Alopecia: perché cadono i capelli

di Nicolina Leone - Il termine alopecia deriva dal greco alopex, volpe: un accostamento nato dal fatto che questo animale perde il pelo a chiazze durante la muta. Con la parola si indica oggi qualsiasi diradamento o perdita di peli e capelli, ma sotto la stessa etichetta si nascondono condizioni molto diverse per causa, decorso e prognosi. Capire di quale forma si tratta è il primo passo, perché alcune si risolvono da sole, altre si possono rallentare e altre ancora lasciano un danno definitivo.

Ogni capello vive per anni in fase di crescita (anagen), attraversa una breve fase di transizione (catagen) e infine una fase di riposo (telogen) al termine della quale cade, mentre nel follicolo ne sta già crescendo uno nuovo. In condizioni normali una persona perde dai cinquanta ai cento capelli al giorno: trovarne alcuni sulla spazzola o nel piatto doccia non significa nulla. Il problema comincia quando la perdita è molto più abbondante del solito, quando dura da mesi o quando il cuoio capelluto comincia a intravedersi.

Alopecia androgenetica: la forma più frequente

È di gran lunga la causa più comune di diradamento in entrambi i sessi. Ha una base costituzionale e ormonale: nelle persone predisposte i follicoli di alcune aree del cuoio capelluto sono sensibili agli ormoni androgeni e in particolare al diidrotestosterone. A ogni ciclo il follicolo si rimpicciolisce, la fase di crescita si accorcia e il capello che ricresce è ogni volta più sottile, corto e chiaro, finché diventa una peluria quasi invisibile. Il processo si chiama miniaturizzazione. Non c'entra nulla, invece, l'eccesso di sebo: la seborrea può accompagnare l'alopecia androgenetica, ma non è la sua causa.

Negli uomini inizia in genere dopo la pubertà e disegna il quadro classico: stempiatura, poi diradamento del vertice, fino a lasciare solo la corona di capelli alle tempie e alla nuca, che restano perché i loro follicoli non sono sensibili agli androgeni. Nelle donne il disegno è diverso: il capello si dirada in modo diffuso sulla parte alta della testa, con allargamento della riga centrale, mentre l'attaccatura frontale di solito viene risparmiata. La comparsa è frequente in menopausa, ma può iniziare molto prima. Nella donna, un diradamento accompagnato da irregolarità mestruali, acne o aumento della peluria richiede accertamenti ormonali.

Telogen effluvium: la caduta diffusa e reversibile

È la forma che spaventa di più ed è anche quella con la prognosi migliore. Un evento stressante per l'organismo spinge in una sola volta una grande quota di follicoli nella fase di riposo; il risultato si vede due o tre mesi dopo, con una caduta abbondante e diffusa su tutta la testa, senza chiazze. I fattori tipici sono un parto, un intervento chirurgico, una malattia con febbre alta e prolungata, una dieta drastica o fortemente sbilanciata, una carenza marziale, un disturbo della tiroide, uno stress psicofisico intenso e alcuni farmaci.

La caratteristica fondamentale è che il follicolo non è distrutto: una volta rimossa la causa i capelli ricrescono, in genere nell'arco di sei-dodici mesi, spesso senza bisogno di alcuna terapia. Va invece cercata e corretta la causa di fondo, e per questo il medico può richiedere qualche esame del sangue mirato. La caduta dei capelli dopo cambiamenti ormonali o dopo chemioterapia rientra in un meccanismo simile, anche se in quest'ultimo caso il danno colpisce direttamente il capello in crescita.

Alopecia areata: le chiazze

Qui il meccanismo è autoimmune: il sistema immunitario aggredisce il follicolo pilifero e ne blocca l'attività. Il quadro tipico è la comparsa, spesso improvvisa, di una o più chiazze tonde completamente prive di capelli, con cute liscia e non infiammata. Può interessare anche la barba, le sopracciglia e le ciglia, e nelle forme estese arrivare alla perdita di tutti i capelli o di tutti i peli del corpo.

Lo stress viene spesso indicato come la causa, ma è una semplificazione: al massimo può agire da fattore scatenante in una persona predisposta. L'alopecia areata si associa con maggiore frequenza ad altre malattie autoimmuni, in particolare alle tiroiditi, che vale la pena escludere. Anche qui il follicolo non viene distrutto, quindi la ricrescita è possibile e in molte forme limitate avviene spontaneamente entro un anno; il decorso è però imprevedibile e le recidive sono frequenti.

