Fibromi uterini: sintomi, cause e cure
Che cosa sono i fibromi uterini
I fibromi uterini, che in ambito medico vengono chiamati leiomiomi, fibromiomi o più semplicemente miomi, sono la forma più diffusa di tumore benigno dell'utero. Sono formazioni molto comuni: si stima che entro i cinquant'anni ne sia interessata circa una donna su due, anche se nella maggior parte dei casi restano silenziosi e vengono scoperti per caso, durante una visita ginecologica o un'ecografia eseguita per altri motivi.
Si tratta di noduli compatti di cellule muscolari lisce e tessuto fibroso, che si sviluppano a partire dal miometrio, cioè dalla parete muscolare dell'utero. La parola tumore spaventa, ma qui va letta nel suo significato tecnico: il fibroma è una formazione benigna e la trasformazione in una forma maligna (il leiomiosarcoma) è un evento raro, dell'ordine di meno di un caso su mille.
Le dimensioni variano molto, da pochi millimetri fino a masse di dieci o quindici centimetri, e nella stessa donna se ne trovano spesso più di uno: in questo caso si parla di utero fibromatoso, condizione con conseguenze pratiche proprie a cui abbiamo dedicato una guida a parte.
I tipi di fibroma e la loro posizione
La posizione conta più delle dimensioni, perché è soprattutto la sede a determinare i disturbi. Solo un fibroma su dieci circa si forma a livello del collo dell'utero o dell'istmo; nella grande maggioranza dei casi il nodulo si sviluppa nel corpo uterino, e a seconda di dove cresce si distinguono tre tipi principali.
I fibromi intramurali sono i più frequenti: restano nello spessore muscolare e, crescendo, deformano il profilo dell'utero aumentandone il volume. I sottosierosi nascono dalla parete ma sporgono verso l'esterno, talvolta collegati da un sottile peduncolo (peduncolati). I sottomucosi sono i meno comuni ma i più problematici: crescono verso l'interno, sporgendo nella cavità endometriale, e sono il gruppo che più spesso causa mestruazioni molto abbondanti e difficoltà a ottenere o portare avanti una gravidanza.
Perché si formano: cause e fattori di rischio
L'origine esatta non è ancora chiarita, ma è certo che la crescita dei fibromi dipende dagli ormoni sessuali femminili, estrogeni e progesterone: per questo compaiono in età fertile, aumentano di volume in gravidanza e dopo la menopausa, quando la produzione ormonale si riduce, di norma smettono di crescere e spesso si rimpiccioliscono.
Fra i fattori di rischio si riconoscono la familiarità, l'età fra i trenta e i cinquant'anni, il non avere avuto gravidanze, il sovrappeso; nelle donne di origine africana i fibromi sono più frequenti, più precoci e più numerosi. Non esiste invece alcuna prova che siano causati da stress, alimentazione scorretta o pillola anticoncezionale.
I sintomi
Va detto subito che la maggior parte dei fibromi non dà alcun disturbo. Quando i sintomi ci sono, dipendono dalla sede, dal numero e dalle dimensioni dei noduli.
Il più comune è un flusso mestruale abbondante e prolungato, tipico dei fibromi sottomucosi, che alla lunga può portare ad anemia da carenza di ferro con stanchezza, pallore e fiato corto. Possono comparire perdite di sangue fra un ciclo e l'altro e dolori mestruali più intensi del solito (dismenorrea). I fibromi voluminosi danno invece disturbi da compressione: sulla vescica, con stimolo frequente a urinare e fastidi che si confondono con quelli di una cistite; sul retto, con stitichezza; oppure un senso di peso al basso ventre e un aumento del volume dell'addome.
Più raro è il dolore pelvico acuto e improvviso, che può dipendere dalla torsione di un fibroma peduncolato o dalla degenerazione del nodulo per un problema di circolazione, e richiede una valutazione in tempi brevi. Quanto alla fertilità, incidono soprattutto i fibromi sottomucosi e quelli che deformano la cavità uterina, mentre i noduli piccoli e periferici nella maggior parte dei casi non impediscono affatto di concepire.
Come si arriva alla diagnosi
Il sospetto nasce spesso già durante la visita ginecologica, che può rilevare un utero aumentato di volume o dal profilo irregolare. L'esame chiave è l'ecografia pelvica transvaginale, che permette di contare i noduli, misurarli e stabilirne la posizione. Per chiarire il rapporto con la cavità uterina si ricorre alla sonoisterografia o all'isteroscopia, che consente anche di intervenire nella stessa seduta; la risonanza magnetica è riservata ai casi complessi. Gli esami del sangue servono a verificare se il flusso abbondante ha causato anemia.
Le terapie: non tutti i fibromi vanno trattati
È il punto più importante: l'indicazione a curare un fibroma dipende dai sintomi che provoca, non dalla sua semplice presenza. Un nodulo asintomatico, anche se non piccolissimo, va nella maggior parte dei casi soltanto tenuto sotto controllo con visite ed ecografie periodiche.
Quando i disturbi incidono sulla qualità della vita, la prima strada è spesso quella medica: farmaci che riducono la quantità del flusso, dispositivi intrauterini a rilascio ormonale, contraccettivi ormonali e, in casi selezionati, trattamenti che riducono temporaneamente il volume dei noduli in preparazione a un intervento. Nessuno di questi elimina il fibroma in modo definitivo e alla sospensione i noduli tendono a ricrescere: scelta, tempi e controindicazioni vanno discussi con il ginecologo.
La chirurgia conservativa si chiama miomectomia e rimuove i soli fibromi lasciando l'utero al suo posto: per via isteroscopica, senza tagli, quando il nodulo sporge nella cavità uterina; per via laparoscopica nella maggioranza degli altri casi; per via laparotomica solo con fibromi molto voluminosi o difficili da raggiungere. È l'opzione di riferimento per chi desidera una gravidanza. Comporta comunque dei rischi, in particolare sanguinamento e formazione di aderenze; dopo l'intervento il ginecologo indica quanto attendere prima di cercare una gravidanza e spesso consiglia poi un parto cesareo.
Esistono infine alternative non chirurgiche, come l'embolizzazione delle arterie uterine, che chiude i vasi che nutrono i fibromi facendoli rimpicciolire ed è indicata in donne che non desiderano ulteriori gravidanze, o l'ablazione con ultrasuoni focalizzati, disponibile in centri selezionati. L'isterectomia, cioè l'asportazione dell'utero, resta l'unica soluzione definitiva, ma oggi è riservata ai casi gravi e a chi non desidera più figli: non è più il trattamento automatico dei fibromi come accadeva in passato. Dopo la menopausa, del resto, molti fibromi si riducono da soli.
Quando rivolgersi al medico
È opportuno fissare una visita ginecologica se il ciclo mestruale diventa molto più abbondante o più lungo del solito, se compaiono perdite di sangue fra una mestruazione e l'altra, se si avverte un peso persistente al basso ventre o si nota un aumento del volume dell'addome, se lo stimolo a urinare diventa continuo o se stanchezza e pallore fanno sospettare un'anemia. Un dolore pelvico acuto, intenso e improvviso richiede invece una valutazione urgente.
Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per la diagnosi e la terapia rivolgiti al tuo medico curante o a un ginecologo.
