi si fa con un esame del sangue. Il primo passo è la ricerca degli anticorpi anti-HCV, che dice se si è entrati in contatto con il virus nel corso della vita. Se il risultato è positivo si esegue il test HCV-RNA, che stabilisce se il virus è ancora presente e attivo: molte persone risultate positive agli anticorpi hanno infatti superato l'infezione da sole e non hanno bisogno di alcuna terapia. Se invece l'infezione è attiva, lo specialista valuta lo stato del fegato ed è a quel punto che si sceglie il trattamento.

La cura che guarisce davvero

Qui sta la novità che ha cambiato tutto. Fino al 2014 l'unica arma era l'interferone: iniezioni per mesi, effetti collaterali pesanti, risultati modesti e molti pazienti esclusi perché troppo fragili. Dalla fine di quell'anno sono arrivati anche in Italia gli antivirali ad azione diretta, i cosiddetti DAA, che bloccano i meccanismi con cui il virus si replica.

Sono compresse da assumere per otto o dodici settimane, ben tollerate, efficaci su tutti i genotipi del virus, e portano alla guarigione oltre il 95 per cento delle persone trattate, con punte del 98 per cento nei centri specializzati. In alcune situazioni particolari, come la cirrosi avanzata o un precedente trattamento fallito, la terapia può essere prolungata. Guarigione qui significa una cosa precisa: a dodici settimane dalla fine della cura il virus non è più rilevabile nel sangue, e non torna.

In Italia questi farmaci sono a carico del Servizio sanitario nazionale e, dal 2017, l'accesso non è più riservato ai casi più gravi: possono essere trattate tutte le persone con infezione attiva. Restano importanti i controlli successivi, perché chi ha già un fegato danneggiato va seguito nel tempo anche dopo aver eliminato il virus, e perché la guarigione non impedisce di reinfettarsi se si torna a esporsi al rischio.

Lo screening gratuito in Italia

Poiché la malattia è silenziosa, il Ministero della Salute ha promosso uno screening nazionale gratuito, prorogato al momento fino al 31 dicembre 2026. È rivolto a tre categorie: i cittadini nati tra il 1969 e il 1989 iscritti all'anagrafe sanitaria, le persone seguite dai servizi per le dipendenze e le persone detenute, queste ultime due indipendentemente dall'età.

Il test è un semplice prelievo di sangue, non richiede la prescrizione del medico e non prevede il pagamento del ticket. In diverse Regioni si può aggiungere a un prelievo già in programma per altri esami, senza doverne fare uno dedicato, e l'invito arriva tramite il fascicolo sanitario elettronico. Le modalità concrete di adesione cambiano da Regione a Regione: le trovi sul sito della tua Azienda sanitaria. L'obiettivo indicato dall'Organizzazione mondiale della sanità è eliminare l'epatite C come minaccia per la salute pubblica entro il 2030, e la diagnosi precoce è l'ostacolo principale che resta da superare.

La prevenzione, senza vaccino

Contro l'epatite C, a differenza dell'epatite A e dell'epatite B, non esiste ancora un vaccino: l'elevata variabilità del virus ne ha finora impedito lo sviluppo. La prevenzione passa quindi dai comportamenti: non condividere siringhe né oggetti personali che possano venire a contatto con il sangue, pretendere strumenti monouso o correttamente sterilizzati per tatuaggi, piercing e trattamenti estetici, usare il preservativo nei rapporti a rischio. E, soprattutto, fare il test se si rientra tra i destinatari dello screening o se in passato ci si è esposti a una situazione a rischio, anche molti anni fa.

Un'ultima considerazione. Milioni di persone convivono con un'infezione che oggi si elimina con una terapia di poche settimane. La differenza tra una cirrosi tra vent'anni e una guarigione completa può stare tutta in un prelievo di sangue che non costa nulla.

Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per la diagnosi e la terapia rivolgiti al tuo medico curante o a un centro specialistico.
Ecco le diverse tipologie di epatite: Epatite A - Epatite B - Epatite C - Epatite D - Epatite E


...........................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................
Contatti   |    Archivio   |    Termini e condizioni   |     © Copyright 2026 lasaluteinpillole.it - supplemento alla rivista www.studiocataldi.it
...........................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................