Artrite reattiva: cause, sintomi e cure

Che cos'è l'artrite reattiva

di Nicolina Leone - L'artrite reattiva è un'infiammazione delle articolazioni che compare a distanza di alcune settimane da un'infezione avvenuta altrove nell'organismo, tipicamente nell'intestino o nelle vie genitourinarie. Il nome dice esattamente questo: l'articolazione non è infettata, ma "reagisce" a un'infezione che si è verificata in un altro distretto.

È un punto che genera molti equivoci ed è bene chiarirlo subito. Nell'artrite reattiva il germe non si trova dentro l'articolazione: il liquido articolare è sterile. Il meccanismo è immunologico, cioè il sistema immunitario attivato contro il microrganismo finisce per aggredire anche le strutture articolari. È una situazione completamente diversa dall'artrite settica, in cui il batterio è realmente presente nel giunto e che rappresenta invece un'emergenza medica.

L'artrite reattiva rientra nel gruppo delle spondiloartriti sieronegative, insieme alla spondilite anchilosante e all'artrite psoriasica: in tutte queste forme il fattore reumatoide risulta assente. Colpisce soprattutto giovani adulti fra i 20 e i 40 anni.

La vecchia denominazione di sindrome di Reiter, ancora presente in molti testi divulgativi, è oggi abbandonata: sia per ragioni storiche legate alla figura del medico a cui era intitolata, sia perché descriveva solo la minoranza di casi che presentano contemporaneamente artrite, congiuntivite e uretrite. Il termine corretto è artrite reattiva.

Le cause: quali infezioni la scatenano

I microrganismi più frequentemente coinvolti appartengono a due gruppi:

  • Infezioni intestinali, generalmente sostenute da salmonella, shigella, campylobacter o yersinia, cioè i germi delle gastroenteriti da alimenti contaminati
  • Infezioni genitourinarie, in primo luogo da clamidia, trasmessa per via sessuale e spesso del tutto silente, soprattutto nella donna

Fra l'infezione e la comparsa dei dolori articolari passano di solito da una a quattro settimane. Proprio questo intervallo fa sì che il paziente non colleghi i due eventi e non ne parli al medico: riferire una diarrea o un'uretrite avute il mese precedente può essere l'informazione decisiva per la diagnosi.

Non tutti coloro che contraggono queste infezioni sviluppano l'artrite: entra in gioco una predisposizione genetica, legata in particolare all'antigene HLA-B27, presente in una quota rilevante dei pazienti e associato alle forme più severe e più inclini a cronicizzare. L'artrite in sé non è contagiosa: può essere trasmessa l'infezione che l'ha scatenata, non la malattia articolare.

I sintomi

Il quadro tipico è un'artrite asimmetrica, che interessa poche articolazioni e predilige gli arti inferiori:

  • Gonfiore, calore e dolore di ginocchio, caviglia o piede, con esordio spesso improvviso
  • Entesite: dolore nei punti di inserzione dei tendini sull'osso, in particolare al tallone (tendine d'Achille e fascia plantare)
  • Dattilite, cioè il gonfiore di un intero dito del piede o della mano, che assume l'aspetto di un salsicciotto
  • Dolore lombare e gluteo di tipo infiammatorio, che peggiora con il riposo notturno e migliora con il movimento
  • Congiuntivite o, più raramente, uveite, con occhio arrossato, dolente e sensibile alla luce
  • Bruciore a urinare o secrezioni uretrali
  • Lesioni cutanee del palmo delle mani o della pianta dei piedi e piccole ulcere della bocca, in genere indolori
  • Febbre, stanchezza marcata e senso generale di malessere

La comparsa di un occhio rosso e dolente o di una limitazione della vista va segnalata subito: richiede una valutazione oculistica rapida.

Come si arriva alla diagnosi

Non esiste un esame che da solo confermi l'artrite reattiva: la diagnosi nasce dal collegamento fra un'infezione recente e un'artrite comparsa poco dopo. Gli accertamenti utili sono:

  • VES e proteina C reattiva, elevate nella fase attiva
  • Emocromo ed esame delle urine
  • Ricerca dell'agente infettivo: tampone uretrale o cervicale e test urinari per la clamidia, coprocoltura se c'è stata una gastroenterite
  • HLA-B27, utile come elemento di supporto ma non decisivo da solo
  • Fattore reumatoide e anticorpi anti-CCP, che risultano negativi e aiutano a escludere l'artrite reumatoide
  • Ecografia articolare e delle entesi; radiografie e risonanza magnetica nelle forme prolungate
  • Analisi del liquido articolare, quando l'articolazione è molto gonfia: serve a escludere un'artrite settica e la gotta

Le cure

Nella maggior parte dei casi l'artrite reattiva è una malattia autolimitante: si risolve nell'arco di tre-sei mesi. In una minoranza di pazienti, però, i sintomi persistono o recidivano e la forma può cronicizzare, arrivando in alcuni casi a evolvere verso una spondiloartrite stabilizzata. Anche qui il riconoscimento precoce conta: una forma seguita fin dall'inizio dallo specialista viene controllata meglio e ha minori probabilità di lasciare danni.

  • FANS, gli antinfiammatori non steroidei, sono il trattamento di prima linea per dolore e infiammazione
  • Cortisonici, preferibilmente per infiltrazione locale nell'articolazione colpita, oppure per via generale a cicli brevi nelle forme più estese
  • Antibiotici: non curano l'artrite già in corso, ma sono indicati per eradicare un'infezione ancora attiva, in particolare quella da clamidia, e in questo caso va trattato anche il partner
  • DMARD, i farmaci di fondo, in primo luogo la sulfasalazina, riservati alle forme che si prolungano oltre i sei mesi
  • Farmaci biologici, come gli inibitori del TNF alfa, nelle rare forme croniche e resistenti

Nessun farmaco va assunto di propria iniziativa e in questa guida non compare alcun dosaggio: la scelta della terapia, la sua durata e il monitoraggio spettano al reumatologo. Utile affiancare fisioterapia e mobilizzazione precoce, evitando l'immobilità prolungata, che favorisce rigidità e perdita di forza muscolare.

Prevenzione e quando rivolgersi al medico

La prevenzione coincide con quella delle infezioni che la scatenano: attenzione alla conservazione e alla cottura degli alimenti, igiene delle mani, uso del preservativo nei rapporti occasionali e trattamento tempestivo delle infezioni genitourinarie.

È opportuno consultare il medico quando un'articolazione si gonfia e fa male per più di qualche giorno, soprattutto se nelle settimane precedenti si è avuta una gastroenterite o un'infezione genitale, e con urgenza se al dolore articolare si associano febbre elevata, un'articolazione molto calda e rossa, oppure occhio arrossato e dolente.

Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per la diagnosi e la terapia rivolgiti al tuo medico curante o a un reumatologo.

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