Morbo di Crohn: sintomi, cause e terapie di oggi

Il morbo di Crohn non è una malattia del solo intestino: è un'infiammazione cronica che può accendersi in qualunque punto del tubo digerente, dalla bocca all'ano, anche se nella grande maggioranza dei casi sceglie l'ultimo tratto dell'intestino tenue e il colon. Non se ne guarisce, ma oggi questa frase significa qualcosa di molto diverso rispetto a vent'anni fa: con le terapie disponibili la maggior parte dei pazienti riesce a spegnere l'infiammazione, a restare in remissione per anni e a fare una vita normale.

Che cos'è il morbo di Crohn

Il Crohn appartiene alle malattie infiammatorie croniche intestinali e ha due caratteristiche che lo rendono riconoscibile. La prima è che le lesioni sono segmentarie, "a salto": tratti malati si alternano a tratti perfettamente sani. La seconda è che l'infiammazione è transmurale, cioè attraversa la parete a tutto spessore invece di fermarsi al rivestimento interno. Da qui derivano quasi tutti i problemi seri della malattia, dalle cicatrici che restringono il canale intestinale ai tragitti anomali verso gli organi vicini. L'esordio arriva di solito tra i 15 e i 35 anni, con un secondo picco dopo i cinquanta, e il decorso è a ondate: lunghi periodi di benessere interrotti da fasi di riacutizzazione.

La parente più stretta del Crohn è la rettocolite ulcerosa, con cui condivide molti farmaci, ma le due malattie non si sovrappongono. Il Crohn può presentarsi ovunque nel tubo digerente e scava in profondità; la colite ulcerosa resta confinata a retto e colon e si ferma alla mucosa. È una differenza che si osserva al microscopio ma pesa nella vita reale: dal Crohn nascono stenosi e fistole, quasi sconosciute nell'altra malattia, e per lo stesso motivo qui la chirurgia non è mai risolutiva.

Perché ci si ammala: geni, batteri e sigarette

Non esiste una causa unica, ma l'incontro sfortunato tra più fattori. C'è una predisposizione genetica che però non rende la malattia ereditaria in senso stretto: avere un parente malato aumenta il rischio, eppure la stragrande maggioranza dei figli di persone con Crohn non si ammalerà mai. C'è l'ecosistema di batteri che abita l'intestino, il microbiota, alterato nei pazienti. E c'è soprattutto una risposta immunitaria che sbaglia bersaglio, attaccando i batteri normali dell'intestino.

Tra i fattori ambientali il fumo di sigaretta è l'unico davvero accertato e, per fortuna, modificabile: chi fuma si ammala più facilmente, ha riacutizzazioni più frequenti e ricorre più spesso alla chirurgia. Smettere è la cosa più efficace che un paziente possa fare da solo. Lo stress, invece, non provoca il Crohn, anche se può contribuire a far riemergere i sintomi in chi già ce l'ha.

I sintomi: dolore, diarrea e una stanchezza che non passa

Il sintomo più comune è il dolore addominale, spesso crampiforme, localizzato in basso a destra e legato ai pasti. Lo accompagna una diarrea che dura settimane o mesi, di solito senza sangue visibile quando è interessato l'intestino tenue. Si aggiungono un calo di peso non cercato, una febbricola serale e una stanchezza sproporzionata, spesso sostenuta da anemia da carenza di ferro. Nei ragazzi il primo campanello d'allarme può essere un rallentamento della crescita. Una parte dei pazienti ha invece come segnale iniziale un problema della zona anale: una ragade che non guarisce, un ascesso, una fistola che secerne.

Il Crohn non si limita all'apparato digerente: può dare dolori articolari, noduli rossi e dolenti sulle gambe, infiammazioni oculari e riduzione della densità ossea. Proprio perché il quadro è sfumato la diagnosi arriva spesso con anni di ritardo, e non di rado i disturbi vengono attribuiti alla sindrome dell'intestino irritabile. La differenza sostanziale è che nel Crohn c'è un'infiammazione vera, che lascia tracce negli esami e nei tessuti.

