Vitiligine
di Nicolina Leone - La vitiligine è una malattia della pelle che si manifesta con macchie bianche, ben delimitate, dovute alla perdita del pigmento. Interessa circa una persona su cento nel mondo, senza differenze fra uomini e donne e in tutti i tipi di pelle.
Due cose vanno dette subito, perché sono quelle che pesano di più nella vita di chi ne soffre: la vitiligine non è contagiosa - non si trasmette in nessun modo, con il contatto, in piscina o condividendo oggetti - e non è una malattia dolorosa né pericolosa per la salute generale. Il suo peso è soprattutto estetico e, di conseguenza, psicologico.
Che cos'è e perché compare
La vitiligine è oggi considerata una malattia autoimmune: il sistema immunitario, per motivi non del tutto chiariti, riconosce come estranei i melanociti, le cellule dell'epidermide che producono la melanina, e li distrugge. Dove i melanociti scompaiono la pelle resta priva di pigmento e appare bianco latte.
Una precisazione utile: il numero di melanociti è sostanzialmente simile in tutte le persone. Ciò che cambia da individuo a individuo, e determina il colore della pelle, è la quantità e il tipo di melanina che quelle cellule producono. Per questo la vitiligine è semplicemente più visibile sulle carnagioni scure, ma non è più frequente.
I melanociti non colorano solo la pelle: intervengono anche nella pigmentazione di capelli e peli, e infatti nelle aree colpite i peli possono diventare bianchi.
Le lesioni compaiono in genere in modo graduale e possono interessare qualunque sede, ma preferiscono il viso, il contorno di occhi e bocca, le mani, i polsi, le ascelle, l'inguine e le aree sottoposte a sfregamento o a traumi ripetuti. Spesso ci si accorge delle macchie alla prima esposizione al sole, quando la pelle circostante si abbronza e il contrasto diventa evidente.
Il decorso è imprevedibile: la malattia può restare stabile per anni, estendersi a ondate oppure, in una minoranza di casi, ripigmentare spontaneamente in parte.
Le forme della vitiligine
- Vitiligine non segmentale (o generalizzata): la forma più comune, con macchie tendenzialmente simmetriche sui due lati del corpo. È quella con il meccanismo autoimmune più evidente e con l'andamento più variabile.
- Vitiligine segmentale: interessa una sola area, spesso di un solo lato del corpo. Compare in genere in età giovanile, progredisce per un periodo limitato e poi tende a stabilizzarsi.
- Forme localizzate o universali: da poche chiazze isolate fino, molto raramente, alla depigmentazione della quasi totalità della superficie corporea.
I fattori che entrano in gioco
Non esiste una causa unica: si ritiene che serva una predisposizione genetica su cui agiscono uno o più fattori scatenanti.
- Predisposizione familiare: una parte dei pazienti ha un parente con vitiligine, ma la trasmissione non è diretta e avere un genitore affetto non significa ammalarsi.
- Autoimmunità: la vitiligine si associa con frequenza superiore alla media ad altre malattie autoimmuni, in particolare alle tireopatie, e inoltre a diabete di tipo 1, anemia perniciosa e alcune forme di alopecia.
- Stress ossidativo: un accumulo di perossido di idrogeno e di altri radicali nell'epidermide danneggia i melanociti e li rende bersaglio del sistema immunitario.
- Traumi e sfregamento: nuove chiazze possono comparire dove la pelle è stata ferita, scottata o sollecitata a lungo.
- Alcune sostanze chimiche, in particolare i derivati fenolici presenti in certi prodotti industriali, per la pulizia o per la colorazione, possono innescare la depigmentazione nei soggetti predisposti.
- Stress psicofisico intenso: viene riferito spesso come evento che precede l'esordio, anche se il nesso non è dimostrato.
Diagnosi
Alla comparsa delle prime macchie bianche conviene rivolgersi al dermatologo. Nella maggior parte dei casi la diagnosi è clinica e immediata; per i casi dubbi e per valutare l'estensione reale sulle pelli chiare è molto utile la lampada di Wood, che emette una luce ultravioletta sotto la quale le aree prive di melanina risaltano nettamente.
