Vene varicose: sintomi, cause, complicanze e cure

di Nicolina Leone - Le vene varicose, o varici, sono vene superficiali degli arti inferiori dilatate, allungate e dal decorso tortuoso. Non sono un inestetismo ma la manifestazione visibile di una patologia del sistema venoso, l'insufficienza venosa cronica, che può progredire e dare complicanze. Per questo motivo, pur comparendo in una sezione dedicata alla chirurgia plastica, vanno inquadrate come un problema di competenza angiologica e di chirurgia vascolare.

Come funziona la circolazione venosa

Il sangue lascia il cuore attraverso le arterie e raggiunge i tessuti; sono le vene a riportarlo verso il cuore. Negli arti inferiori questo ritorno avviene contro gravità e si appoggia a tre meccanismi: la contrazione dei muscoli del polpaccio, che comprime le vene profonde e spinge il sangue verso l'alto; la pompa plantare del piede; e le valvole a nido di rondine presenti all'interno delle vene, che si chiudono dopo il passaggio del sangue e ne impediscono il riflusso verso il basso.

Quando le valvole diventano incontinenti, il sangue ristagna e refluisce. La pressione all'interno delle vene superficiali aumenta in modo cronico, la parete venosa si dilata e si deforma, e l'ipertensione venosa si trasmette al microcircolo e ai tessuti della gamba. È questo aumento cronico di pressione, non la vena dilatata in sé, a produrre nel tempo i danni cutanei.

Cause e fattori di rischio

La predisposizione familiare ha un peso rilevante: avere uno o entrambi i genitori con varici aumenta sensibilmente la probabilità di svilupparle, talvolta già in età giovanile. Agli altri fattori riconosciuti appartengono l'età, il sesso femminile, le gravidanze, il sovrappeso e l'obesità, la stazione eretta prolungata per motivi professionali, la sedentarietà e la stipsi cronica.

Esistono poi le varici secondarie, che compaiono dopo una trombosi venosa profonda o un trauma che ha danneggiato il circolo, o più raramente per malformazioni vascolari. Abitudini come indossare abitualmente tacchi molto alti o abiti costrittivi, o l'esposizione prolungata al calore, non causano la malattia ma possono peggiorare i sintomi in chi ne è già affetto.

Sintomi e segni

Il quadro iniziale è spesso aspecifico: senso di pesantezza e di tensione alle gambe, dolore sordo, prurito lungo il decorso delle vene, formicolii, crampi notturni al polpaccio, gonfiore alle caviglie che compare in serata. I disturbi tipicamente peggiorano con il caldo, con la stazione eretta prolungata e nella seconda parte della giornata, e migliorano con il cammino e con le gambe sollevate.

Sul piano obiettivo si passa dalle teleangectasie e dalle vene reticolari, di piccolo calibro, alle varici vere e proprie, palpabili e visibili in ortostatismo. Nelle fasi avanzate compaiono edema persistente, alterazioni cutanee della gamba - iperpigmentazione bruna da deposito di emosiderina, eczema da stasi, lipodermatosclerosi con indurimento del sottocute - fino all'ulcera venosa, che è il quadro più grave. L'entità dei sintomi non è sempre proporzionale alle dimensioni delle varici.

Complicanze possibili

La tromboflebite superficiale è l'infiammazione con trombosi di una vena varicosa: il segmento diventa duro, arrossato, caldo e dolente. Richiede una valutazione medica, perché in una parte dei casi il processo si estende al circolo profondo.

La varicorragia è la rottura di una varice, spontanea o dopo un trauma anche minimo, con emorragia che può essere abbondante: in attesa dei soccorsi vanno esercitate una compressione diretta e l'elevazione dell'arto. L'ulcera venosa, di solito in sede perimalleolare interna, è una lesione a lenta guarigione che richiede un trattamento specialistico prolungato.

Esiste infine un rischio aumentato di trombosi venosa profonda, che può complicarsi con embolia polmonare. Non è l'evoluzione abituale delle varici, ma è un evento possibile e potenzialmente grave: un gonfiore improvviso e asimmetrico di una gamba, con dolore e aumento della temperatura locale, va valutato con urgenza.

