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Acrodermatite cronica atrofizzante (dermatite atrophicans)

Aggiornato a novembre 2026

In breve

  • L'acrodermatite cronica atrofizzante è la manifestazione tardiva della malattia di Lyme sulla pelle: la causa è un batterio, la Borrelia, trasmesso dalle zecche.
  • Compare mesi o anni dopo il morso, di solito su un braccio o una gamba: prima gonfiore e colore rosso-violaceo, poi una pelle sottile come carta.
  • La diagnosi si conferma con gli esami del sangue per la Borrelia e con una biopsia della pelle.
  • Si cura con un ciclo di antibiotici di tre-quattro settimane: l'infiammazione regredisce, mentre la pelle già assottigliata migliora poco.
  • Dopo una passeggiata nei boschi controlla la pelle e togli subito le zecche; se compare una chiazza rossa che si allarga, vai dal medico.

L'acrodermatite cronica atrofizzante, indicata nei testi più datati con il nome latino di dermatite atrophicans o acrodermatite cronica atrofica di Herxheimer, è una malattia della pelle rara ma tutt'altro che banale, perché rappresenta la manifestazione cutanea tardiva della malattia di Lyme. Non è quindi una dermatite qualsiasi: è il segno visibile di un'infezione batterica che dura da anni. Riconoscerla significa risalire alla causa e poterla trattare.

Il legame con la malattia di Lyme

La malattia di Lyme, o borreliosi, è causata da batteri del gruppo Borrelia trasmessi all'uomo dal morso di una zecca infetta. In Europa l'acrodermatite cronica atrofizzante è associata soprattutto alla specie Borrelia afzelii, ed è la manifestazione cutanea tardiva più frequente della malattia nel nostro continente; è invece praticamente assente in Nord America, dove circolano altre specie.

L'infezione si sviluppa per stadi. Nella fase iniziale, giorni o settimane dopo la puntura, compare l'eritema migrante: una chiazza rossa che si allarga attorno al punto del morso, spesso schiarendo al centro fino ad assumere un aspetto ad anello. In una fase intermedia possono comparire manifestazioni articolari, neurologiche o cardiache. L'acrodermatite appartiene alla fase tardiva e può presentarsi a distanza di mesi o di molti anni dal contagio: una parte dei pazienti non ricorda né la zecca né l'eritema iniziale.

Come si presenta: la fase infiammatoria

Il quadro comincia con una fase infiammatoria caratterizzata da un gonfiore pastoso e da chiazze di colore rosso-violaceo o bluastro, tipicamente su una sola estremità. Con il passare dei mesi le lesioni si allargano fino a coinvolgere tutta la zona. Il disturbo riferito più spesso è una sensazione di prurito, bruciore o dolore locale, mentre in altri casi la pelle appare alterata senza dare sintomi.

Un elemento che aiuta il sospetto diagnostico è la sede: l'acrodermatite compare di solito sulle estremità - gambe, dorso dei piedi, mani, avambracci - e spesso proprio sull'arto dove anni prima si era verificata la puntura o era comparso l'eritema migrante poi guarito spontaneamente.

La fase atrofica

Se non trattata, l'infiammazione può durare anni ed evolvere lentamente verso la fase atrofica, che è la caratteristica da cui la malattia prende il nome. La cute diventa progressivamente assottigliata, secca, translucida e priva di peli, tanto che si paragona alla carta di sigaretta: attraverso di essa si intravedono nettamente le vene superficiali e i tendini. La pelle perde elasticità ed è più fragile e più lenta a guarire in caso di ferite.

In una parte dei casi si associano noduli fibrosi in prossimità delle articolazioni di gomito e ginocchio, e un interessamento dei tessuti sottostanti, con dolori articolari e una neuropatia periferica che si manifesta con formicolii, ridotta sensibilità o dolore neuropatico dell'arto colpito. Questo è il punto che rende importante la diagnosi precoce: mentre la fase infiammatoria regredisce con la terapia, il danno atrofico già instaurato è in gran parte irreversibile.

Chi colpisce e come si arriva alla diagnosi

La malattia interessa in prevalenza gli adulti e gli anziani, con una netta prevalenza nelle donne, ed è molto rara nei bambini. Sono più esposte le persone che frequentano boschi, prati alti e aree rurali dove le zecche sono presenti.

Il sospetto nasce dall'aspetto clinico e dalla sede tipica, ma richiede conferma. Servono la sierologia, che in questa fase mostra costantemente anticorpi di classe IgG contro Borrelia a titolo elevato, e la biopsia cutanea, sulla quale si può anche cercare il batterio con tecniche di biologia molecolare. La diagnosi differenziale si pone con l'insufficienza venosa cronica, con l'atrofia da corticosteroidi applicati a lungo, con la sclerodermia localizzata e con altre forme di dermatite cronica: quadri che a occhio possono somigliare, ma che hanno cure completamente diverse.

La terapia

Il trattamento è antibiotico e si basa su un ciclo prolungato, in genere di tre-quattro settimane, con farmaci attivi su Borrelia: la scelta della molecola, della via di somministrazione e della durata spetta al medico, che valuta anche l'eventuale coinvolgimento neurologico. La risposta è buona sul versante infiammatorio: il gonfiore e il colorito violaceo regrediscono e i dolori migliorano, spesso in modo lento e nel corso di diversi mesi. Le aree già atrofiche, invece, migliorano poco e di solito non tornano come prima. Dopo la terapia gli anticorpi restano positivi a lungo, per cui la sierologia non serve a verificare la guarigione: il controllo è clinico.

Prevenzione: attenzione alle zecche

Poiché tutto parte da una puntura, la prevenzione è concreta. Nelle escursioni in aree boschive conviene indossare abiti chiari a maniche e gambe lunghe, restare sui sentieri battuti ed evitare l'erba alta. Al rientro va fatto un controllo accurato della pelle, comprese pieghe, cuoio capelluto e zone nascoste, anche ai bambini. Una zecca individuata va rimossa al più presto, afferrandola con una pinzetta il più vicino possibile alla pelle e tirando con delicatezza, senza schiacciarla e senza applicare olio, alcol o fiamme: la rimozione rapida riduce nettamente il rischio di trasmissione. Se nelle settimane successive compare una chiazza rossa che si allarga, o insorge febbre, si consulta subito il medico. Curare la malattia di Lyme nella sua fase iniziale è il modo più efficace per non arrivare mai all'acrodermatite cronica atrofizzante.

Guide correlate

Fonti

  1. NICE, Lyme disease (NG95) (consultato a novembre 2026).
  2. Istituto superiore di sanità, EpiCentro, Borreliosi di Lyme (consultato a novembre 2026).