Chirurgia maxillo facciale: che cos'e e quando serve
di Nicolina Leone - La chirurgia maxillo facciale è la disciplina chirurgica che si occupa delle malattie, dei traumi e delle malformazioni del massiccio facciale, del cavo orale, delle ossa mascellari e mandibolari e delle strutture del collo. È una specialità a metà strada fra la chirurgia generale, la chirurgia plastica ricostruttiva e l'odontoiatria, e in Italia si accede attraverso una scuola di specializzazione universitaria dedicata, di durata pluriennale.
Di che cosa si occupa
Il campo di azione è ampio e in larga parte non ha nulla di estetico. Comprende la traumatologia del volto, cioè il trattamento delle fratture del naso, dello zigomo, dell'orbita, del mascellare e della mandibola, spesso conseguenti a incidenti stradali, cadute o traumi sportivi.
Comprende inoltre la chirurgia oncologica del distretto testa collo, con l'asportazione dei tumori del cavo orale, delle ghiandole salivari e delle ossa facciali e la successiva ricostruzione; la correzione delle malformazioni congenite, prima fra tutte la labiopalatoschisi, trattata con percorsi che iniziano nei primi mesi di vita e proseguono per anni; la chirurgia dell'articolazione temporo mandibolare; la chirurgia orale complessa, dall'estrazione dei denti del giudizio inclusi alla gestione delle cisti e degli impianti in osso atrofico.
La chirurgia ortognatica
Una parte rilevante dell'attività riguarda la correzione delle anomalie di rapporto fra le arcate dentarie e le basi ossee, cioè le malocclusioni scheletriche. Quando la discrepanza è ossea e non solo dentale, l'ortodonzia da sola non basta: si ricorre alla chirurgia ortognatica, che riposiziona il mascellare superiore, la mandibola o entrambi.
Il percorso è tipicamente condiviso con l'ortodontista e si articola in una fase ortodontica preparatoria, nell'intervento e in una fase ortodontica di rifinitura, per una durata complessiva che può superare i due anni. La finalità è funzionale, perché riguarda masticazione, fonazione e respirazione, con un effetto sull'armonia del volto che è una conseguenza e non l'obiettivo principale. Gli stessi interventi trovano applicazione nel trattamento chirurgico delle apnee ostruttive del sonno di grado severo, quando le terapie conservative non sono sufficienti o non sono tollerate.
Il percorso del paziente
Il paziente arriva allo specialista per invio del medico di famiglia, del dentista, dell'ortodontista, dell'otorinolaringoiatra o attraverso il pronto soccorso in caso di trauma. La valutazione comprende l'esame clinico, la documentazione fotografica, le radiografie e, quando necessario, la tomografia computerizzata; la pianificazione degli interventi complessi si avvale oggi di ricostruzioni tridimensionali e di simulazioni virtuali, che consentono di preparare guide chirurgiche su misura.
Nei casi oncologici il percorso è multidisciplinare e coinvolge oncologo, radioterapista, anatomopatologo, odontoiatra e logopedista. Dopo l'asportazione, la ricostruzione può richiedere il trasferimento di lembi di osso e tessuti prelevati da altre sedi del corpo con tecnica microchirurgica, per ripristinare la continuità ossea, la capacità di masticare e di parlare.
Anestesia, ricovero e recupero
Molti interventi si eseguono in anestesia generale con ricovero, mentre le procedure minori di chirurgia orale possono essere effettuate in anestesia locale in regime ambulatoriale. La durata del ricovero varia da una notte per un intervento ortognatico non complicato a periodi più lunghi nella chirurgia ricostruttiva maggiore.
Nel decorso sono attesi gonfiore del volto, difficoltà ad aprire la bocca e alterazioni transitorie della sensibilità, legate alla vicinanza dei rami del nervo trigemino. Nelle prime settimane l'alimentazione è morbida o liquida e sono previsti controlli ravvicinati, spesso associati a fisioterapia o a logopedia. Il recupero completo, comprese la stabilizzazione dell'occlusione e la risoluzione dell'edema, richiede alcuni mesi.
Rischi e complicanze
Trattandosi di chirurgia maggiore, i rischi non sono trascurabili e vengono discussi caso per caso nel consenso informato. I più ricorrenti sono le alterazioni della sensibilità del labbro, del mento o della regione zigomatica, che in una quota di pazienti restano definitive, le infezioni, i sanguinamenti, i difetti di consolidamento osseo, le recidive della malocclusione e le complicanze legate ai mezzi di sintesi. Il fumo, le malattie sistemiche non controllate e una scarsa igiene orale peggiorano gli esiti.
Quando rivolgersi allo specialista
È ragionevole chiedere una valutazione maxillo facciale in presenza di un trauma del volto con dolore, deformità o difficoltà a chiudere la bocca, di una lesione del cavo orale che non guarisce entro tre settimane, di una tumefazione persistente del viso o del collo, di una malocclusione che l'ortodonzia non riesce a correggere, di dolore e blocco dell'articolazione della mandibola.
Alcune procedure del volto appartengono invece alla chirurgia plastica in senso stretto: è il caso della rinoplastica, dell'otoplastica e della blefaroplastica, anche se in molti centri le competenze si sovrappongono. La scelta dello specialista dipende dal problema clinico, non dalla denominazione dell'intervento.
Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per la valutazione del tuo caso rivolgiti al medico curante o a uno specialista in chirurgia maxillo facciale.

