Tumori benigni del rene: quali sono e come si curano

Il rene può essere sede di formazioni di diverso tipo. La prima distinzione fondamentale è quella fra tumori benigni, che crescono lentamente, restano confinati all'organo e non danno metastasi, e tumori maligni, che hanno invece la capacità di infiltrare i tessuti vicini e di diffondersi a distanza.

Va precisato subito che le cisti renali semplici, spessissimo riscontrate all'ecografia, non rientrano fra i tumori: sono sacche a contenuto liquido, prive di cellule anomale, e vengono trattate in una pagina a parte.

Come vengono scoperti

La grande maggioranza delle masse renali, benigne e maligne, viene individuata per caso, nel corso di un'ecografia dell'addome eseguita per tutt'altro motivo. È un dato positivo: la diffusione della diagnostica per immagini ha fatto sì che oggi molte lesioni renali vengano riconosciute quando sono ancora piccole e del tutto asintomatiche, quindi nella condizione più favorevole per essere valutate e, se necessario, trattate.

I tumori benigni del rene, infatti, non danno quasi mai sintomi. Quando ne provocano, si tratta in genere di un dolore sordo al fianco, di una sensazione di peso o, più raramente, della presenza di sangue nelle urine. Qualunque episodio di ematuria non dolorosa va comunque sempre accertato, senza attendere che si ripeta.

I principali tumori benigni del rene

Le forme benigne si dividono in due grandi famiglie. Da un lato le neoformazioni di natura epiteliale, come gli adenomi e gli oncocitomi renali; dall'altro quelle di natura connettivale e mesenchimale, come i fibromi, i leiomiomi, gli emangiomi e gli angiomiolipomi, questi ultimi morfologicamente descritti come simili a batuffoli di cotone e situati in genere nel parenchima corticale, talvolta in forma multipla.

L'oncocitoma renale

L'oncocitoma è il tumore benigno solido più rilevante del rene e rappresenta una quota non trascurabile delle masse renali asportate. Ha in genere una prognosi favorevole e non produce metastasi. La neoformazione origina di regola dall'epitelio dei tubuli e alla TAC può mostrare un aspetto caratteristico, con una cicatrice centrale e vasi disposti a raggiera.

È però importante non farsi illusioni sulla facilità di questa distinzione: quei segni radiologici sono suggestivi ma non decisivi, e nella pratica clinica l'oncocitoma può risultare molto difficile da differenziare da alcune forme di carcinoma renale con le sole immagini. La diagnosi di certezza arriva dall'esame istologico, eseguito su un prelievo bioptico oppure sul pezzo operatorio. Per questo motivo, di fronte a una massa renale solida, lo specialista propone spesso l'asportazione o quantomeno una sorveglianza attenta, anche quando l'ipotesi più probabile è quella di una lesione benigna.

L'angiomiolipoma

L'angiomiolipoma è composto da vasi sanguigni, tessuto muscolare liscio e tessuto adiposo. Proprio la componente grassa lo rende in molti casi riconoscibile alla TAC con buona affidabilità, il che consente spesso di evitare interventi. Nella maggior parte dei casi è isolato e riguarda soprattutto le donne adulte; quando invece si presenta in forma multipla e bilaterale può essere l'espressione di una malattia genetica, la sclerosi tuberosa, e in tal caso richiede un inquadramento più ampio.

Il problema principale di questa lesione non è la degenerazione tumorale, che non avviene, ma il rischio di sanguinamento: gli angiomiolipomi di dimensioni maggiori possono rompersi e provocare un'emorragia anche importante. Per questa ragione, superata una certa dimensione o in presenza di sintomi, si valutano trattamenti conservativi come l'embolizzazione dell'arteria che lo nutre, oppure la chirurgia risparmiatrice di rene.

L'adenoma renale

Gli adenomi renali sono piccole formazioni epiteliali, in genere di pochi millimetri, riscontrate spesso solo all'esame del tessuto. Il punto delicato è che al microscopio e nelle immagini possono somigliare molto ai carcinomi di piccole dimensioni, tanto che la distinzione si basa in buona parte sul diametro e sulle caratteristiche istologiche. Per questo, quando la lesione supera dimensioni minime o mostra aspetti dubbi, viene trattata con lo stesso rigore riservato alle forme potenzialmente maligne.

Diagnosi e trattamento

Il percorso diagnostico parte quasi sempre dall'ecografia, prosegue con la TAC con mezzo di contrasto o con la risonanza magnetica, che permettono di studiare la vascolarizzazione e la composizione della massa, e può comprendere una biopsia renale nei casi in cui il risultato cambierebbe la strategia terapeutica. Nei pazienti con ridotta funzione renale l'uso del mezzo di contrasto va concordato preventivamente con lo specialista.

Le scelte terapeutiche vanno dalla semplice sorveglianza attiva, con controlli per immagini programmati, alle tecniche ablative, fino alla chirurgia, oggi il più possibile conservativa: quando la lesione lo consente si asporta solo la porzione di rene interessata, preservando il tessuto sano e quindi la funzione depurativa dell'organo. La decisione viene presa caso per caso, valutando dimensioni, sede, caratteristiche radiologiche, età e condizioni generali della persona, e spetta all'urologo e al nefrologo.

Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per la diagnosi e la terapia rivolgiti al tuo medico curante o a un nefrologo.

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