Fuoco di Sant'Antonio: da dove viene il nome

di Nicolina Leone - "Fuoco di Sant'Antonio" è uno dei nomi popolari più conosciuti della medicina italiana, e anche uno dei più equivocati. Molti lo usano ogni giorno senza sapere che cosa indichi con precisione, da dove arrivi e perché parli di fuoco e di un santo. Questa pagina si occupa proprio del nome e della sua storia: per il quadro clinico, i sintomi, la terapia e il vaccino la scheda di riferimento è quella dell'herpes zoster.

Che cosa indica oggi il nome

Nell'uso corrente italiano il fuoco di Sant'Antonio è l'herpes zoster: nome popolare e nome scientifico designano la stessa identica malattia. Non sono due condizioni diverse, non è una forma più grave o più lieve dell'altra, non c'è alcuna distinzione clinica fra le due espressioni. Chi riceve dal medico una diagnosi di herpes zoster e chi sente dire dai familiari "ti è venuto il fuoco di Sant'Antonio" sta parlando dello stesso disturbo: la riattivazione, lungo un nervo, del virus della varicella rimasto latente nell'organismo dopo l'infezione infantile.

L'origine: il fuoco sacro del Medioevo

Il nome, però, non è nato per l'herpes zoster. Nell'Europa medievale l'espressione ignis sacer, "fuoco sacro", designava una malattia epidemica ben diversa e assai più temibile: l'ergotismo, un avvelenamento provocato dagli alcaloidi della segale cornuta, un fungo parassita che infestava le spighe di segale e finiva macinato nella farina, e quindi nel pane. Chi ne mangiava a lungo sviluppava una sofferenza dei vasi sanguigni con un dolore urente insopportabile alle mani e ai piedi, che diventavano prima freddi e scuri e nei casi peggiori andavano incontro a gangrena; in altre forme prevalevano convulsioni e disturbi psichici. Le epidemie, ricorrenti dal X-XI secolo in poi, colpivano soprattutto le popolazioni povere delle regioni in cui la segale era il cereale di base.

Chi era Sant'Antonio e perché il suo nome

Verso la fine dell'XI secolo, nel Delfinato, in Francia, sorse una comunità religiosa presso il luogo dove si riteneva fossero custodite le reliquie di Sant'Antonio abate, l'eremita egiziano vissuto fra il III e il IV secolo. Quella comunità, poi organizzata nell'ordine ospedaliero degli Antoniani, si dedicò in modo specifico all'assistenza dei malati di fuoco sacro, aprendo ospedali lungo le vie di pellegrinaggio di mezza Europa, Italia compresa.

I malati ricoverati miglioravano spesso in modo sorprendente, e il fatto fu attribuito all'intercessione del santo. La spiegazione, oggi, è molto più prosaica: negli ospizi degli Antoniani si mangiava pane preparato con cereali diversi e non contaminati, e la sola sospensione della farina di segale avariata bastava a interrompere l'intossicazione. Da quella fama nacque il legame fra la malattia e il santo, e il fuoco sacro diventò per tutti il fuoco di Sant'Antonio. Non a caso l'iconografia raffigura Sant'Antonio abate accompagnato dalle fiamme, oltre che dal bastone a tau e dal maiale.

Come il nome è passato all'herpes zoster

Con il miglioramento delle tecniche di conservazione e pulitura dei cereali, l'ergotismo si è praticamente estinto in Europa, ma il nome era ormai entrato nel parlato. La lingua comune lo ha allora trasferito, per somiglianza dei sintomi, a un altro disturbo caratterizzato da bruciore intenso e arrossamento della pelle: appunto l'herpes zoster. Il passaggio è avvenuto nel linguaggio popolare, non in quello medico, ed è il motivo per cui oggi un'espressione nata per un'intossicazione alimentare indica un'infezione virale che con l'ergotismo non ha nulla in comune.

Perché "fuoco" e quali sono gli altri nomi popolari

La parola "fuoco" descrive con notevole precisione l'esperienza di chi si ammala. Il dolore dello zoster non è un dolore da ferita: è un bruciore continuo, come di pelle scottata, spesso presente prima ancora che compaia qualsiasi segno visibile, e associato a un'ipersensibilità tale per cui anche il contatto del tessuto della camicia risulta insopportabile. Il termine zoster, del resto, viene dal greco e significa "cintura", per la disposizione a fascia delle vescicole su un solo lato del corpo.

Accanto a "fuoco di Sant'Antonio" circolano varianti come sfogo di Sant'Antonio e, in diverse aree del Paese, "fuoco selvatico" o espressioni dialettali equivalenti. Attenzione, però: alcune di queste denominazioni locali vengono usate in modo generico per qualunque eruzione che brucia, herpes labiale compreso, e in ambito medico non hanno alcun valore. Un nome popolare non è mai una diagnosi.

I falsi miti più diffusi

Attorno a questo nome si è stratificata una quantità di credenze, alcune innocue e altre pericolose perché ritardano la cura.

  • "Se il fuoco fa il giro completo della vita si muore": è la convinzione più radicata ed è falsa. L'eruzione segue il territorio di una singola radice nervosa e si arresta sulla linea mediana del corpo, quindi il "giro completo" semplicemente non avviene nelle forme comuni.
  • "È contagioso, sta' lontano": lo zoster non si prende da chi ce l'ha. Il liquido delle vescicole può però trasmettere la varicella a chi non l'ha mai avuta, che si ammalerà di varicella e non di zoster.
  • "È solo stress": lo stress è un possibile fattore scatenante, non la causa. La causa è un virus preciso, già presente nell'organismo.
  • "Si cura con le segnature, le preghiere o gli impacchi della nonna": sono pratiche prive di efficacia, e affidarvisi fa perdere le prime ore, che sono quelle in cui la terapia antivirale rende di più.
  • "Viene una volta sola": nella maggioranza dei casi è così, ma le recidive sono possibili, soprattutto se le difese immunitarie restano indebolite.

Che cosa fare in pratica

Se compare un dolore urente circoscritto a una fascia di pelle di un solo lato del corpo, seguito da vescicole a grappolo, la cosa utile è una sola: rivolgersi subito al medico, perché la terapia è tanto più efficace quanto prima viene iniziata. Se le vescicole interessano il volto, il contorno degli occhi o il naso serve anche una valutazione oculistica urgente. Tutti i dettagli su sintomi, terapia, complicanze e vaccino sono nella pagina dedicata all'herpes zoster; per le altre infezioni erpetiche vedi la panoramica sugli herpes e la scheda sull'herpes simplex.

Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per la diagnosi e la terapia rivolgiti al tuo medico curante o a un dermatologo.

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