Diverticolite: sintomi, diagnosi e come si cura
Un dolore che si accende nella parte bassa e sinistra della pancia, non passa nel giro di qualche ora e si accompagna a un po' di febbre: è il modo tipico in cui si presenta la diverticolite, cioè l'infiammazione acuta di uno o più diverticoli del colon. A differenza della semplice presenza di diverticoli, che è silenziosa e riguarda una larghissima fetta della popolazione adulta, la diverticolite è un evento clinico vero, che va valutato dal medico perché in una parte dei casi può complicarsi.
Qualunque sia l'innesco, il risultato non cambia: la parete del diverticolo si infiamma, si assottiglia e coinvolge il grasso e i tessuti vicini. Se l'infiammazione resta confinata si parla di forma non complicata, di gran lunga la più frequente; se invece la parete cede si aprono scenari più impegnativi. Aumentano il rischio di complicanze l'età avanzata, l'obesità, il fumo, l'uso continuativo di antinfiammatori non steroidei o di cortisone e le condizioni di ridotta efficienza del sistema immunitario.
Si associano quasi sempre febbre, di solito moderata, e un'alterazione dell'alvo che va nella direzione della stitichezza o, meno spesso, della diarrea; frequenti anche nausea, inappetenza e gonfiore. Quando l'infiammazione irrita la vescica possono comparire bruciore e stimolo frequente a urinare, che a volte fanno pensare a un problema urinario. Il sanguinamento con emissione di sangue rosso vivo non è invece caratteristico dell'episodio infiammatorio: è un evento distinto, che nei diverticoli avviene tipicamente senza dolore.
L'ascesso è una raccolta di pus accanto al colon, con febbre alta persistente e dolore che non recede. La perforazione è la rottura della parete, che può riversare il contenuto intestinale nella cavità addominale e provocare una peritonite, quadro grave con addome rigido, dolore diffuso e condizioni generali compromesse, che impone un intervento urgente. La fistola è un tragitto anomalo tra il colon e un organo vicino, più spesso la vescica, e si sospetta quando compaiono infezioni urinarie ricorrenti o emissione di aria con le urine. La stenosi, infine, è un restringimento cicatriziale che segue episodi ripetuti e può arrivare a ostacolare il transito.
L'esame decisivo è la TC dell'addome con mezzo di contrasto: conferma la diagnosi, stabilisce con precisione se la forma è complicata o no, misura un'eventuale raccolta di pus ed esclude altre cause del dolore. L'ecografia può rappresentare una prima valutazione, soprattutto nei pazienti giovani, ma il risultato dipende molto dall'esperienza dell'operatore.
Sul ruolo degli antibiotici l'orientamento è cambiato. Diversi studi controllati hanno mostrato che nelle forme non complicate, in pazienti selezionati e senza fattori di rischio, la guarigione avviene ugualmente senza antibiotici, che perciò non vengono più prescritti in modo automatico. Restano invece indicati in presenza di febbre elevata, indici infiammatori molto alterati, fragilità, immunodepressione o altre malattie importanti, e in tutte le forme complicate.
Il ricovero si rende necessario quando il dolore non è controllabile a casa, quando il paziente non riesce ad alimentarsi e idratarsi, quando le condizioni generali sono compromesse o quando la TC ha documentato una complicanza. Un ascesso di dimensioni significative viene spesso trattato con un drenaggio percutaneo guidato dalle immagini, procedura mininvasiva che nella maggior parte dei casi consente di evitare o rinviare la chirurgia.
La chirurgia programmata, eseguita a freddo e possibilmente per via laparoscopica, si discute con il paziente quando gli episodi si ripetono e incidono pesantemente sulla qualità della vita, quando è residuata una stenosi o una fistola, oppure in presenza di particolari condizioni di rischio. Non esiste più, invece, la vecchia regola che imponeva l'intervento dopo un numero prefissato di attacchi: oggi la decisione è individuale.
Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per la diagnosi e la terapia rivolgiti al tuo medico curante o a un centro specialistico.
Che cosa succede quando un diverticolo si infiamma
La spiegazione classica è che un frammento di materiale fecale ostruisca l'imboccatura della tasca, provocando ristagno, moltiplicazione dei batteri e infiammazione della parete. Le ricerche degli ultimi anni hanno però ridimensionato questo schema e descrivono un processo più articolato, in cui pesano l'alterazione della flora batterica intestinale, una micro-infiammazione cronica della mucosa e la ridotta resistenza dei tessuti che formano la tasca.Qualunque sia l'innesco, il risultato non cambia: la parete del diverticolo si infiamma, si assottiglia e coinvolge il grasso e i tessuti vicini. Se l'infiammazione resta confinata si parla di forma non complicata, di gran lunga la più frequente; se invece la parete cede si aprono scenari più impegnativi. Aumentano il rischio di complicanze l'età avanzata, l'obesità, il fumo, l'uso continuativo di antinfiammatori non steroidei o di cortisone e le condizioni di ridotta efficienza del sistema immunitario.
Come si manifesta l'attacco acuto
Il sintomo principale è il dolore addominale localizzato nella fossa iliaca sinistra, cioè in basso a sinistra, dove nella maggior parte delle persone si trova il sigma. È un dolore continuo, non a fitte intermittenti, che dura giorni anziché ore e peggiora con il movimento e con la palpazione. In una minoranza di pazienti, per una diversa disposizione anatomica del colon, si sente al centro o a destra, e questo può confondere il quadro.Si associano quasi sempre febbre, di solito moderata, e un'alterazione dell'alvo che va nella direzione della stitichezza o, meno spesso, della diarrea; frequenti anche nausea, inappetenza e gonfiore. Quando l'infiammazione irrita la vescica possono comparire bruciore e stimolo frequente a urinare, che a volte fanno pensare a un problema urinario. Il sanguinamento con emissione di sangue rosso vivo non è invece caratteristico dell'episodio infiammatorio: è un evento distinto, che nei diverticoli avviene tipicamente senza dolore.
