Adenocarcinoma renale: fattori di rischio e sintomi
L'adenocarcinoma renale, oggi chiamato più propriamente carcinoma a cellule renali, è di gran lunga la forma più frequente fra i tumori maligni del rene dell'adulto: da solo rappresenta circa nove casi su dieci. Questa pagina spiega che cos'è, quanto è diffuso, quali fattori ne aumentano il rischio e con quali sintomi può manifestarsi; la seconda parte è dedicata alla diagnosi, alla stadiazione e alle terapie.
Che cos'è il carcinoma a cellule renali
Il tumore nasce dalle cellule che rivestono i tubuli renali, cioè le strutture microscopiche in cui l'urina viene formata e concentrata. Cresce di solito come una massa solida, ben delimitata, di colore variabile dal giallo all'arancione fino al grigiastro a seconda della quantità di lipidi contenuta nelle cellule.
Non si tratta di una malattia unica. L'esame al microscopio distingue diversi istotipi, che hanno comportamento e prognosi differenti. Il più comune, circa tre quarti dei casi, è il carcinoma a cellule chiare, così chiamato per l'aspetto del citoplasma ricco di lipidi e glicogeno. Seguono il carcinoma papillare e quello cromofobo, che nel complesso tendono ad avere un decorso più favorevole, e forme più rare. In una minoranza di casi il tumore assume un aspetto detto sarcomatoide, con cellule allungate simili a quelle dei sarcomi: è una caratteristica che indica maggiore aggressività e che può comparire in qualunque istotipo.
Anche l'aspetto macroscopico varia. Le forme nodulari, ancora circoscritte a una zona del rene, sono le più frequenti e le più facilmente trattabili; quelle infiltranti si estendono rapidamente al tessuto circostante; quelle a componente cistica possono somigliare a semplici cisti renali ed è proprio per questo che una cisti dall'aspetto irregolare, con setti spessi o parti solide, va sempre studiata con attenzione e non liquidata come banale.
Quanto è frequente
Il tumore del rene rappresenta intorno al tre per cento di tutti i tumori maligni dell'adulto. In Italia si registrano ogni anno diverse migliaia di nuovi casi, con una frequenza circa doppia negli uomini rispetto alle donne. L'età tipica di comparsa è fra i sessanta e i settant'anni, mentre è raro sotto i quarant'anni, salvo che nelle forme legate a sindromi ereditarie.
Un dato importante e in buona parte positivo: grazie alla diffusione dell'ecografia e della TC eseguite per altri motivi, oggi una quota molto elevata di questi tumori viene scoperta per caso, quando è ancora piccolo e confinato al rene. In questa situazione le possibilità di trattamento efficace sono decisamente buone.
I fattori di rischio
Il fattore di rischio meglio documentato è il fumo di sigaretta, che circa raddoppia la probabilità di ammalarsi e il cui effetto si riduce progressivamente dopo aver smesso. Seguono il sovrappeso e l'obesità, l'ipertensione arteriosa, alcune esposizioni professionali prolungate a sostanze come il tricloroetilene o il cadmio, e la malattia renale cronica avanzata, in particolare nelle persone da molti anni in dialisi, che possono sviluppare cisti acquisite dei reni.
Esiste inoltre una piccola quota di casi su base ereditaria, legata per esempio alla malattia di von Hippel-Lindau o ad altre sindromi familiari: sono situazioni in cui il tumore compare più precocemente, spesso in entrambi i reni e in più punti, e in cui è indicata una valutazione genetica e un programma di controlli per i familiari. Avere un parente stretto colpito aumenta il rischio e merita di essere segnalato al medico.
Nessuno di questi fattori, va sottolineato, rende la malattia inevitabile, così come la loro assenza non la esclude. Smettere di fumare, mantenere un peso corretto e tenere sotto controllo la pressione restano comunque misure di provata utilità, anche per la salute dei reni in generale.
I sintomi e i segnali da non trascurare
Per lungo tempo il carcinoma renale non dà alcun disturbo, e questo spiega perché tanti casi vengano scoperti casualmente. La classica triade descritta nei libri di testo, cioè sangue nelle urine, dolore al fianco e massa palpabile, oggi si osserva raramente e in genere corrisponde a malattia già avanzata.
Il segnale urologico più caratteristico è la presenza di sangue nelle urine, visibile a occhio nudo o rilevabile solo con l'esame delle urine, talvolta accompagnata da una colica se i coaguli ostacolano il deflusso. Possono comparire anche un dolore sordo e persistente al fianco o nella regione lombare e, quando la massa è voluminosa, un gonfiore percepibile alla palpazione, più facilmente nelle persone magre.
Altri sintomi non riguardano affatto le vie urinarie e possono trarre in inganno: febbricola persistente o ricorrente, calo di peso non giustificato, stanchezza marcata, riduzione dell'appetito, anemia, aumento della VES, comparsa o peggioramento dell'ipertensione, alterazioni degli esami del fegato o del calcio nel sangue, varicocele che compare in età adulta, soprattutto a destra, per compressione delle vene. Sono le cosiddette sindromi paraneoplastiche, cioè manifestazioni a distanza legate alle sostanze prodotte dal tumore.
Quando rivolgersi al medico
La grande maggioranza di questi disturbi ha cause del tutto banali: cistiti, calcoli, contratture muscolari, anemie da carenza di ferro. Proprio per questo non c'è motivo di allarmarsi, ma nemmeno di rimandare. La presenza di sangue nelle urine, anche una sola volta e anche senza dolore, va sempre riferita al medico curante e approfondita, così come un dolore al fianco che non passa o un calo di peso senza spiegazione. Sarà poi lo specialista, urologo o nefrologo, a indicare gli accertamenti opportuni.
Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per la diagnosi e la terapia rivolgiti al tuo medico curante o a uno specialista, urologo, nefrologo o oncologo.
