Gastrite: sintomi, cause e come si cura davvero
"Ho la gastrite" è una delle frasi più pronunciate nello studio del medico di famiglia, quasi sempre per indicare un generico bruciore di stomaco. In realtà la gastrite è una cosa molto precisa: l'infiammazione della mucosa che riveste internamente lo stomaco, e la si può affermare con certezza solo guardandola. Sapere da che cosa dipende cambia tutto, perché una gastrite da Helicobacter pylori si cura con gli antibiotici e guarisce, mentre una gastrite da antinfiammatori si risolve togliendo il farmaco che la mantiene.
La gastrite acuta compare all'improvviso, spesso dopo un'assunzione massiccia di alcol o un ciclo di antinfiammatori, e regredisce in pochi giorni quando la causa viene rimossa. La gastrite cronica si installa lentamente, resta silenziosa per anni e si scopre spesso per caso durante una gastroscopia eseguita per altri motivi. È quest'ultima a meritare attenzione, perché quando si prolunga per decenni può portare all'atrofia della mucosa, cioè alla perdita progressiva delle ghiandole gastriche.
L'infezione si contrae in genere nell'infanzia ed è tanto più diffusa quanto peggiori erano le condizioni igieniche negli anni della crescita: nelle generazioni italiane più anziane la prevalenza resta elevata, tra i giovani è in netto calo. Chi la ospita quasi sempre non se ne accorge, e solo una minoranza sviluppa complicanze. Il batterio non è però innocuo, perché l'infiammazione che mantiene è il principale fattore di rischio noto per l'ulcera peptica e per il tumore dello stomaco. Per questo, quando lo si trova, si elimina.
L'alcol danneggia direttamente le cellule della superficie gastrica, soprattutto ad alte gradazioni e a stomaco vuoto, mentre il fumo peggiora il quadro e rallenta la guarigione. Esistono poi la gastrite da reflusso biliare, in cui è la bile risalita dal duodeno a irritare lo stomaco, e forme legate a malattie infiammatorie come il morbo di Crohn.
È una forma poco frequente, più comune nelle donne e spesso associata ad altre malattie autoimmuni, in particolare della tiroide. Si sospetta davanti a un'anemia inspiegata o a valori bassi di vitamina B12 e si conferma con la ricerca di anticorpi specifici e con le biopsie gastriche. Il processo autoimmune non si spegne, ma la carenza vitaminica si corregge bene somministrando vitamina B12 nel tempo. Chi ha un'atrofia estesa viene inoltre inserito in programmi di controllo endoscopico periodico.
Questo non significa che la testa non conti. Lo stress modifica la percezione del dolore viscerale, altera la motilità gastrica e si accompagna ad abitudini che lo stomaco non ama: pasti irregolari, più caffè, più sigarette, più alcol, più antidolorifici. Chi vive un periodo difficile sente di più i propri sintomi e li tollera meno. Esiste una gastrite da stress in senso stretto, ma riguarda i pazienti critici in terapia intensiva, dove lo stress è fisico e non emotivo. Molti disturbi attribuiti alla gastrite nervosa rientrano più correttamente nella dispepsia funzionale.
Vanno riferiti subito al medico il vomito con sangue o simile a fondi di caffè, le feci nere e catramose, il calo di peso non voluto, la difficoltà a deglutire, il dolore intenso e continuo, un'anemia comparsa senza motivo. In questi casi non ci si affida ai rimedi da banco.
Per cercare il batterio senza endoscopia si usa il breath test all'urea: si beve una soluzione di urea marcata e si soffia in una provetta, perché il batterio, se presente, la scinde liberando anidride carbonica riconoscibile nell'espirato. Altrettanto affidabile è la ricerca dell'antigene nelle feci. Entrambi richiedono la sospensione degli inibitori di pompa protonica per circa due settimane e degli antibiotici per almeno quattro, altrimenti danno falsi negativi. Gli anticorpi nel sangue sono meno utili, perché restano positivi anche dopo la guarigione.
Nelle altre forme la strategia è rimuovere la causa e proteggere la mucosa. Gli inibitori di pompa protonica riducono la produzione di acido e permettono la riparazione; sono farmaci sicuri, ma non andrebbero assunti per mesi senza rivalutazione. Gli antiacidi danno sollievo immediato e breve e servono al bisogno, non come terapia di fondo. La scelta e la durata spettano al medico, che valuterà anche come gestire eventuali antinfiammatori indispensabili per altre patologie.
Caffè, bevande gassate, spezie piccanti, agrumi e pomodoro disturbano alcune persone e altre no: vale la pena ridurli nelle fasi acute e reintrodurli poi. Utile non coricarsi nelle due o tre ore dopo il pasto. Se al bruciore si associa un rigurgito acido che sale verso la gola, il problema potrebbe essere piuttosto il reflusso gastroesofageo.
Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per la diagnosi e la terapia rivolgiti al tuo medico curante o a un centro specialistico.
Che cos'è la gastrite
La parete interna dello stomaco è protetta da uno strato di muco e bicarbonati che la separa dai succhi gastrici, un liquido tanto acido da corrodere i tessuti. Quando questa barriera si assottiglia o viene aggredita, l'acido raggiunge la mucosa e la infiamma. Non si tratta quindi di un semplice eccesso di acido, ma di uno squilibrio tra aggressione e difesa.La gastrite acuta compare all'improvviso, spesso dopo un'assunzione massiccia di alcol o un ciclo di antinfiammatori, e regredisce in pochi giorni quando la causa viene rimossa. La gastrite cronica si installa lentamente, resta silenziosa per anni e si scopre spesso per caso durante una gastroscopia eseguita per altri motivi. È quest'ultima a meritare attenzione, perché quando si prolunga per decenni può portare all'atrofia della mucosa, cioè alla perdita progressiva delle ghiandole gastriche.
Helicobacter pylori, la causa numero uno
All'inizio degli anni Ottanta due ricercatori australiani dimostrarono che nello stomaco vive un batterio a forma di spirale, l'Helicobacter pylori, capace di sopravvivere all'acidità e di infiammare la mucosa in modo persistente: una scoperta che valse loro il premio Nobel per la medicina nel 2005 e che ha riscritto il modo di curare questa malattia.L'infezione si contrae in genere nell'infanzia ed è tanto più diffusa quanto peggiori erano le condizioni igieniche negli anni della crescita: nelle generazioni italiane più anziane la prevalenza resta elevata, tra i giovani è in netto calo. Chi la ospita quasi sempre non se ne accorge, e solo una minoranza sviluppa complicanze. Il batterio non è però innocuo, perché l'infiammazione che mantiene è il principale fattore di rischio noto per l'ulcera peptica e per il tumore dello stomaco. Per questo, quando lo si trova, si elimina.
Antinfiammatori, alcol e altre cause
La seconda grande causa sta nell'armadietto dei medicinali. I FANS, cioè gli antinfiammatori non steroidei come l'acido acetilsalicilico, l'ibuprofene, il ketoprofene o il naprossene, bloccano la produzione delle prostaglandine che proteggono la mucosa: lo stomaco resta scoperto mentre continua a produrre acido. Il danno cresce con la dose e la durata ed è maggiore negli anziani, in chi assume più antinfiammatori insieme e in chi ospita già il batterio. Anche l'aspirina a basso dosaggio presa per prevenzione cardiovascolare può irritare la mucosa: non è un motivo per sospenderla di testa propria, ma per parlarne con il medico, che può affiancarle un gastroprotettore.L'alcol danneggia direttamente le cellule della superficie gastrica, soprattutto ad alte gradazioni e a stomaco vuoto, mentre il fumo peggiora il quadro e rallenta la guarigione. Esistono poi la gastrite da reflusso biliare, in cui è la bile risalita dal duodeno a irritare lo stomaco, e forme legate a malattie infiammatorie come il morbo di Crohn.
La gastrite autoimmune e l'anemia perniciosa
Un capitolo a parte è la gastrite autoimmune, in cui il sistema immunitario attacca per errore le cellule che producono acido cloridrico e fattore intrinseco. Senza fattore intrinseco la vitamina B12 non viene assorbita, e la carenza provoca l'anemia perniciosa: stanchezza marcata, pallore, talvolta formicolii e disturbi dell'equilibrio.È una forma poco frequente, più comune nelle donne e spesso associata ad altre malattie autoimmuni, in particolare della tiroide. Si sospetta davanti a un'anemia inspiegata o a valori bassi di vitamina B12 e si conferma con la ricerca di anticorpi specifici e con le biopsie gastriche. Il processo autoimmune non si spegne, ma la carenza vitaminica si corregge bene somministrando vitamina B12 nel tempo. Chi ha un'atrofia estesa viene inoltre inserito in programmi di controllo endoscopico periodico.
Lo stress c'entra, ma meno di quanto si dice
Per decenni la gastrite è stata considerata la malattia di chi lavora troppo e si preoccupa troppo, e "gastrite nervosa" resta un'espressione di uso comune. La ricerca ha ridimensionato molto questa lettura: lo stress psicologico non infiamma da solo la mucosa e non è la causa della gastrite cronica, che dipende quasi sempre dal batterio o dai farmaci.Questo non significa che la testa non conti. Lo stress modifica la percezione del dolore viscerale, altera la motilità gastrica e si accompagna ad abitudini che lo stomaco non ama: pasti irregolari, più caffè, più sigarette, più alcol, più antidolorifici. Chi vive un periodo difficile sente di più i propri sintomi e li tollera meno. Esiste una gastrite da stress in senso stretto, ma riguarda i pazienti critici in terapia intensiva, dove lo stress è fisico e non emotivo. Molti disturbi attribuiti alla gastrite nervosa rientrano più correttamente nella dispepsia funzionale.
