Herpes zoster
L'herpes zoster, conosciuto in Italia soprattutto con il nome popolare di fuoco di Sant'Antonio, è un'infezione causata dal virus varicella-zoster (VZV). Si manifesta con un'eruzione di vescicole raggruppate, distribuite lungo una fascia di pelle di un solo lato del corpo, accompagnata da un dolore che spesso è il disturbo principale, più delle lesioni cutanee.
Non si prende dagli altri: è un virus che si risveglia
È il punto che quasi tutti sbagliano. Lo zoster non si contrae da una persona malata: è la riattivazione di un virus che era già dentro l'organismo. Chi ha avuto la varicella, quasi sempre da bambino, non elimina il VZV a guarigione avvenuta: il virus si ritira nei gangli nervosi sensitivi e vi resta latente, tenuto a bada dal sistema immunitario. Anni o decenni dopo, se il controllo immunitario si allenta, il virus risale lungo il nervo e riemerge sulla pelle nel territorio innervato da quella radice. Ne consegue una regola semplice: l'herpes zoster può colpire solo chi ha già avuto la varicella, o chi ha ricevuto il vaccino contro la varicella con virus vivo attenuato.
Chi rischia e chi può essere contagiato
Il rischio aumenta con l'età, in particolare dopo i 50 anni, per il fisiologico calo dell'immunità specifica; aumenta inoltre nelle persone con difese compromesse da malattie o terapie e nei periodi di forte stress o convalescenza. Più raramente la malattia può comparire anche nei giovani adulti.
Il contagio esiste, ma in una direzione diversa da quella che si immagina. Il liquido delle vescicole contiene virus vivo: una persona con herpes zoster in fase attiva può trasmettere il virus della varicella a chi non l'ha mai avuta e non è vaccinato, il quale sviluppa la varicella, non lo zoster. La trasmissione avviene per contatto con le lesioni e cessa quando tutte le vescicole si sono ricoperte di crosta. Per questo è prudente coprire l'eruzione ed evitare il contatto con neonati, donne in gravidanza non immuni e persone immunodepresse.
I sintomi e la distribuzione a fascia
Nei giorni che precedono l'eruzione compaiono spesso dolore urente, formicolio, prurito o una spiacevole ipersensibilità della pelle in una zona ben delimitata, talvolta con febbre, mal di testa e stanchezza. Poi arriva l'eruzione: chiazze rosse su cui si formano vescicole a grappolo, che si torbidano, si rompono e si incrostano nell'arco di una-due settimane.
La caratteristica più riconoscibile è la distribuzione: le lesioni occupano un dermatomero, cioè la striscia di pelle servita da una singola radice nervosa, e si fermano nettamente sulla linea mediana, senza superarla. Le sedi più frequenti sono il torace e l'addome, seguiti dal volto. Esiste anche una forma senza vescicole, con il solo dolore, chiamata zoster sine herpete, di diagnosi più difficile.
Lo zoster dell'occhio è un'urgenza
Quando lo zoster interessa il territorio del nervo oftalmico, con vescicole su fronte, palpebra, contorno oculare e soprattutto sulla punta o sul lato del naso, si parla di zoster oftalmico. In questi casi il virus può coinvolgere cornea, congiuntiva e strutture interne dell'occhio, con rischio concreto per la vista: serve una valutazione oculistica urgente, senza aspettare. Richiede attenzione immediata anche lo zoster dell'orecchio, che può associarsi a paralisi del volto, vertigini e disturbi dell'udito.
La nevralgia post-erpetica
È la complicanza più frequente e più temuta: un dolore neuropatico che persiste nella zona colpita anche dopo la guarigione completa della pelle, per mesi e talvolta oltre l'anno. Può presentarsi come bruciore continuo, fitte improvvise o dolore evocato dal semplice sfioramento dei vestiti, e nelle forme intense incide pesantemente su sonno e umore. Il rischio cresce con l'età e con l'intensità del dolore in fase acuta. Non si tratta con i comuni antidolorifici: esistono terapie specifiche per il dolore neuropatico, che il medico sceglie caso per caso.
La terapia: contano le prime 72 ore
Il trattamento si basa sui farmaci antivirali per bocca, che riducono la durata dell'eruzione, l'intensità del dolore acuto e la probabilità di nevralgia post-erpetica. La loro efficacia dipende in modo critico dalla precocità: vanno iniziati il prima possibile, idealmente entro 72 ore dalla comparsa delle vescicole. Per questo, davanti a un'eruzione dolorosa a fascia su un lato del corpo, non conviene aspettare qualche giorno per vedere come evolve: si va dal medico subito. Alla terapia antivirale si affiancano il controllo del dolore e la cura locale delle lesioni, che vanno tenute pulite e asciutte e non vanno grattate. La scelta della molecola e delle dosi spetta al medico e varia con l'età, la funzione renale e le altre terapie in corso.
Il vaccino
Esiste un vaccino contro l'herpes zoster, diverso da quello contro la varicella, indicato a chi la varicella l'ha già avuta. In Italia è raccomandato e offerto gratuitamente dai 65 anni di età, e in età più giovane alle persone con determinate condizioni di rischio, come alcune malattie croniche o l'immunodepressione. La vaccinazione riduce sia la probabilità di ammalarsi sia, nel caso, il rischio di nevralgia post-erpetica. Le indicazioni e i richiami vanno verificati con il medico curante o con il servizio vaccinale della propria ASL.
Vedi anche: le infezioni da virus erpetici e l'herpes simplex, che è una malattia diversa causata da un virus diverso.
Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per la diagnosi e la terapia rivolgiti al tuo medico curante o a un dermatologo.

