Anemia: sintomi, cause e diagnosi

Si parla di anemia quando la quantità di emoglobina presente nel sangue è inferiore ai valori normali. Il nome trae in inganno: in greco significa "senza sangue", ma nell'anemia il volume di sangue in circolo è quasi sempre normale. Quello che manca è la capacità del sangue di trasportare ossigeno ai tessuti, e da qui derivano tutti i disturbi che l'anemia provoca.

L'emoglobina è la proteina contenuta nei globuli rossi che lega l'ossigeno nei polmoni e lo cede agli organi periferici. I globuli rossi vengono prodotti nel midollo osseo, il tessuto spugnoso contenuto nelle cavità di molte ossa, e hanno una vita media di circa quattro mesi, al termine della quale vengono rimossi soprattutto dalla milza. Perché questa catena di produzione funzioni servono materie prime, in particolare ferro, vitamina B12 e acido folico, un midollo sano e uno stimolo ormonale adeguato, rappresentato dall'eritropoietina prodotta dai reni.

L'anemia non è una diagnosi, è un segno

È il concetto più importante di tutta questa guida. L'anemia non è una malattia in sé: è il risultato visibile di qualcos'altro che sta accadendo nell'organismo. Trovare l'emoglobina bassa negli esami del sangue è l'inizio del percorso diagnostico, non la sua conclusione.

Correggere il numero senza cercare la causa è un errore che può costare caro. Un esempio vale per tutti: nell'uomo adulto e nella donna in postmenopausa, un'anemia da carenza di ferro non trova quasi mai una spiegazione fisiologica e impone di indagare l'apparato digerente, perché può essere il primo segnale di un sanguinamento occulto, per esempio da un'ulcera, da un polipo o da un tumore del colon. In questi casi assumere ferro e vedere l'emoglobina risalire dà l'illusione che il problema sia risolto, mentre la causa continua a essere presente. Per questo motivo l'integrazione di ferro non va mai iniziata di propria iniziativa.

I sintomi dell'anemia

I disturbi dipendono in parte dalla gravità dell'anemia, ma soprattutto dalla rapidità con cui si è instaurata. Un'anemia che si sviluppa lentamente nell'arco di mesi può essere sorprendentemente ben tollerata, perché l'organismo ha il tempo di adattarsi; al contrario una perdita di sangue rapida dà sintomi anche per riduzioni più modeste.

I segni più comuni sono il pallore, che spesso si nota meglio sulle congiuntive, sulle gengive e sui letti ungueali che non sul viso, la stanchezza persistente che non passa con il riposo, l'affanno per sforzi che prima erano tollerati, il battito cardiaco accelerato o la sensazione di palpitazioni. Si aggiungono frequentemente mal di testa, difficoltà di concentrazione, capogiri, ronzii alle orecchie, irritabilità, fragilità di unghie e capelli, e la tendenza ad avere mani e piedi freddi.

Nessuno di questi sintomi è specifico, e tutti possono comparire in decine di altre condizioni. Questo è il motivo per cui la diagnosi di anemia non si fa mai sulla base dei soli disturbi riferiti, ma sempre attraverso gli esami del sangue.

Come si scopre e come si inquadra

L'esame di partenza è l'emocromo. Il parametro decisivo è la concentrazione di emoglobina, indicata con la sigla Hb: secondo i criteri più usati si parla di anemia per valori inferiori a 13 g/dl nell'uomo e a 12 g/dl nella donna, con soglie diverse in gravidanza e nell'età pediatrica. L'ematocrito, che esprime la percentuale del volume del sangue occupata dalla parte cellulare, si muove di pari passo con l'emoglobina, mentre il solo numero dei globuli rossi è il dato meno informativo dei tre.

Molto utile è il volume corpuscolare medio, la sigla MCV, che indica la dimensione media dei globuli rossi e permette una prima grande suddivisione. Se i globuli rossi sono piccoli e pallidi si parla di anemia microcitica e il sospetto si orienta verso la carenza di ferro o verso una talassemia; se sono di dimensioni normali si parla di anemia normocitica, tipica delle malattie croniche, delle emorragie recenti e dell'insufficienza renale; se sono più grandi del normale si parla di anemia macrocitica e il pensiero va alla carenza di vitamina B12 o di acido folico.

A seconda del sospetto, il medico prosegue con altri esami: sideremia, ferritina, transferrina e saturazione della transferrina per lo stato del ferro, dosaggio di vitamina B12 e folati, conteggio dei reticolociti, che dice se il midollo sta rispondendo aumentando la produzione, e indici di emolisi come bilirubina, LDH e aptoglobina. L'osservazione al microscopio dello striscio di sangue periferico, che valuta forma, dimensione e colore dei globuli rossi, resta un esame semplice e spesso decisivo. In casi selezionati si arriva alla ricerca di sangue occulto nelle feci, agli esami endoscopici o alla valutazione del midollo osseo.

I principali tipi di anemia

Un modo pratico per orientarsi è ragionare sul meccanismo. L'anemia può derivare da una ridotta produzione di globuli rossi, da una loro distruzione precoce oppure da una perdita di sangue.

Nel primo gruppo rientrano le anemie carenziali, cioè l'anemia da carenza di ferro, di gran lunga la più frequente, e l'anemia da carenza di vitamina B12 o di acido folico. Sempre da ridotta produzione dipendono l'anemia da malattie croniche, seconda per frequenza a livello mondiale e legata all'infiammazione persistente, l'anemia dell'insufficienza renale, dovuta alla mancata produzione di eritropoietina, e l'anemia aplastica, in cui il midollo osseo cede nel suo insieme.

Nel secondo gruppo si collocano le anemie emolitiche, in cui i globuli rossi vengono distrutti prima del tempo. Alcune sono acquisite, come le forme autoimmuni o quelle scatenate da farmaci e infezioni; altre sono ereditarie, come la talassemia e l'anemia falciforme, entrambe di particolare rilievo in Italia, o il favismo. Nel terzo gruppo rientrano le anemie post-emorragiche, acute quando la perdita è improvvisa e cospicua, croniche quando è piccola ma ripetuta nel tempo: in quest'ultimo caso il quadro finisce per assomigliare a quello di una carenza di ferro, perché la perdita ripetuta esaurisce lentamente le riserve.

Quando rivolgersi al medico

È opportuno parlarne con il medico curante quando la stanchezza diventa insolita e persistente, quando compare affanno per sforzi abituali, in presenza di pallore marcato o quando un esame del sangue mostra un'emoglobina bassa. Sono situazioni che richiedono una valutazione tempestiva le anemie che compaiono rapidamente, quelle accompagnate da dolore toracico o da episodi di svenimento, e quelle in cui si notano feci nere o sangue nelle feci, urine scure, sanguinamenti insoliti o perdita di peso non spiegata.

La terapia dell'anemia è sempre la terapia della sua causa. Gli integratori hanno senso solo se esiste una carenza documentata, le trasfusioni sono riservate ai casi gravi o sintomatici e i farmaci che stimolano il midollo si usano in situazioni specifiche. In tutti i casi la scelta spetta al medico, che decide sulla base del quadro complessivo e non del singolo valore alterato.

Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per la diagnosi e la terapia rivolgiti al tuo medico curante o a un ematologo.

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