Forme non complicate e forme complicate
Nella forma non complicata l'infiammazione resta limitata al diverticolo e ai tessuti immediatamente vicini: si risolve nel giro di pochi giorni e viene gestita quasi sempre a domicilio. Le forme complicate sono meno comuni ma cambiano completamente il percorso.L'ascesso è una raccolta di pus accanto al colon, con febbre alta persistente e dolore che non recede. La perforazione è la rottura della parete, che può riversare il contenuto intestinale nella cavità addominale e provocare una peritonite, quadro grave con addome rigido, dolore diffuso e condizioni generali compromesse, che impone un intervento urgente. La fistola è un tragitto anomalo tra il colon e un organo vicino, più spesso la vescica, e si sospetta quando compaiono infezioni urinarie ricorrenti o emissione di aria con le urine. La stenosi, infine, è un restringimento cicatriziale che segue episodi ripetuti e può arrivare a ostacolare il transito.
Gli esami che servono
La visita orienta ma non basta, perché diverse condizioni possono imitare la diverticolite. Gli esami del sangue mostrano tipicamente un aumento dei globuli bianchi e soprattutto della proteina C reattiva, utile anche per misurare l'intensità dell'infiammazione e seguirne l'andamento nei giorni successivi.L'esame decisivo è la TC dell'addome con mezzo di contrasto: conferma la diagnosi, stabilisce con precisione se la forma è complicata o no, misura un'eventuale raccolta di pus ed esclude altre cause del dolore. L'ecografia può rappresentare una prima valutazione, soprattutto nei pazienti giovani, ma il risultato dipende molto dall'esperienza dell'operatore.
Perché la colonscopia si fa dopo
Nella fase acuta la colonscopia non si esegue. La parete del colon è infiammata e fragile, e l'insufflazione di aria necessaria all'esame aumenta il rischio di provocare o aggravare una perforazione. L'esame diventa invece opportuno più tardi, indicativamente dopo sei o otto settimane dalla guarigione, in chi non ne ha eseguito uno di recente. La ragione è precisa: un tumore del colon può presentarsi con un quadro molto simile, e la sola TC in fase acuta non sempre permette di distinguerlo con certezza.Il trattamento
Nelle forme non complicate, in persone in buone condizioni generali, la cura è essenzialmente di supporto: qualche giorno di dieta leggera o liquida per mettere a riposo l'intestino, adeguata idratazione e controllo del dolore con farmaci concordati con il medico, evitando gli antinfiammatori non steroidei che in questo contesto sono sconsigliati.Sul ruolo degli antibiotici l'orientamento è cambiato. Diversi studi controllati hanno mostrato che nelle forme non complicate, in pazienti selezionati e senza fattori di rischio, la guarigione avviene ugualmente senza antibiotici, che perciò non vengono più prescritti in modo automatico. Restano invece indicati in presenza di febbre elevata, indici infiammatori molto alterati, fragilità, immunodepressione o altre malattie importanti, e in tutte le forme complicate.
Il ricovero si rende necessario quando il dolore non è controllabile a casa, quando il paziente non riesce ad alimentarsi e idratarsi, quando le condizioni generali sono compromesse o quando la TC ha documentato una complicanza. Un ascesso di dimensioni significative viene spesso trattato con un drenaggio percutaneo guidato dalle immagini, procedura mininvasiva che nella maggior parte dei casi consente di evitare o rinviare la chirurgia.
Quando serve l'intervento
L'operazione in urgenza si rende necessaria nelle situazioni gravi, in particolare nella peritonite da perforazione, nell'occlusione intestinale e nei quadri che non rispondono alle terapie. Consiste nell'asportazione del tratto di colon malato; a seconda della gravità il chirurgo può ricongiungere subito i due monconi oppure confezionare una stomia temporanea, cioè un'apertura dell'intestino sulla parete addominale, che in genere viene richiusa a distanza di alcuni mesi.La chirurgia programmata, eseguita a freddo e possibilmente per via laparoscopica, si discute con il paziente quando gli episodi si ripetono e incidono pesantemente sulla qualità della vita, quando è residuata una stenosi o una fistola, oppure in presenza di particolari condizioni di rischio. Non esiste più, invece, la vecchia regola che imponeva l'intervento dopo un numero prefissato di attacchi: oggi la decisione è individuale.
Dopo l'episodio: ridurre le recidive
Superato l'attacco, circa una persona su cinque va incontro a un nuovo episodio negli anni successivi, con una probabilità maggiore se il primo si è verificato in giovane età. Le indicazioni per ridurre il rischio sono quelle valide per la salute dell'intestino in generale: alimentazione ricca di fibre una volta terminata la fase acuta, buona idratazione, attività fisica regolare, controllo del peso, sospensione del fumo e limitazione degli antinfiammatori non steroidei. Non ci sono invece prove che restrizioni alimentari severe e prolungate offrano una protezione aggiuntiva. Davanti a un dolore che non passa accompagnato da febbre, la cosa giusta da fare resta farsi visitare subito anziché tentare rimedi casalinghi.Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per la diagnosi e la terapia rivolgiti al tuo medico curante o a un centro specialistico.
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