Poiché la vitiligine si accompagna spesso ad altre condizioni autoimmuni, il medico prescrive di regola gli esami della funzione tiroidea e degli autoanticorpi correlati, oltre a un emocromo e, se indicato, alla ricerca di anticorpi antinucleo. La biopsia cutanea è raramente necessaria.
Fotoprotezione: la misura più importante
Le zone depigmentate sono completamente prive della protezione naturale offerta dalla melanina: si scottano con estrema facilità, anche con esposizioni brevi, e le scottature possono a loro volta favorire la comparsa di nuove chiazze.
La protezione solare quotidiana è quindi parte integrante della gestione della malattia, non un consiglio accessorio. Si usa una crema a protezione molto alta su tutte le zone scoperte, si riapplica ogni due ore e dopo il bagno, si evitano le ore centrali della giornata e si preferiscono indumenti coprenti, cappello e occhiali. La fotoprotezione ha anche un secondo vantaggio pratico: limitando l'abbronzatura della pelle sana riduce il contrasto e rende le macchie meno evidenti. Le lampade abbronzanti sono da evitare.
Le terapie disponibili oggi
È giusto essere chiari: non esiste una cura che garantisca la guarigione, i risultati sono variabili da persona a persona e i tempi sono lunghi: qualunque trattamento va proseguito per mesi prima di poterne giudicare l'effetto, e alcune sedi - in particolare mani, piedi e labbra - rispondono molto meno di altre. Detto questo, le possibilità sono cresciute parecchio negli ultimi anni e vale la pena parlarne con il dermatologo.
- Corticosteroidi topici: spesso il primo trattamento nelle forme limitate e in fase attiva, con cicli definiti e controllati dal medico.
- Inibitori topici della calcineurina: particolarmente indicati su viso e collo, perché non assottigliano la pelle e si prestano a un uso più prolungato.
- Inibitori topici delle Janus chinasi (JAK): la novità terapeutica più rilevante degli ultimi anni per la vitiligine non segmentale, con risultati incoraggianti soprattutto sul viso. Sono farmaci soggetti a prescrizione specialistica e a monitoraggio.
- Fototerapia UVB a banda stretta: eseguita in ambiente medico, è il trattamento di riferimento per le forme estese e viene spesso associata alle terapie topiche.
- Terapie chirurgiche: innesti e trapianti di melanociti sono riservati alle forme stabili da tempo e non responsive, in centri specializzati.
- Camouflage cosmetico: prodotti coprenti specifici, oggi molto efficaci e resistenti, che permettono di uniformare l'aspetto della pelle. Non curano nulla, ma migliorano moltissimo la vita quotidiana e non vanno considerati una soluzione di ripiego.
Nessuna automedicazione e nessun dosaggio deciso da soli: tutti questi trattamenti richiedono l'indicazione e il controllo del dermatologo. Le proposte di terapie alternative che promettono la guarigione non hanno riscontri scientifici, e diffidare da chi le garantisce è il primo modo per non perdere tempo e denaro.
L'impatto psicologico
È la parte più pesante della malattia, e troppo spesso la meno considerata. Chi ha la vitiligine convive con lo sguardo altrui, con domande indiscrete, a volte con l'idea infondata che si tratti di qualcosa di contagioso. Il risultato può essere imbarazzo, tendenza a coprirsi e a evitare mare, piscina e palestra, isolamento sociale, ansia e depressione. Negli adolescenti l'effetto sull'immagine di sé è particolarmente forte.
Questo aspetto va affrontato apertamente, non ridimensionato con un "è solo un fatto estetico". Parlarne con il dermatologo, chiedere un supporto psicologico quando serve, rivolgersi alle associazioni di pazienti e usare senza esitazione il camouflage se aiuta a stare meglio sono tutte scelte legittime ed efficaci.
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Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per la diagnosi e la terapia rivolgiti al tuo medico curante o a un dermatologo.