I sintomi
Il disturbo più tipico è un dolore o un bruciore nella parte alta e centrale dell'addome, appena sotto lo sterno, che compare a stomaco vuoto o subito dopo aver mangiato. Si accompagna spesso a pienezza sproporzionata rispetto alla quantità di cibo, sazietà precoce, nausea, eruttazioni e inappetenza. Molte gastriti croniche, però, non danno alcun sintomo, e l'intensità del fastidio non è proporzionale alla gravità del quadro: si può stare male con una mucosa quasi normale e non accorgersi di nulla con un'atrofia avanzata.Vanno riferiti subito al medico il vomito con sangue o simile a fondi di caffè, le feci nere e catramose, il calo di peso non voluto, la difficoltà a deglutire, il dolore intenso e continuo, un'anemia comparsa senza motivo. In questi casi non ci si affida ai rimedi da banco.
Come si arriva alla diagnosi
L'unico esame che dice davvero se c'è una gastrite è la gastroscopia, che permette di vedere la mucosa e soprattutto di eseguire biopsie. Sono queste la parte decisiva: stabiliscono il tipo di gastrite, la presenza di atrofia o di alterazioni cellulari e la presenza dell'Helicobacter pylori. L'esame dura pochi minuti e oggi viene abitualmente eseguito con una sedazione leggera.Per cercare il batterio senza endoscopia si usa il breath test all'urea: si beve una soluzione di urea marcata e si soffia in una provetta, perché il batterio, se presente, la scinde liberando anidride carbonica riconoscibile nell'espirato. Altrettanto affidabile è la ricerca dell'antigene nelle feci. Entrambi richiedono la sospensione degli inibitori di pompa protonica per circa due settimane e degli antibiotici per almeno quattro, altrimenti danno falsi negativi. Gli anticorpi nel sangue sono meno utili, perché restano positivi anche dopo la guarigione.
Le terapie
Quando si trova il batterio si procede alla terapia eradicante: due o tre antibiotici associati a un inibitore di pompa protonica per una o due settimane. Gli schemi sono cambiati negli anni per far fronte alla crescente resistenza dei ceppi batterici. Due regole valgono sempre: la cura va completata fino all'ultimo giorno anche se i sintomi spariscono prima, e a distanza di almeno un mese va verificata l'avvenuta eradicazione. Se il batterio è ancora presente si passa a uno schema di seconda linea.Nelle altre forme la strategia è rimuovere la causa e proteggere la mucosa. Gli inibitori di pompa protonica riducono la produzione di acido e permettono la riparazione; sono farmaci sicuri, ma non andrebbero assunti per mesi senza rivalutazione. Gli antiacidi danno sollievo immediato e breve e servono al bisogno, non come terapia di fondo. La scelta e la durata spettano al medico, che valuterà anche come gestire eventuali antinfiammatori indispensabili per altre patologie.
Che cosa mangiare
Non esiste una dieta della gastrite valida per tutti, e le liste rigide di cibi proibiti sono in buona parte tradizione più che scienza. Il criterio sensato è personale: si evita ciò che si è verificato dare fastidio, senza impoverire l'alimentazione per timore. Alcune indicazioni hanno però un fondamento reale. Alcol e fumo vanno limitati o eliminati. Pasti abbondanti, grassi e fritture rallentano lo svuotamento gastrico, quindi è meglio mangiare porzioni piccole e più spesso, con calma e masticando bene.Caffè, bevande gassate, spezie piccanti, agrumi e pomodoro disturbano alcune persone e altre no: vale la pena ridurli nelle fasi acute e reintrodurli poi. Utile non coricarsi nelle due o tre ore dopo il pasto. Se al bruciore si associa un rigurgito acido che sale verso la gola, il problema potrebbe essere piuttosto il reflusso gastroesofageo.
Quando rivolgersi al medico
Un bruciore occasionale dopo un pasto pesante non è una malattia. Conviene farsi visitare quando i disturbi durano da più di due o tre settimane, quando si ripresentano con regolarità, quando costringono a prendere antiacidi quasi ogni giorno o quando compaiono per la prima volta dopo i cinquant'anni. La gastroscopia non serve per ogni mal di stomaco, ma diventa necessaria in presenza dei segnali d'allarme o quando una terapia ben condotta non dà risultati. Nella grande maggioranza dei casi la gastrite si risolve o si controlla bene: quello che serve è capire da dove viene, invece di conviverci per anni a colpi di rimedi improvvisati.Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per la diagnosi e la terapia rivolgiti al tuo medico curante o a un centro specialistico.
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