Le alopecie cicatriziali

Sono il gruppo più delicato, perché il follicolo viene sostituito da tessuto fibroso e la perdita è definitiva. Rientrano in questa categoria gli esiti di ustioni profonde e di radioterapia, alcune micosi del cuoio capelluto trascurate, e malattie infiammatorie come il lichen planopilaris e il lupus eritematoso cutaneo. In questi casi la diagnosi precoce è decisiva: la terapia non recupera ciò che è già perso, ma può fermare l'estensione del danno. Un cuoio capelluto che si dirada con arrossamento, desquamazione, bruciore o dolore va valutato senza aspettare.

Esiste poi l'alopecia da trazione, causata da acconciature che tirano cronicamente i capelli, da extension e da trattamenti chimici ripetuti: all'inizio è reversibile, ma se la trazione continua per anni diventa anch'essa cicatriziale. Nei bambini una forma particolare è la tricotillomania, l'abitudine a tirarsi o strapparsi i capelli, che va affrontata anche sul piano comportamentale.

Come si arriva alla diagnosi

La visita dermatologica è il passaggio essenziale. Lo specialista osserva la distribuzione della perdita, esamina il cuoio capelluto con il dermatoscopio (tricoscopia), valuta lo stato del fusto e degli osti follicolari e, se serve, richiede esami del sangue mirati o una biopsia. Sono elementi che permettono di distinguere una forma reversibile da una cicatriziale, cosa che a occhio nudo è spesso impossibile. Autodiagnosticarsi guardando le fotografie in rete porta quasi sempre a perdere tempo prezioso.

Le terapie e che cosa aspettarsi davvero

Le opzioni con prove di efficacia esistono e sono diverse a seconda della forma: per l'alopecia androgenetica si utilizzano farmaci topici stimolanti la crescita e, negli uomini, farmaci sistemici che agiscono sul metabolismo degli androgeni; per l'alopecia areata si ricorre a corticosteroidi topici o intralesionali e, nelle forme gravi, a terapie immunomodulanti di introduzione recente. Sono tutti farmaci soggetti a prescrizione, con indicazioni, controindicazioni ed effetti indesiderati che vanno discussi caso per caso: per questo qui ci si limita a indicare le classi, mentre la scelta e il dosaggio spettano al dermatologo.

Due avvertenze pratiche. La prima: queste terapie richiedono costanza e tempo, i risultati si valutano non prima di quattro-sei mesi, e nell'alopecia androgenetica il beneficio si mantiene solo finché il trattamento prosegue. La seconda: le lozioni da banco e gli integratori pubblicizzati come risolutivi non fanno ricrescere i capelli. Un'integrazione ha senso solo se esiste una carenza documentata, per esempio di ferro o di vitamina D, e va comunque concordata con il medico; assumere alla cieca vitamine e minerali non serve e in qualche caso può fare danno.

Trapianto e cura quotidiana

Quando la perdita è stabilizzata e le aree donatrici sono sufficienti si può valutare l'autotrapianto, che consiste nel prelevare unità follicolari dalle zone non sensibili agli androgeni, di solito la nuca, e reimpiantarle nelle aree diradate. Si esegue in anestesia locale, richiede più sedute e i risultati definitivi si vedono dopo diversi mesi, il tempo necessario perché i follicoli riprendano il ciclo. È una chirurgia, con i suoi criteri di selezione: non è indicata nelle forme in evoluzione rapida né nelle alopecie cicatriziali attive. L'impianto di fibre sintetiche, un tempo proposto come alternativa, comporta un rischio non trascurabile di infezioni e reazioni da corpo estraneo e richiede manutenzioni periodiche: va considerato con molta prudenza.

Sul piano quotidiano non serve nulla di estremo. Lavare i capelli con la frequenza che serve e con un detergente delicato non li fa cadere di più; il balsamo non è vietato e anzi riduce lo stress meccanico della pettinatura; il phon usato a temperatura moderata e a distanza non provoca alcuna caduta. Vanno invece limitate le trazioni continue, le decolorazioni e le stirature chimiche ripetute. L'alopecia non è contagiosa in nessuna delle sue forme, con l'eccezione delle micosi del cuoio capelluto, che sono infezioni vere e proprie e vanno trattate come tali.

Il vissuto psicologico, infine, non va sottovalutato: la perdita dei capelli incide sull'immagine di sé e sulla vita di relazione, e parlarne con il medico fa parte del percorso di cura quanto la terapia. Se il diradamento vi preoccupa, il momento giusto per una visita è adesso e non fra due anni: nella maggior parte delle forme, prima si interviene e più capelli si conservano. Anche condizioni infiammatorie come la psoriasi o la dermatite del cuoio capelluto possono accompagnarsi a un aumento della caduta e vanno valutate insieme.

Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per la diagnosi e la terapia rivolgiti al tuo medico curante o a un dermatologo.

...........................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................
Contatti   |    Archivio   |    Privacy   |    Termini e condizioni   |     © Copyright 2013 lasaluteinpillole.it - supplemento alla rivista www.studiocataldi.it
...........................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................