Tumori maligni del rene: sintomi e diagnosi
Il tumore del rene è una delle forme di cancro più frequenti fra quelle che colpiscono gli organi dell'apparato urinario, dopo il tumore della prostata e quello della vescica, e rappresenta all'incirca il tre per cento di tutte le neoplasie. Interessa più spesso gli uomini che le donne e la diagnosi si concentra fra i sessanta e i settant'anni di età, pur potendo comparire anche prima.
Molti si scoprono per caso, ed è una buona notizia
Il tumore del rene ha la caratteristica di crescere a lungo senza dare segno di sé. In passato questo comportava diagnosi tardive; oggi la situazione è cambiata in modo sostanziale, perché una quota molto ampia di questi tumori viene individuata incidentalmente, cioè nel corso di un'ecografia o di una TAC dell'addome eseguita per motivi del tutto diversi.
Il risultato è che un numero crescente di neoplasie renali viene riconosciuto quando è ancora di piccole dimensioni e confinato all'organo, cioè nella fase in cui il trattamento ha le maggiori probabilità di successo e può essere anche conservativo. La diffusione della diagnostica per immagini, insomma, ha modificato in senso favorevole il quadro complessivo di questa malattia.
I sintomi e il segnale da non ignorare
La classica associazione di sangue nelle urine, dolore al fianco e massa palpabile in addome, un tempo descritta come il quadro tipico, oggi si osserva raramente e indica in genere una malattia già avanzata. Più spesso, quando compaiono sintomi, si tratta di manifestazioni sfumate: dolore sordo lombare persistente, stanchezza, febbricola senza spiegazione, anemia, calo di peso non ricercato.
Merita un'attenzione particolare l'ematuria indolore, cioè la comparsa di sangue nelle urine senza alcun dolore associato. È un sintomo che spesso viene sottovalutato proprio perché non fa male e perché tende a comparire e scomparire. Va invece sempre segnalata al medico e sempre accertata, anche se si presenta una sola volta e anche se le urine tornano subito limpide. Nella maggior parte dei casi la causa risulterà benigna, ma l'accertamento non va rimandato.
I fattori di rischio
Il fattore di rischio più solidamente documentato è il fumo di sigaretta, che raddoppia circa la probabilità di sviluppare un carcinoma renale e il cui peso si riduce progressivamente dopo la cessazione. Segue l'obesità, in particolare nelle donne, e poi l'ipertensione arteriosa. Contribuiscono inoltre l'esposizione professionale prolungata ad alcune sostanze, fra cui il tricloroetilene e il cadmio, la dialisi protratta per molti anni con malattia cistica acquisita e la familiarità, soprattutto nell'ambito di sindromi ereditarie rare come la malattia di von Hippel-Lindau.
Su fumo, peso corporeo e pressione arteriosa è possibile intervenire, e sono gli stessi obiettivi che proteggono la funzione dei reni nel loro complesso, come descritto nella pagina sull'insufficienza renale cronica.
Le principali forme
Tenendo conto del profilo morfologico, clinico e terapeutico si distinguono diversi gruppi di tumori renali maligni.
Il più diffuso, tanto da rappresentare circa nove tumori renali su dieci nell'adulto, è il carcinoma a cellule renali, chiamato anche tumore a cellule renali o adenocarcinoma renale, al quale è dedicato un approfondimento specifico. Ne esistono diversi sottotipi istologici, fra cui il più comune è quello a cellule chiare, seguito dalle forme papillari e cromofobe, che si comportano in modo diverso quanto ad aggressività e risposta alle terapie.
Una seconda categoria è costituita dai tumori della via escretrice, che originano dall'epitelio che riveste la pelvi renale e l'uretere. Si comportano in modo simile ai tumori della vescica e possono estendersi lungo la via urinaria, motivo per cui il percorso diagnostico comprende sempre la valutazione dell'intero apparato escretore.
Il sarcoma del rene, che origina dal tessuto connettivo, è invece raro, rappresentando circa un caso su cento; ha un comportamento aggressivo e richiede una gestione in centri specializzati.
Il tumore di Wilms, o nefroblastoma, è il tumore renale tipico dell'età pediatrica e interessa soprattutto i bambini nei primi cinque anni di vita. Va sottolineato un dato importante e spesso ignorato: grazie ai protocolli che combinano chirurgia, chemioterapia e, quando indicata, radioterapia, la prognosi di questa neoplasia è oggi complessivamente buona, con percentuali elevate di guarigione. Le vecchie descrizioni che lo presentavano come una forma quasi sempre fatale non corrispondono più alla realtà clinica attuale.
Come si arriva alla diagnosi
Il percorso comincia in genere con l'ecografia dell'addome, che segnala la presenza di una massa solida e la distingue dalle cisti renali. Segue la TAC con mezzo di contrasto, esame chiave per definire dimensioni, sede, rapporti con le strutture vicine ed eventuale interessamento dei vasi e dei linfonodi; la risonanza magnetica viene impiegata come alternativa o come approfondimento. Si aggiungono gli esami del sangue e delle urine e, quando serve, indagini mirate a escludere localizzazioni a distanza.
La biopsia renale non è sempre necessaria, ma trova indicazione in casi selezionati, per esempio prima di una terapia non chirurgica o quando la natura della massa resta incerta. Nelle persone con funzione renale ridotta l'impiego del mezzo di contrasto va sempre concordato in anticipo con lo specialista.
Le cure
Il trattamento di riferimento per la malattia confinata al rene è chirurgico. Quando le dimensioni e la posizione lo consentono si preferisce la nefrectomia parziale, che asporta soltanto la porzione di organo interessata risparmiando il tessuto sano e quindi la funzione depurativa; nei casi che non lo permettono si ricorre alla nefrectomia radicale. Per lesioni piccole e in pazienti selezionati sono disponibili anche tecniche ablative e, in alcune situazioni, la sorveglianza attiva.
Il carcinoma renale risponde poco alla chemioterapia tradizionale e alla radioterapia; per la malattia avanzata si utilizzano invece i farmaci a bersaglio molecolare e l'immunoterapia, un ambito in cui la ricerca ha prodotto negli ultimi anni progressi consistenti. La scelta della strategia, la stadiazione e il programma dei controlli successivi spettano all'équipe specialistica, che valuta ogni caso singolarmente.
Quando rivolgersi al medico
È opportuno consultare il medico di fronte a sangue nelle urine, anche in un solo episodio e anche senza dolore, a un dolore lombare persistente che non ha una spiegazione ortopedica, a un calo di peso non ricercato, a una febbricola prolungata o al riscontro casuale di una massa renale in un esame per immagini. La grande maggioranza di queste situazioni ha una causa benigna, ma la valutazione va fatta e non rinviata.
Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per la diagnosi e la terapia rivolgiti al tuo medico curante o a un nefrologo.
