Dialisi: come funziona, tipi e vita quotidiana
La dialisi è un trattamento che sostituisce, almeno in parte, il lavoro dei reni quando questi non sono più in grado di svolgerlo. Insieme al trapianto di rene fa parte delle cosiddette terapie sostitutive della funzione renale ed è gestita dal nefrologo. È importante chiarire subito un punto: la dialisi non guarisce i reni malati, ne prende il posto in alcune funzioni essenziali, cioè eliminare le scorie prodotte dal metabolismo, rimuovere i liquidi in eccesso e mantenere in equilibrio sali minerali e acidità del sangue.
Quando diventa necessaria la dialisi
Nella maggior parte dei casi si arriva alla dialisi al termine di un lungo percorso di insufficienza renale cronica, quando la funzione dei reni si è ridotta a una piccola frazione di quella normale e la terapia conservativa (dieta, farmaci, controllo della pressione e del diabete) non basta più a tenere sotto controllo i sintomi. La decisione non si prende guardando un solo valore di laboratorio: contano la creatinina e il filtrato glomerulare, ma anche la comparsa di stanchezza intensa, nausea, prurito, gonfiore agli arti e affanno da accumulo di liquidi, alterazioni del potassio o dell'equilibrio acido-base.
La dialisi può essere necessaria anche in modo temporaneo, nell'insufficienza renale acuta: in queste situazioni i reni possono riprendere a funzionare e il trattamento viene sospeso una volta superata la fase critica. Nella malattia renale cronica avanzata, invece, il trattamento è destinato a proseguire nel tempo, finché non arriva un eventuale trapianto.
Come funziona la depurazione del sangue
Il principio di fondo è sempre lo stesso: mettere il sangue a contatto con un liquido di composizione controllata attraverso una membrana semipermeabile. Le scorie e i sali in eccesso passano dal sangue al liquido di dialisi seguendo la differenza di concentrazione, mentre l'acqua in eccesso viene rimossa sfruttando una differenza di pressione. Le proteine e le cellule del sangue, troppo grandi, restano dove sono.
Ciò che cambia fra le due grandi tecniche è la membrana utilizzata. Nell'emodialisi si tratta di una membrana artificiale contenuta in un filtro esterno al corpo, il cosiddetto rene artificiale. Nella dialisi peritoneale la membrana è naturale: è il peritoneo, il sottile foglietto ricco di capillari che riveste la cavità addominale e gli organi contenuti al suo interno.
Emodialisi: tipicamente tre sedute a settimana
L'emodialisi è ancora la tecnica più diffusa in Italia. Si esegue di regola in un centro dialisi, con tre sedute alla settimana della durata di circa quattro ore ciascuna, alle quali va aggiunto il tempo del viaggio e dell'attesa. Per collegare il paziente alla macchina serve un accesso vascolare capace di sopportare flussi di sangue elevati: nella maggior parte dei casi è la fistola arterovenosa, confezionata con un piccolo intervento chirurgico all'avambraccio.
La fistola va preparata con mesi di anticipo rispetto all'inizio del trattamento, perché ha bisogno di tempo per maturare: è uno dei motivi per cui il nefrologo affronta il discorso dialisi molto prima che diventi indispensabile. Quando i vasi non sono adatti si ricorre a protesi vascolari o a cateteri venosi centrali, che restano comunque una soluzione di seconda scelta o d'urgenza.
Dialisi peritoneale: a casa, tutti i giorni
La dialisi peritoneale si esegue quasi sempre a domicilio, dopo un periodo di addestramento. Attraverso un catetere impiantato nell'addome si introduce la soluzione di dialisi, la si lascia in sede per alcune ore e poi la si scarica insieme alle scorie. Gli scambi possono essere manuali, ripetuti tre o quattro volte al giorno (CAPD), oppure automatici, eseguiti di notte da un apparecchio mentre si dorme (APD).
Il vantaggio principale è l'autonomia: nessun viaggio in centro, orari più flessibili, una depurazione più graduale e una dieta di solito meno rigida. In cambio richiede un impegno quotidiano costante, uno spazio pulito in casa, ordine nelle manovre e la disponibilità a gestire in prima persona il materiale. Il rischio più temuto è la peritonite, l'infezione della cavità addominale, che si previene proprio con l'igiene scrupolosa degli scambi.
Il trapianto di rene
Il trapianto di rene non è una tecnica di dialisi, ma va conosciuto fin dall'inizio del percorso, perché nella maggior parte dei casi offre una qualità di vita e una sopravvivenza migliori rispetto alla dialisi. Chi riceve un rene funzionante torna a una vita molto più libera, senza sedute né scambi quotidiani, pur dovendo assumere ogni giorno la terapia antirigetto ed eseguire controlli regolari.
Non tutti sono candidabili: l'idoneità dipende da età, condizioni cardiovascolari, presenza di infezioni o tumori attivi e da altri fattori che il centro trapianti valuta caso per caso. Quando è possibile, il trapianto può essere eseguito ancora prima di iniziare la dialisi, ed è la situazione che dà i risultati migliori. Un'altra strada è il trapianto da donatore vivente, di solito un familiare o una persona legata al paziente da un rapporto affettivo, che riduce i tempi di attesa. È opportuno chiedere al proprio nefrologo se e quando ha senso avviare la valutazione.
La dialisi nella vita di tutti i giorni
Al di là della tecnica, la dialisi cambia l'organizzazione della giornata e va incastrata con il lavoro, la famiglia, le vacanze. Molte persone continuano a lavorare, anche a tempo pieno, scegliendo turni serali in centro oppure la dialisi domiciliare. Viaggiare è possibile: i centri dialisi accolgono pazienti in transito e per la dialisi peritoneale il materiale può essere recapitato nel luogo di villeggiatura, purché tutto sia organizzato per tempo.
Restano alcune regole comuni: attenzione alla quantità di liquidi assunti, controllo di potassio, fosforo e sale nella dieta, assunzione regolare dei farmaci prescritti e cura dell'accesso, sia esso la fistola o il catetere. Anche l'aspetto psicologico conta: stanchezza, senso di dipendenza dalla macchina e cambiamenti nella vita di coppia sono esperienze frequenti e legittime, di cui vale la pena parlare con l'équipe, che di norma comprende anche uno psicologo e un dietista.
Quando rivolgersi al nefrologo
Chi ha una malattia renale nota dovrebbe rivolgersi al nefrologo con largo anticipo, non quando la situazione è ormai critica: arrivare preparati permette di scegliere con calma la tecnica, di preparare per tempo l'accesso e di valutare il trapianto. Chi è già in dialisi deve contattare il centro in caso di febbre, dolore, arrossamento o secrezione nel punto dell'accesso, liquido di scarico torbido, forte riduzione della quantità di urina, affanno improvviso o gonfiore rapido. Se vuoi approfondire come si arriva alla decisione, leggi la pagina dedicata ai criteri di scelta del tipo di dialisi.
Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per la diagnosi e la terapia rivolgiti al tuo medico curante o a un nefrologo.