Diagnosi

La valutazione parte dall'anamnesi e dall'esame clinico con il paziente in piedi. L'esame strumentale di riferimento è l'ecocolordoppler venoso degli arti inferiori, che è non invasivo e permette di documentare l'eventuale reflusso, di misurarne la durata, di stabilire quali assi venosi sono coinvolti - grande safena, piccola safena, vene perforanti - e soprattutto di verificare la pervietà e la competenza del circolo profondo. Quest'ultimo dato è decisivo, perché le vene superficiali non vanno rimosse quando svolgono una funzione di compenso rispetto a un circolo profondo ostruito.

Sulla base dell'ecocolordoppler lo specialista propone il trattamento. L'esame va eseguito prima di qualunque procedura e non può essere sostituito dalla sola ispezione.

Trattamento conservativo

La misura con le prove di efficacia più solide è l'elastocompressione, cioè l'uso di calze o bendaggi a compressione graduata prescritti con la classe adeguata al quadro clinico. Riduce edema e sintomi, favorisce la guarigione delle ulcere e ne previene la recidiva; va indossata secondo le indicazioni ricevute ed è controindicata in presenza di arteriopatia periferica significativa, che va perciò esclusa.

Sono utili inoltre il cammino regolare, il controllo del peso, l'evitare la stazione eretta immobile prolungata, il sollevamento degli arti a fine giornata e il contrasto della stipsi. I farmaci flebotonici possono attenuare alcuni sintomi ma non correggono il reflusso e vanno assunti solo su indicazione medica. La terapia compressiva e le misure di stile di vita alleviano i disturbi, ma non fanno regredire le varici già formate.

Trattamenti ablativi e chirurgia

Le procedure che eliminano la vena incontinente si sono spostate negli ultimi anni verso tecniche mininvasive, eseguite in day surgery e in anestesia locale tumescente. L'ablazione termica endovenosa con laser o radiofrequenza introduce nella vena una fibra o un catetere che, riscaldando la parete, ne provoca la chiusura; esistono anche tecniche non termiche, con adesivo a base di cianoacrilato o metodiche meccanico-chimiche.

La scleroterapia consiste nell'iniezione nella vena di una sostanza sclerosante, in forma liquida per i vasi di piccolo calibro o in schiuma per quelli maggiori, che ne provoca la chiusura e il progressivo riassorbimento. La chirurgia tradizionale prevede la legatura della crosse safenica e lo stripping, cioè l'asportazione del tronco safenico mediante una sonda, spesso associata a flebectomie, che sono l'estrazione di collaterali varicose attraverso microincisioni: sono due gesti distinti, non sinonimi.

La scelta dipende dal quadro anatomico, dai sintomi e dalle condizioni generali. Nessuna tecnica è definitiva in senso assoluto: la malattia venosa è cronica e le recidive, per neovascolarizzazione o per il coinvolgimento di assi in precedenza sani, sono possibili con tutte le metodiche. Le complicanze comprendono ematomi, alterazioni della sensibilità per lesione di rami nervosi sensitivi, iperpigmentazioni cutanee lungo il decorso trattato, tromboflebiti e, raramente, eventi tromboembolici. Il trattamento delle sole teleangectasie ha finalità estetica e non modifica il decorso della malattia.

Quando rivolgersi al medico

Conviene chiedere una valutazione quando compaiono pesantezza, gonfiore serale o vene dilatate, e a maggior ragione in presenza di familiarità. Il riferimento è il medico di famiglia, che indirizza all'angiologo o al chirurgo vascolare; il cardiologo si occupa di un altro settore dell'apparato cardiocircolatorio.

Richiedono un'attenzione immediata la comparsa di un cordone duro, arrossato e dolente lungo una vena, il sanguinamento da una varice, una lesione cutanea che non guarisce alla caviglia e il gonfiore improvviso e doloroso di un solo arto. Altre schede di questa sezione sono raccolte nell'indice della categoria.

Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per la diagnosi e la terapia rivolgiti al tuo medico curante o a uno specialista in angiologia o chirurgia vascolare.

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