Dermatite da pannolino (dermatite ammonicalis)
La dermatite da pannolino è l'infiammazione della pelle dell'area coperta dal pannolino: glutei, genitali, basso ventre e radice delle cosce. È il disturbo cutaneo più comune dei primi due anni di vita e prima o poi interessa quasi tutti i bambini, con un picco fra i sei e i dodici mesi. Il vecchio nome latino dermatite ammonicalis, che si incontra ancora nei testi più datati, nasce dall'idea che la responsabile fosse l'ammoniaca prodotta dall'urina. Oggi sappiamo che quella spiegazione è incompleta: l'ammoniaca da sola non basta a provocare l'infiammazione, e il meccanismo è più articolato.
Perché compare
Alla base c'è il contatto prolungato della pelle con urina e feci in un ambiente chiuso e umido. L'umidità indebolisce lo strato corneo, che diventa più fragile e permeabile; lo sfregamento del pannolino su una pelle così indebolita provoca microlesioni; gli enzimi contenuti nelle feci, in particolare lipasi e proteasi, aggrediscono la barriera cutanea, e la loro attività aumenta quando l'urina, decomponendosi, alza il pH della zona. È la somma di questi fattori a produrre l'irritazione, non un singolo colpevole.
Aumentano il rischio i cambi poco frequenti, gli episodi di diarrea, la dentizione, l'assunzione di antibiotici, i detergenti aggressivi e le salviettine profumate. Nei bambini con pelle atopica il problema è più frequente e più ostinato.
Come si riconosce
La forma tipica, detta dermatite irritativa da contatto, si presenta come un arrossamento lucido, a volte con puntini rilevati o lieve desquamazione, distribuito sulle superfici convesse che toccano il pannolino: glutei, cosce, pube. Un dettaglio molto utile è che di norma risparmia le pieghe inguinali, perché lì il pannolino non appoggia. Il bambino può essere irritabile e piangere durante il cambio o il bagnetto.
Nelle forme più intense compaiono aree erose, con la pelle che appare come scorticata, e il fastidio diventa evidente. Non è una malattia contagiosa e nella grande maggioranza dei casi si risolve in pochi giorni con le sole misure locali.
Quando c'entra la candida
Se l'arrossamento dura oltre i tre-quattro giorni, la Candida albicans può colonizzare la zona e cambiare il quadro. La dermatite da candida ha un aspetto riconoscibile: rosso vivo, margini netti, e soprattutto interessa le pieghe invece di risparmiarle. Attorno alla chiazza principale si vedono piccole papule e pustole isolate, chiamate lesioni satelliti, che sono il segno più caratteristico. Talvolta si accompagna a mughetto in bocca.
Qui le sole creme barriera non bastano e serve un antimicotico topico prescritto dal pediatra: si veda anche la pagina sulle micosi cutanee. Nella stessa sede possono manifestarsi anche altre condizioni che richiedono un approccio diverso, come la dermatite seborroica, la psoriasi del lattante, l'impetigine e le forme allergiche da contatto: per un inquadramento generale si veda la pagina sulla dermatite.
Che cosa fare tutti i giorni
La cura si basa su poche regole semplici, che sono anche la migliore prevenzione.
- Cambiare spesso il pannolino, appena è bagnato o sporco, anche di notte nei periodi critici. È la misura più efficace in assoluto.
- Detergere con delicatezza, con acqua tiepida e un detergente non aggressivo, tamponando senza strofinare. Durante la fase acuta è meglio evitare le salviettine, soprattutto se contengono alcol o profumo.
- Asciugare bene e lasciare la pelle all'aria per qualche minuto a ogni cambio: l'aria è il miglior alleato contro l'umidità.
- Applicare a ogni cambio una pasta protettiva all'ossido di zinco, in strato spesso, che isola la pelle da urina e feci. Non va rimossa completamente a ogni cambio strofinando: basta ripulire il grosso e riapplicare.
- Usare pannolini della misura giusta, senza stringere troppo.
Eventuali creme al cortisone vanno usate solo se prescritte dal pediatra, a bassa potenza e per pochi giorni: la pelle del bambino assorbe molto più di quella dell'adulto e il pannolino, essendo occlusivo, aumenta ulteriormente l'assorbimento.
Perché il talco non è raccomandato
Il talco è stato per decenni un gesto automatico al momento del cambio, ma oggi non è più consigliato. Il motivo principale è il rischio di inalazione: le particelle finissime sollevate dalla confezione possono essere respirate dal bambino e provocare irritazione delle vie aeree, con episodi anche gravi. In più il talco non aggiunge nulla di utile, perché assorbe l'umidità ma non crea alcuna barriera fra la pelle e le urine, e a contatto con l'umidità tende a formare grumi che aumentano lo sfregamento. Al suo posto si usa una pasta all'ossido di zinco. Da evitare anche i prodotti contenenti acido borico, i disinfettanti alcolici e i rimedi casalinghi improvvisati.
Quando sentire il pediatra
Conviene farsi vedere se l'arrossamento non migliora dopo tre o quattro giorni di cura corretta, se peggiora rapidamente, se compaiono bolle, croste giallastre, ulcerazioni o noduli, se il bambino ha febbre o appare sofferente, se le lesioni si estendono oltre l'area del pannolino o se il disturbo continua a ripresentarsi. Sono tutte situazioni in cui la semplice irritazione lascia il posto a qualcosa che richiede una diagnosi.
Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per la diagnosi e la terapia rivolgiti al tuo medico curante o a un dermatologo.
Vedi in questa categoria: La Dermatite - La Dermatite Ammonicalis - La Dermatite Atrophicans Maculosa - Dermatite Herpetiformis

