Incontinenza urinaria

di Nicolina Leone - L'incontinenza urinaria viene associata quasi automaticamente al sesso femminile e in effetti colpisce più le donne che gli uomini, per una serie di fattori anatomici e ormonali specifici. Ma non è un problema soltanto femminile: anche gli uomini ne soffrono, soprattutto in età avanzata e dopo interventi sulla prostata, e in una quota non trascurabile di casi i disturbi iniziano già molto prima dei sessant'anni.

Che cos'è l'incontinenza urinaria

Per definizione l'incontinenza urinaria è la perdita involontaria di urina, in quantità che possono andare da poche gocce all'intero contenuto della vescica. Non è una malattia in sé, ma un sintomo: dietro c'è sempre una causa, e nella grande maggioranza dei casi quella causa si può correggere o almeno ridurre in modo sensibile. È importante ripeterlo, perché la convinzione che si tratti di un inevitabile prezzo dell'età è il motivo principale per cui tante persone non ne parlano con il medico e rinunciano a curarsi.

Come funziona normalmente la minzione

La vescica si riempie dilatandosi progressivamente per accogliere l'urina che arriva dai reni. Quando raggiunge un certo volume invia al cervello il segnale dello stimolo; se il momento è opportuno, il muscolo della parete vescicale (detrusore) si contrae, gli sfinteri si rilassano e l'urina defluisce attraverso l'uretra fino allo svuotamento completo. Perché il meccanismo funzioni servono un detrusore efficiente, sfinteri competenti, un pavimento pelvico tonico e un controllo nervoso integro: l'incontinenza compare quando uno di questi elementi viene meno.

Le cause più frequenti

Gravidanza e parto. Sono la causa principale nella donna: il peso del feto e il passaggio attraverso il canale del parto indeboliscono i muscoli del pavimento pelvico e le strutture di sostegno.

Menopausa ed età. Il calo degli estrogeni assottiglia i tessuti dell'uretra e della vagina; con l'età si riducono inoltre la capacità e l'elasticità della vescica. Invecchiare non causa da solo l'incontinenza, ma la rende più probabile.

Problemi prostatici e interventi chirurgici. Nell'uomo l'ipertrofia prostatica ostacola lo svuotamento, mentre la chirurgia della prostata può lasciare perdite temporanee che nella maggior parte dei casi si risolvono durante la convalescenza con la riabilitazione.

Patologie neurologiche congenite o acquisite. Sclerosi multipla, ictus, morbo di Parkinson, lesioni del midollo spinale e neuropatia diabetica alterano il controllo nervoso della vescica.

Malformazioni congenite. Tra queste l'epispadia e l'estrofia vescicale.

Traumi e ostruzioni uretrali. Le cadute con frattura del bacino possono lesionare l'uretra; la stenosi uretrale e la sclerosi del collo vescicale ostacolano il deflusso fino alla ritenzione cronica.

Infezioni e infiammazioni. Una cistite in corso o altre infezioni urinarie possono provocare urgenza e perdite che scompaiono con la guarigione.

Altri fattori. Sovrappeso, stipsi cronica, tosse persistente del fumatore, alcuni farmaci (diuretici, sedativi), caffè e alcol in eccesso.

I tipi di incontinenza urinaria

Incontinenza da urgenza. Lo stimolo arriva improvviso e imperioso e non si fa in tempo a raggiungere il bagno. È l'espressione tipica della vescica iperattiva: il detrusore si contrae quando la vescica contiene ancora poco liquido, spesso per un disordine neurologico o per un'irritazione locale.

Incontinenza da sforzo. La perdita avviene sollevando un peso, starnutendo, tossendo, ridendo o cambiando posizione, cioè ogni volta che aumenta la pressione addominale e il pavimento pelvico non riesce a contrastarla.

Incontinenza mista. Coesistono la componente da urgenza e quella da sforzo; è una delle forme più comuni nella donna dopo la menopausa.

Incontinenza continua. Piccole perdite costanti, giorno e notte, tipiche di un danno sfinteriale o di una fistola.

Sgocciolamento post-minzionale. Dopo aver urinato prosegue la fuoriuscita di qualche goccia; nell'uomo dipende spesso dall'incompleto svuotamento dell'uretra.

