Menopausa: sintomi, disturbi e terapie

La menopausa è la fine definitiva della funzione riproduttiva ovarica. Il termine deriva dal greco men, mese, e pausis, cessazione, e indica un evento preciso, non un lungo periodo: la menopausa si diagnostica retrospettivamente dopo dodici mesi consecutivi senza mestruazioni, in assenza di altre cause che possano giustificarne l'assenza. Tutto ciò che accade prima si chiama perimenopausa; ciò che viene dopo è la postmenopausa.

Quando arriva

In Italia l'età media della menopausa si colloca intorno ai cinquanta-cinquantadue anni, con un intervallo di normalità ampio, fra i quarantacinque e i cinquantacinque. Quando compare fra i quaranta e i quarantacinque anni si parla di menopausa precoce; prima dei quaranta si parla di insufficienza ovarica primaria, una condizione che richiede un inquadramento specialistico perché comporta un'esposizione molto più lunga alla carenza di estrogeni. Esiste anche una menopausa indotta, conseguenza dell'asportazione chirurgica delle ovaie o di trattamenti chemioterapici e radioterapici. L'età alla quale si arriva alla menopausa dipende in buona parte dalla familiarità; fra i fattori modificabili, il fumo è quello che più costantemente la anticipa.

La perimenopausa

La perimenopausa è la fase di transizione che precede l'ultima mestruazione e può durare da alcuni mesi a diversi anni. In questo periodo le ovaie funzionano ancora, ma in modo irregolare: i livelli ormonali oscillano invece di calare in modo lineare, e proprio queste oscillazioni spiegano perché i sintomi possano essere più intensi qui che dopo la menopausa vera e propria.

Il segno più caratteristico è il cambiamento del ciclo mestruale: i cicli si accorciano o si allungano, il flusso diventa più scarso o più abbondante, compaiono salti di uno o più mesi. È importante ricordare due cose: in perimenopausa la gravidanza è ancora possibile, e quindi la contraccezione va mantenuta finché il ginecologo non indica diversamente; qualsiasi sanguinamento che si presenti dopo un anno di assenza di mestruazioni non è mai da considerare normale e va sempre riferito al medico.

I sintomi

Le vampate di calore sono il sintomo più noto: un'ondata improvvisa di calore al volto, al collo e al torace, spesso seguita da sudorazione e brividi, della durata di pochi minuti. Interessano circa i tre quarti delle donne e, contrariamente a quanto si crede, possono proseguire per diversi anni. Quando si presentano di notte prendono il nome di sudorazioni notturne.

I disturbi del sonno sono frequenti e vengono raramente nominati: difficoltà ad addormentarsi, risvegli notturni, sonno non ristoratore. In parte dipendono dalle sudorazioni notturne, in parte da un effetto diretto della carenza ormonale sulla regolazione del sonno. Il risultato è una stanchezza diurna che a sua volta peggiora umore e concentrazione.

Sul piano psicologico si osservano labilità dell'umore, irritabilità, ansia e, in una minoranza di donne, veri episodi depressivi; il rischio è maggiore in chi ha già avuto in passato disturbi dell'umore o una sindrome premestruale importante. Molte donne riferiscono inoltre difficoltà di concentrazione e di memoria, che tendono a migliorare con il tempo. Completano il quadro i dolori articolari e muscolari, la ridistribuzione del grasso corporeo verso l'addome, l'assottigliamento della pelle e il diradamento dei capelli, e frequentemente una riduzione del desiderio sessuale.

La sindrome genitourinaria e la secchezza vaginale

È l'aspetto di cui si parla meno e che più incide sulla qualità della vita. La riduzione degli estrogeni rende la mucosa vaginale più sottile, meno elastica e meno lubrificata, e coinvolge anche l'uretra e la vescica. Ne derivano secchezza vaginale, bruciore, prurito, dolore durante i rapporti, piccoli sanguinamenti dopo i rapporti, urgenza urinaria e infezioni urinarie ricorrenti.

A differenza delle vampate, che tendono ad attenuarsi con gli anni, questi disturbi sono progressivi e non si risolvono spontaneamente: peggiorano se non trattati. Esistono rimedi semplici ed efficaci, dai lubrificanti e idratanti vaginali non ormonali agli estrogeni per uso locale a basso dosaggio, che agiscono sulla mucosa con un assorbimento sistemico minimo e sono utilizzabili anche da molte donne che non possono o non vogliono assumere ormoni per via generale. Non è un disturbo da sopportare in silenzio per imbarazzo: è una condizione medica con una terapia.

