Orgasmo femminile: anatomia, fisiologia e disturbi

di Nicolina Leone - Per molto tempo la sessualità femminile è stata poco studiata e raccontata attraverso pregiudizi. Oggi disponiamo di conoscenze anatomiche e fisiologiche solide, che permettono di affrontare l'argomento in termini medici, senza aspettative di prestazione e senza giudizi. Questa guida spiega che cos'è l'orgasmo femminile, quali strutture del corpo lo rendono possibile e quando ha senso parlarne con uno specialista.

Che cos'è l'orgasmo

L'orgasmo è un fenomeno neurofisiologico complesso: si genera nel sistema nervoso centrale ed è accompagnato da manifestazioni corporee ben definite, in particolare contrazioni ritmiche e involontarie della muscolatura del pavimento pelvico, della parete vaginale e dell'utero, insieme ad aumento della frequenza cardiaca, del respiro e della pressione arteriosa. Segue in genere una fase di rilassamento, favorita dal rilascio di ossitocina e di altri mediatori.

È importante sottolineare che non esistono orgasmi di serie A e di serie B. La distinzione fra orgasmo clitorideo e orgasmo vaginale, a lungo data per scontata, non trova conferma nella fisiologia: le vie nervose coinvolte sono in gran parte le stesse e le variazioni riguardano l'intensità e il vissuto soggettivo, non la qualità o la maturità della risposta.

L'anatomia: il ruolo del clitoride

I genitali esterni femminili, nel loro insieme detti vulva, comprendono le grandi labbra, le piccole labbra, il vestibolo con l'apertura vaginale e l'orifizio uretrale, e il clitoride. Il monte di Venere è invece il rilievo adiposo al di sopra della sinfisi pubica, non l'insieme dei genitali.

Il clitoride è l'organo dedicato in modo specifico al piacere ed è molto più esteso di quanto la parte visibile suggerisca. Quello che si osserva fra le piccole labbra è soltanto il glande, ricchissimo di terminazioni nervose; al di sotto proseguono il corpo, due radici che si prolungano per diversi centimetri lungo le branche del pube e due bulbi vestibolari che circondano la vagina. Nel complesso è una struttura erettile di alcuni centimetri, che in fase di eccitazione si riempie di sangue.

Il clitoride condivide con il pene l'origine embriologica, ma definirlo un pene in miniatura è fuorviante: ha una propria conformazione, una densità di terminazioni nervose superiore e nessuna funzione urinaria o riproduttiva. La sua unica funzione conosciuta è il piacere. La vagina, al contrario, è poco innervata nella porzione profonda, mentre il terzo esterno è sensibile anche perché circondato dalle strutture clitoridee.

Le fasi della risposta sessuale

Il modello classico descrive quattro fasi: eccitazione, con vasodilatazione dei genitali, lubrificazione vaginale e allungamento del canale vaginale; plateau, in cui la tensione muscolare aumenta e il glande del clitoride si ritrae sotto il proprio cappuccio; orgasmo; risoluzione. I modelli più recenti aggiungono un elemento decisivo: nella donna il desiderio non sempre precede l'eccitazione, ma spesso nasce dopo, in risposta a una stimolazione adeguata e a un contesto emotivo favorevole. È una precisazione utile, perché molte donne temono di avere un problema solo perché non avvertono desiderio spontaneo.

Orgasmo e penetrazione

È il punto più frainteso e va detto con chiarezza: la maggior parte delle donne non raggiunge l'orgasmo con la sola penetrazione vaginale. Gli studi disponibili indicano che solo una minoranza vi arriva regolarmente senza una stimolazione diretta del clitoride, mentre la larga maggioranza ha bisogno di quella stimolazione, da sola o associata al rapporto.

Questo dato non descrive un difetto né un problema di coppia: descrive il funzionamento fisiologico ordinario del corpo femminile, coerente con l'anatomia appena illustrata. Considerare la penetrazione l'unico parametro di riferimento ha prodotto per decenni ansia e senso di inadeguatezza del tutto ingiustificati. Anche i tempi variano molto da persona a persona e nelle diverse fasi della vita: anche questa variabilità rientra nella norma.

Il cosiddetto punto G

Negli anni Cinquanta il ginecologo Ernst Gräfenberg descrisse una zona della parete vaginale anteriore particolarmente sensibile alla stimolazione, che in seguito prese il suo nome. Le ricerche successive non hanno individuato una struttura anatomica distinta e definita: l'ipotesi oggi più accreditata è che quella sensibilità dipenda dai rapporti fra parete vaginale anteriore, radici e bulbi del clitoride e ghiandole parauretrali. Alcune donne riferiscono sensazioni intense stimolando quell'area, altre no: entrambe le esperienze sono normali e non c'è nulla da cercare o da dimostrare.

Quando si parla di anorgasmia

Si parla di anorgasmia, o disturbo dell'orgasmo femminile, quando la difficoltà o l'impossibilità di raggiungere l'orgasmo è persistente, si presenta nella maggior parte dei rapporti e provoca un disagio personale significativo. Il criterio del disagio è essenziale: se una donna vive serenamente la propria sessualità, non c'è alcun disturbo da diagnosticare.

Il disturbo si definisce primario se l'orgasmo non è mai stato sperimentato, secondario se compare dopo un periodo in cui era presente, generalizzato se riguarda ogni situazione oppure situazionale se si manifesta solo in determinate circostanze o con un determinato partner: quest'ultima distinzione orienta molto la valutazione.

Le cause possibili

Le cause sono spesso intrecciate. Sul versante organico rientrano le condizioni che riducono i livelli di estrogeni, come la menopausa, con secchezza vaginale e dolore durante il rapporto; le patologie neurologiche, il diabete e le malattie cardiovascolari; gli esiti di interventi chirurgici pelvici o di traumi ostetrici; le disfunzioni del pavimento pelvico; le alterazioni ormonali, fra cui un eccesso di prolattina, che può associarsi anche ad amenorrea e a calo del desiderio. Anche diversi farmaci interferiscono con la risposta sessuale, fra cui alcuni antidepressivi, antipsicotici e antipertensivi: non sospendere mai una terapia di propria iniziativa, ma parlarne con il medico che l'ha prescritta.

Sul versante psicologico e relazionale contano l'ansia da prestazione, i disturbi dell'umore, un'immagine negativa del proprio corpo, un'educazione sessuale carente o improntata al senso di colpa, la stanchezza cronica, i conflitti di coppia e le esperienze di abuso o violenza, che richiedono un supporto specialistico dedicato. Conta infine la qualità della comunicazione con il partner: poter dire che cosa risulta piacevole fa parte della fisiologia, non è un capriccio.

A chi rivolgersi

Se la situazione crea disagio, il primo passo è parlarne con il ginecologo, che può escludere cause organiche con una visita, verificare gli effetti dei farmaci in uso e, quando indicato, prescrivere esami ormonali. Da lì il percorso può proseguire con un sessuologo clinico o uno psicoterapeuta, eventualmente in coppia; in presenza di dolore o ipertono muscolare è spesso utile la riabilitazione del pavimento pelvico. La competenza del professionista è l'unico criterio di scelta che conta. Non esistono invece soluzioni rapide né prodotti miracolosi: diffidare di chi li promette è un buon punto di partenza.

Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per la diagnosi e la terapia rivolgiti al tuo medico curante o a un ginecologo.

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