Enuresi notturna. La minzione avviene durante il sonno, in modo del tutto involontario.

Incontinenza da rigurgito (da sovrariempimento). La vescica non si svuota mai completamente e l'urina in eccesso trabocca. È una forma di incontinenza a tutti gli effetti e va indagata con attenzione, perché segnala quasi sempre un ostacolo al deflusso o un detrusore che non si contrae abbastanza: se trascurata può danneggiare i reni.

Gli esami per arrivare alla diagnosi

Il percorso inizia con la visita e con il diario minzionale, in cui si annotano per qualche giorno liquidi assunti, minzioni e perdite: è uno strumento semplice e sorprendentemente informativo. Seguono l'esame delle urine e l'urinocoltura per escludere un'infezione, l'ecografia dell'apparato urinario con misurazione del residuo dopo la minzione, l'uroflussometria, e nei casi meno chiari l'esame urodinamico completo (cistometria) e la cistouretrografia. Nell'uomo si valuta sempre anche la prostata.

Le cure disponibili

Primo passo: abitudini e riabilitazione. Nella maggior parte dei casi si comincia da qui, e spesso basta. Perdere peso, ridurre caffè e alcol, curare la stipsi, smettere di fumare e distribuire meglio i liquidi nella giornata hanno un effetto misurabile. La riabilitazione del pavimento pelvico - esercizi di Kegel, chinesiterapia, biofeedback, elettrostimolazione - è il trattamento di prima scelta nell'incontinenza da sforzo e un valido aiuto nelle forme miste; a questa si affianca il training vescicale, che allena progressivamente a dilazionare la minzione nelle forme da urgenza. Il percorso è seguito da fisiatra, fisioterapista o ostetrica specializzati.

Farmaci. Nella vescica iperattiva si utilizzano gli antimuscarinici e gli agonisti dei recettori beta-3, che riducono le contrazioni involontarie del detrusore e ne aumentano la capacità; nella donna in menopausa può essere utile la terapia estrogenica locale. Tutte le scelte, compresa la durata, spettano al medico, che valuta gli effetti indesiderati e le interazioni con le altre terapie in corso.

Chirurgia e neuromodulazione. Quando esiste un danno strutturale - una stenosi uretrale, un'ostruzione prostatica, un prolasso, un deficit sfinteriale - si interviene sulla causa con l'operazione più adatta, anche in funzione dell'età e delle condizioni generali. Nelle vesciche iperattive che non rispondono né alla riabilitazione né ai farmaci si può valutare la neuromodulazione sacrale, che agisce sui nervi che governano la vescica, oppure l'infiltrazione di tossina botulinica nel detrusore.

Convivere con il problema: ausili e igiene

Quando la causa non è correggibile, come accade in alcuni pazienti anziani o con gravi patologie neurologiche, restano gli ausili: assorbenti dedicati e pannoloni, oppure, nell'uomo, il condom, cioè il catetere esterno. La scelta del catetere richiede una valutazione delle condizioni generali, perché comporta un monitoraggio costante: non solo il cambio del sacchetto, ma la pulizia e la disinfezione regolari, meglio se con l'aiuto di un infermiere, per evitare infezioni urinarie che complicherebbero il quadro. Igiene accurata della cute e cambi frequenti prevengono irritazioni e lesioni da umidità.

Quando rivolgersi al medico

Sempre, appena le perdite iniziano a condizionare la vita quotidiana, il lavoro, lo sport o i rapporti sociali. Molte persone, e gli uomini in particolare, tendono a nascondere il problema e a evitare qualsiasi supporto esterno per imbarazzo, ritrovandosi in situazioni spiacevoli e rinunciando via via a uscire di casa. È una scelta che costa cara e non ha giustificazione: l'incontinenza si valuta, si spiega e nella maggior parte dei casi si tratta con successo. Richiedono una valutazione rapida la comparsa improvvisa di perdite, l'impossibilità di urinare, il sangue nelle urine, la febbre e il dolore lombare.

Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per la diagnosi e la terapia rivolgiti al tuo medico curante o a uno specialista.

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