Malformazioni uterine: cause, sintomi e diagnosi
Le malformazioni uterine sono anomalie della forma o della struttura dell'utero presenti fin dalla nascita. Sono più comuni di quanto si pensi: considerando anche le varianti più lievi, riguardano circa il 5-6 per cento delle donne, e nella grande maggioranza dei casi non causano alcun disturbo. Moltissime donne convivono con una malformazione uterina senza saperlo, hanno cicli regolari, gravidanze normali e parti a termine, e scoprono l'anomalia solo per caso, durante un'ecografia eseguita per altri motivi.
È importante chiarire subito un punto che genera molta ansia e molti sensi di colpa: queste anomalie si formano nelle primissime settimane di vita embrionale e non dipendono da nulla che la madre abbia fatto o non abbia fatto durante la gravidanza. Non sono causate da alimentazione, farmaci comuni, sforzi, emozioni o stili di vita. Non sono ereditate in modo prevedibile e, nella quasi totalità dei casi, non hanno una causa identificabile.
Come si formano: i dotti di Müller
Per capire l'origine di queste anomalie bisogna tornare al primo trimestre di vita embrionale. Intorno alla sesta settimana l'apparato genitale femminile si sviluppa a partire da due strutture pari e simmetriche, i dotti di Müller (o dotti paramesonefrici), che si trovano ai due lati dell'embrione. Nelle settimane successive questi due canali scendono verso il basso, si avvicinano sulla linea mediana e si fondono fra loro. Dalla fusione nasce un unico organo cavo: l'utero, il collo dell'utero e la parte alta della vagina. La parete che inizialmente separa i due canali fusi, il cosiddetto setto, viene poi riassorbita, lasciando una cavità uterina unica a forma di triangolo.
Ogni malformazione uterina corrisponde a un passaggio di questa sequenza che non si è completato. Se uno dei due dotti non si sviluppa si ha l'utero unicorne; se i due dotti non si fondono affatto si forma l'utero didelfo, cioè doppio; se la fusione è solo parziale si ha l'utero bicorne; se la fusione avviene ma il setto centrale non viene riassorbito si ha l'utero setto; se il riassorbimento è quasi completo e resta solo una lieve rientranza del fondo uterino si parla di utero arcuato, che oggi è considerato una semplice variante della normalità e non una malattia.
Quali disturbi possono dare
Nella maggior parte dei casi le malformazioni uterine sono del tutto silenziose. Quando danno segno di sé, i disturbi più frequenti sono mestruazioni particolarmente dolorose (dismenorrea), soprattutto se una porzione di utero non comunica con la vagina e il sangue mestruale non trova via di uscita; dolore durante i rapporti sessuali, tipico dei casi in cui esiste anche un setto vaginale; e, più raramente, mestruazioni abbondanti o irregolari.
Il capitolo più delicato riguarda la sfera riproduttiva. Le malformazioni uterine di per sé raramente impediscono il concepimento: la fertilità, cioè la capacità di rimanere incinta, nella maggior parte dei casi è conservata. Possono però aumentare il rischio di aborto spontaneo, di parto prematuro e di posizioni anomale del feto. Non a caso, fra le donne che hanno avuto aborti ripetuti la percentuale di anomalie uterine è più alta che nella popolazione generale. Questo non significa che una malformazione condanni a non avere figli: significa soltanto che quella gravidanza va seguita con qualche attenzione in più.
Come si fa la diagnosi
Gli strumenti diagnostici sono cambiati molto negli ultimi anni, in meglio. Oggi l'esame di riferimento è l'ecografia tridimensionale per via transvaginale: è ambulatoriale, non usa radiazioni, non richiede mezzi di contrasto e permette di ricostruire il profilo esterno e interno dell'utero, che è esattamente l'informazione necessaria per distinguere un utero setto da un utero bicorne. Quando l'immagine non è conclusiva, o quando la malformazione è complessa, si ricorre alla risonanza magnetica della pelvi, altrettanto precisa e ugualmente priva di radiazioni.
Queste due metodiche hanno di fatto sostituito gli esami più invasivi del passato. L'isterosalpingografia, che utilizza raggi X e mezzo di contrasto, resta utile soprattutto per valutare la pervietà delle tube, ma non permette di vedere il profilo esterno dell'utero. L'isteroscopia consente di guardare direttamente dentro la cavità uterina e, quando serve, di intervenire nella stessa seduta. La laparoscopia, un tempo necessaria per la diagnosi, oggi si esegue solo in casi selezionati o quando è già prevista una correzione chirurgica.
Perché si controllano anche i reni
C'è un'informazione pratica che vale la pena conoscere: l'apparato genitale e quello urinario si sviluppano nell'embrione fianco a fianco, a partire da strutture vicine. Per questo motivo le malformazioni uterine si associano con una certa frequenza ad anomalie renali, come l'assenza di un rene, un rene in posizione anomala o una duplicità delle vie urinarie. L'associazione è particolarmente frequente nell'utero unicorne e nell'utero didelfo. La regola condivisa è quindi semplice: quando si diagnostica una malformazione uterina si esegue anche un'ecografia dell'apparato urinario. È un esame rapido e indolore che può evitare sorprese in futuro.
Quando serve un trattamento
La risposta, nella maggioranza dei casi, è che non serve alcun trattamento. Una malformazione uterina scoperta per caso, in una donna senza sintomi e senza problemi riproduttivi, non va operata: si tratta di una caratteristica anatomica, non di una malattia da curare.
L'eccezione più importante è l'utero setto, l'unica forma per cui esiste una correzione chirurgica di provata utilità: la settoplastica isteroscopica, un intervento poco invasivo che rimuove il setto dall'interno, senza incisioni sull'addome, e che viene proposto soprattutto alle donne con aborti ripetuti. Per le altre malformazioni la chirurgia ricostruttiva è oggi molto rara e riservata a situazioni particolari, mentre nell'utero unicorne può essere indicata l'asportazione di un corno rudimentale non comunicante che causa dolore. Nessun intervento e nessun farmaco vanno decisi sulla base di una lettura: la scelta spetta al ginecologo, dopo una diagnosi precisa.
Quando rivolgersi al ginecologo
È opportuno parlarne con il proprio specialista in presenza di mestruazioni molto dolorose fin dall'adolescenza, di dolore persistente durante i rapporti, di difficoltà a ottenere una gravidanza dopo un anno di ricerca, di due o più aborti spontanei, o di un precedente parto molto prematuro. Ricordiamo che l'utero può presentare anche altre condizioni benigne e diffuse, come l'utero retroverso o i fibromi uterini, che non hanno nulla a che vedere con le anomalie congenite descritte in questa guida.
Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per la diagnosi e la terapia rivolgiti al tuo medico curante o a un ginecologo.