Le complicanze: stenosi, fistole e ascessi

Poiché l'infiammazione coinvolge tutta la parete, la malattia tende a evolvere in due direzioni. Nella forma stenosante l'alternanza di ulcerazione e cicatrizzazione restringe il canale intestinale: compaiono dolori a colica dopo i pasti e gonfiore, fino all'occlusione, con vomito e blocco dell'alvo, che è un'emergenza. Nella forma fistolizzante l'ulcera perfora la parete e crea un tragitto verso un'altra ansa, la vescica, la vagina o la pelle; se il tragitto si chiude a fondo cieco si forma un ascesso, con febbre e tumefazione dolente. Frequenti anche le carenze di ferro, vitamina B12 e vitamina D quando è coinvolto o è stato asportato l'ileo terminale.

Come si arriva alla diagnosi

Nessun singolo esame dice sì o no: la diagnosi nasce dall'incrocio tra storia clinica, sangue, feci e immagini. Dalle feci si ricava la calprotectina, il modo più semplice per distinguere un'infiammazione vera da un disturbo funzionale, utile anche in seguito per monitorare la malattia senza esami invasivi. L'esame decisivo resta l'ileocolonscopia con biopsie multiple, che mostra le ulcere, il tipico aspetto ad acciottolato della mucosa e la distribuzione a salto delle lesioni. Per l'intestino tenue, che l'endoscopio non raggiunge, si usa l'entero-risonanza magnetica, che non espone a radiazioni e individua stenosi, fistole e ascessi.

Le cure che funzionano oggi

L'obiettivo del trattamento è cambiato: non basta far sparire i sintomi, si punta a spegnere l'infiammazione fino alla guarigione della mucosa, verificando il risultato con la calprotectina e con controlli endoscopici. Nelle fasi acute si usano i cortisonici, molto efficaci nel breve periodo, anche in formulazioni a rilascio mirato nell'ileo; non servono però a mantenere la remissione e non vanno protratti. La mesalazina, cardine della colite ulcerosa, qui ha un ruolo limitato. Per il mantenimento si ricorre agli immunosoppressori classici, come le tiopurine o il metotressato, che agiscono lentamente e richiedono controlli periodici del sangue.

La svolta sono stati i farmaci biologici, anticorpi che bloccano in modo mirato singoli passaggi dell'infiammazione: prima gli anti-TNF, poi molecole dirette contro l'ingresso dei globuli bianchi nella parete intestinale e contro specifiche interleuchine. Più di recente si sono aggiunte le small molecules, farmaci per bocca come gli inibitori delle Janus chinasi. La scelta dipende da sede, gravità, età e altre condizioni di salute e spetta al centro specialistico, che prima di una terapia biologica richiede accertamenti infettivologici e vaccinazioni aggiornate.

Quando serve la chirurgia

L'intervento non è una sconfitta ma uno strumento, e nel corso della vita riguarda una quota rilevante dei pazienti: serve soprattutto a risolvere una stenosi che non risponde ai farmaci, drenare un ascesso o trattare fistole complesse. L'operazione più frequente è la resezione del tratto malato dell'ileo con il primo tratto del colon; quando i restringimenti sono più di uno si preferisce la stritturoplastica, che allarga senza asportare, perché conservare intestino è una priorità. Poiché la malattia può ripresentarsi nel punto di sutura, si imposta quasi sempre una terapia preventiva con una colonscopia di controllo entro il primo anno.

Alimentazione e vita quotidiana

Non esiste una dieta del Crohn e nessun alimento provoca la malattia. Nei periodi di benessere l'indicazione è mangiare in modo vario e completo, senza esclusioni inutili. Nelle fasi acute, o in presenza di un restringimento, può servire ridurre temporaneamente le fibre più dure, ma sono scelte da concordare con il medico. Vale la pena controllare ferro e vitamine ed evitare l'uso disinvolto degli antinfiammatori non steroidei, che possono innescare una riacutizzazione.

Rivolgiti al medico senza rimandare se la diarrea dura da più di quattro o sei settimane, se perdi peso senza motivo, se compaiono sangue nelle feci, febbre serale o lesioni anali che non guariscono. Vai invece in pronto soccorso se il dolore addominale diventa intenso e continuo, con vomito e blocco dell'intestino, o se compare febbre alta: sono le situazioni in cui aspettare è il rischio maggiore.

Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per la diagnosi e la terapia rivolgiti al tuo medico curante o a un centro specialistico.
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