Anemia da carenza di ferro: cause e cure

L'anemia da carenza di ferro, chiamata anche anemia sideropenica o da carenza marziale, è la forma di anemia più diffusa al mondo. Il ferro è il componente centrale dell'emoglobina: quando manca, il midollo osseo continua a produrre globuli rossi, ma li produce piccoli e poveri di emoglobina, incapaci di trasportare ossigeno in modo efficiente.

La carenza si instaura per gradi. Prima si consumano le riserve, misurate indirettamente dalla ferritina; solo quando le riserve sono esaurite compare l'anemia vera e propria. Una ferritina bassa con emoglobina ancora normale è quindi già un segnale che merita attenzione.

Perché il ferro può venire a mancare

Le cause si riducono a tre: si perde troppo ferro, se ne introduce troppo poco, oppure non lo si assorbe.

La perdita di sangue è di gran lunga la causa più frequente. Nella donna in età fertile le mestruazioni abbondanti o troppo ravvicinate sono la spiegazione più comune, insieme al fabbisogno aumentato della gravidanza e dell'allattamento. Nell'apparato digerente le perdite possono invece avvenire in modo silenzioso, senza che il sangue sia visibile: ulcera, gastrite, diverticoli, emorroidi, polipi e tumori del colon possono causare uno stillicidio minimo ma continuo che nel giro di mesi esaurisce le riserve. Anche l'uso prolungato di antinfiammatori e di farmaci antitrombotici può favorirle.

L'apporto insufficiente con la dieta è una causa reale ma meno frequente di quanto si creda, e riguarda soprattutto chi segue regimi alimentari molto restrittivi, i bambini in fase di crescita rapida e gli anziani con alimentazione monotona. Il difetto di assorbimento si verifica invece nella celiachia, in alcune gastriti croniche, nelle malattie infiammatorie intestinali e dopo interventi chirurgici sullo stomaco o sull'intestino. La celiachia in particolare può manifestarsi proprio con un'anemia sideropenica che non risponde al trattamento, anche in assenza di disturbi intestinali evidenti.

Il punto che non va mai trascurato

Nell'uomo adulto e nella donna in postmenopausa la carenza di ferro non ha una spiegazione fisiologica: non ci sono perdite mestruali e non c'è un fabbisogno aumentato. In queste persone un'anemia sideropenica impone di indagare l'apparato digerente, perché nella maggior parte dei casi il ferro se ne va attraverso un sanguinamento che non si vede. Gli accertamenti tipici sono la ricerca del sangue occulto nelle feci e, soprattutto, la gastroscopia e la colonscopia.

È un passaggio che salva vite, perché l'anemia può essere il primo e per lungo tempo l'unico segnale di un tumore del colon in fase iniziale, cioè quando è ancora pienamente curabile. Lo stesso vale, con minore forza, per le donne in età fertile quando l'anemia non è giustificata dall'entità delle mestruazioni o non si corregge come atteso.

Sintomi e diagnosi

I disturbi sono quelli comuni a tutte le anemie: stanchezza, pallore, affanno sotto sforzo, palpitazioni, mal di testa, difficoltà di concentrazione. Alcuni segni sono però più caratteristici della carenza di ferro, come la fragilità e la deformazione delle unghie, la caduta dei capelli, le screpolature agli angoli della bocca e il bruciore o l'appiattimento della lingua.

La diagnosi si basa sull'emocromo, che mostra globuli rossi piccoli e pallidi, e sugli esami del metabolismo del ferro. La ferritina bassa è il dato più affidabile e da sola conferma la diagnosi; va però ricordato che la ferritina aumenta in presenza di infiammazione, per cui un valore normale non esclude la carenza in chi ha una malattia infiammatoria in corso. In questi casi aiutano la sideremia, la transferrina e la sua saturazione, valutate insieme. Una volta confermata la carenza l'accertamento non è finito: comincia la ricerca della causa.

La terapia e l'alimentazione

Il trattamento poggia su due gambe, e la prima è sempre la rimozione della causa: senza di essa qualunque integrazione è destinata a essere temporanea. La seconda è il reintegro del ferro, di norma per via orale e per un periodo prolungato, che deve proseguire anche dopo la normalizzazione dell'emoglobina per ricostituire le riserve. La terapia orale può dare disturbi gastrointestinali ed è normale che le feci diventino scure. Quando non è tollerata o efficace si ricorre al ferro per via endovenosa, che è cosa diversa dalla trasfusione di sangue: quest'ultima si riserva alle anemie gravi o mal tollerate, come misura d'emergenza e non come cura della carenza.

Il ferro non va mai assunto di propria iniziativa. Preso senza diagnosi maschera il problema, perché fa risalire l'emoglobina lasciando in piedi la causa, e in eccesso è dannoso: il ferro in sovrappiù si accumula nei tessuti e, in chi ha una predisposizione come nell'emocromatosi, può danneggiare fegato, cuore e pancreas.

Sul piano alimentare, il ferro di carni e pesce viene assorbito molto meglio di quello contenuto in legumi, verdure a foglia verde e cereali. L'assorbimento del ferro vegetale migliora sensibilmente se il pasto contiene vitamina C, per esempio con un contorno crudo condito con succo di limone o con un agrume a fine pasto; peggiora invece con tè, caffè e vino rosso, e in misura minore con latticini e crusca. Non sono alimenti da eliminare, ma conviene distanziarli dai pasti principali finché c'è una carenza da correggere.

Quando rivolgersi al medico

Vale la pena parlarne con il medico quando la stanchezza dura da settimane, quando si notano feci nere o tracce di sangue, in presenza di mestruazioni particolarmente abbondanti e ogni volta che un esame mostra emoglobina o ferritina basse. Una carenza che non risponde alla terapia, o che si ripresenta dopo la sospensione, va sempre segnalata: significa che la causa non è stata individuata o non è stata rimossa. Puoi leggere anche le pagine sull'anemia in generale, sull'anemia da carenza di vitamine e sull'anemia da malattie croniche, che può coesistere con la carenza marziale e rendere più difficile l'interpretazione degli esami.

Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per la diagnosi e la terapia rivolgiti al tuo medico curante o a un ematologo.

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