Le conseguenze a lungo termine

La carenza di estrogeni accelera la perdita di massa ossea: nei primi anni dopo la menopausa la riduzione è particolarmente rapida ed è la ragione per cui l'osteoporosi colpisce in prevalenza le donne dopo questa fase, con un aumento del rischio di fratture di polso, vertebre e femore. L'osteoporosi è silenziosa fino alla prima frattura, e per questo il ginecologo o il medico curante possono proporre, in presenza di fattori di rischio, la misurazione della densità ossea. Un apporto adeguato di calcio e vitamina D, l'attività fisica contro gravità, l'abolizione del fumo e la moderazione con l'alcol sono le misure preventive di base.

Con la menopausa viene inoltre meno la relativa protezione cardiovascolare di cui le donne godono in età fertile: il profilo dei grassi nel sangue tende a peggiorare e il rischio cardiovascolare si avvicina progressivamente a quello maschile. Il controllo di pressione, colesterolo e glicemia diventa quindi più importante che in passato.

La terapia ormonale sostitutiva

La terapia ormonale sostitutiva consiste nella somministrazione di estrogeni, associati a un progestinico nelle donne che non hanno subito l'asportazione dell'utero, allo scopo di compensare la carenza ormonale. Nel 2002 la pubblicazione dei primi risultati dello studio americano Women's Health Initiative, che segnalava un aumento del rischio di tumore della mammella e di eventi cardiovascolari, portò a un abbandono rapido e generalizzato di questa terapia.

Le analisi successive hanno mostrato che quella reazione fu eccessiva. Le donne arruolate in quello studio avevano un'età media di oltre sessant'anni e molte erano in menopausa da più di dieci anni: una popolazione diversa da quella che nella pratica clinica chiede aiuto per i sintomi, cioè donne intorno ai cinquanta. Le rivalutazioni successive hanno evidenziato che il rapporto fra benefici e rischi è nettamente più favorevole quando la terapia viene iniziata entro i primi dieci anni dalla menopausa o comunque prima dei sessant'anni, e che gli aumenti di rischio osservati, in termini assoluti, sono contenuti.

Oggi la terapia ormonale è considerata il trattamento più efficace per i sintomi vasomotori e per la sindrome genitourinaria, ed è ritenuta un'opzione ragionevole per donne selezionate e sintomatiche, in assenza di controindicazioni. Restano controindicazioni chiare: una storia di tumore della mammella o di altri tumori sensibili agli ormoni, sanguinamenti vaginali non spiegati, precedenti episodi di trombosi, malattie epatiche in fase attiva, pregresso infarto o ictus. Esistono inoltre alternative non ormonali per chi non può o non desidera assumere ormoni.

La decisione non si prende leggendo una pagina web né sulla base delle esperienze altrui: va costruita insieme al ginecologo, valutando l'intensità dei sintomi, l'età, gli anni trascorsi dalla menopausa, la storia personale e familiare, e rivista periodicamente nel tempo.

Stile di vita, controlli e segnali da non ignorare

Indipendentemente dalla scelta sulla terapia ormonale, alcune misure sono utili a tutte: attività fisica regolare che unisca lavoro aerobico ed esercizi di rinforzo muscolare, alimentazione varia con un apporto adeguato di calcio, controllo del peso, abolizione del fumo, moderazione con alcol e caffeina, che possono peggiorare le vampate. Vanno mantenuti i controlli di prevenzione oncologica previsti dai programmi di screening, che non si interrompono con la menopausa: la mammografia, il test per il tumore del collo dell'utero e lo screening del colon-retto. La visita ginecologica resta opportuna anche dopo la fine delle mestruazioni, in particolare in presenza di fibromi uterini o di altre condizioni già note.

È sempre da riferire al medico qualsiasi sanguinamento che compaia dopo dodici mesi di assenza di mestruazioni. Meritano una valutazione anche i sanguinamenti molto abbondanti o molto ravvicinati in perimenopausa, la comparsa di amenorrea prima dei quarant'anni, i sintomi vasomotori che disturbano il sonno o la vita quotidiana, il dolore durante i rapporti, le infezioni urinarie ricorrenti e un umore persistentemente depresso. Nessuno di questi disturbi è un prezzo da pagare in silenzio all'età.

Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per la diagnosi e la terapia rivolgiti al tuo medico curante o a un ginecologo.

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