Emodialisi: come funziona, fistola e sedute

L'emodialisi è la forma di dialisi più diffusa in Italia: circa nove pazienti su dieci fra quelli in trattamento sostitutivo dialitico la utilizzano, mentre la restante quota ricorre alla dialisi peritoneale. Il sangue viene depurato all'esterno del corpo, facendolo passare attraverso un filtro che contiene una membrana artificiale: da qui il nome, ormai entrato nell'uso comune, di rene artificiale.

Come funziona il rene artificiale

Durante la seduta una pompa preleva il sangue con continuità, in quantità molto piccole di volta in volta, e lo spinge nel filtro. All'interno del filtro il sangue scorre dentro migliaia di sottilissimi capillari di materiale sintetico, mentre all'esterno di essi circola in senso opposto il liquido di dialisi, una soluzione a composizione controllata. Attraverso la parete dei capillari passano urea, creatinina, potassio e altre sostanze in eccesso, che vengono così eliminate; contemporaneamente, regolando la pressione, si sottrae l'acqua accumulata fra una seduta e l'altra. Il sangue depurato torna poi in circolo. Per evitare che coaguli nel circuito si somministra di regola un anticoagulante, secondo uno schema stabilito dal nefrologo.

L'accesso vascolare: la fistola arterovenosa

Perché il trattamento sia efficace serve un flusso di sangue molto più alto di quello che una comune vena può garantire. Per questo si crea, con un piccolo intervento in anestesia locale di solito all'avambraccio, una comunicazione diretta fra un'arteria e una vena vicina: la fistola arterovenosa. La vena, ricevendo sangue ad alta pressione, nel giro di alcune settimane si dilata e si irrobustisce, diventando facile da pungere con gli aghi a ogni seduta.

La fistola va preparata con mesi di anticipo rispetto all'inizio previsto della dialisi, proprio perché ha bisogno di tempo per maturare. Una volta pronta va protetta: sul braccio della fistola non si misura la pressione, non si eseguono prelievi, non si indossano orologi o maniche strette e non si porta peso in modo prolungato. Il paziente impara presto a controllarne ogni giorno il caratteristico fremito; la sua scomparsa va segnalata subito al centro.

Quando i vasi sono troppo sottili o danneggiati si può ricorrere a una protesi vascolare, un sottile tubo sintetico che collega arteria e vena e viene punto come una fistola. In situazioni di urgenza, o quando non esistono alternative, si utilizza un catetere venoso centrale posizionato in una vena grande del collo, sotto la clavicola o all'inguine: consente di iniziare subito il trattamento, ma comporta un rischio maggiore di infezioni e di ostruzione, e per questo si preferisce sempre, quando possibile, la fistola.

Quanto dura e ogni quanto si ripete

Lo schema più comune prevede tre sedute alla settimana, ciascuna di circa quattro ore, alle quali si aggiungono il tragitto, l'attesa e i controlli prima e dopo il trattamento: nella pratica, mezza giornata a volta. Esistono schemi diversi, ad esempio sedute più brevi ma più frequenti o dialisi notturne prolungate, che possono adattarsi meglio ad alcune situazioni cliniche o lavorative. Durata e frequenza non sono uguali per tutti: dipendono dal peso, dalla funzione renale residua, dalla quantità di liquidi da rimuovere e dagli esami di controllo, e vengono riviste periodicamente dal nefrologo.

Emodialisi in centro e a domicilio

Nella maggior parte dei casi il trattamento si esegue in un centro dialisi ospedaliero o convenzionato, con personale infermieristico dedicato. Esistono anche i centri ad assistenza limitata, dove i pazienti più autonomi gestiscono in buona parte da soli la seduta con la supervisione di un infermiere.

L'emodialisi domiciliare consiste invece nell'eseguire il trattamento a casa propria, con un apparecchio fornito dal servizio sanitario, dopo un periodo di addestramento che dura in genere alcune settimane e che coinvolge anche un familiare o una persona di fiducia. I vantaggi sono notevoli: orari liberi, nessun trasferimento, possibilità di sedute più frequenti e quindi di una depurazione più dolce. È poco praticata soprattutto perché richiede uno spazio adeguato in casa, un impegno costante e la disponibilità continua del partner di terapia, un ruolo che non tutte le famiglie possono sostenere.

Vita quotidiana, dieta e possibili disturbi

Poiché fra una seduta e l'altra i liquidi si accumulano, chi è in emodialisi deve tenere sotto controllo quanto beve e limitare il sale, che aumenta la sete. La dieta di solito prevede attenzione ad alimenti ricchi di potassio e di fosforo, con indicazioni personalizzate dal dietista; sono spesso prescritti chelanti del fosforo, vitamina D, farmaci per l'anemia e per la pressione, sempre su indicazione dello specialista e senza mai modificarli di propria iniziativa.

Durante o dopo la seduta possono comparire cali di pressione, crampi, nausea, mal di testa e una stanchezza marcata nelle ore successive: sono disturbi frequenti, quasi sempre gestibili modificando i parametri del trattamento o il peso da raggiungere a fine seduta. Vanno invece segnalati senza attendere febbre, brividi, dolore o arrossamento in corrispondenza dell'accesso, affanno improvviso e rapido aumento di peso.

Emodialisi, dialisi peritoneale o trapianto

L'emodialisi non è in assoluto migliore o peggiore della dialisi peritoneale: sono due strade diverse, che si adattano a persone e situazioni diverse, e la decisione si costruisce insieme al nefrologo tenendo conto delle condizioni cliniche, della casa, del lavoro e della rete familiare. Nel confronto va sempre considerato anche il trapianto di rene, che nella maggior parte dei casi offre qualità di vita e sopravvivenza migliori rispetto alla dialisi e che, quando le condizioni lo consentono, può essere eseguito perfino prima di iniziare il trattamento dialitico, oppure con un rene proveniente da donatore vivente. Per un confronto ragionato fra le opzioni puoi leggere la pagina sui criteri di scelta del tipo di dialisi.

Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per la diagnosi e la terapia rivolgiti al tuo medico curante o a un nefrologo.

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