Reumatismi: che cosa sono, sintomi e cure

di Nicolina Leone - Pochi termini medici sono usati con tanta disinvoltura quanto la parola reumatismi. Nel linguaggio di tutti i giorni copre qualunque dolore che riguardi ossa, articolazioni o muscoli: il ginocchio che fa male salendo le scale, la schiena che si blocca, le mani rigide al risveglio, le fitte che arrivano quando cambia il tempo. In medicina, invece, la stessa parola apre un capitolo enorme e molto più articolato.

Che cosa significa davvero la parola reumatismi

"Reumatismi" non è una diagnosi. È un termine popolare, comodo e generico, che indica un sintomo, cioè il dolore dell'apparato locomotore, senza dire nulla sulla causa che lo produce. Dire "ho i reumatismi" equivale a dire "ho mal di pancia": descrive quello che si sente, non la malattia che c'è dietro.

I medici preferiscono parlare di malattie reumatiche, e con questa espressione indicano l'insieme delle condizioni che colpiscono articolazioni, ossa, muscoli, tendini, legamenti e tessuti connettivi. Il numero è sorprendente per chi lo sente per la prima volta: se ne contano oltre cento, profondamente diverse tra loro per causa, decorso, gravità e terapia. Metterle tutte nello stesso cassetto è l'equivoco che ritarda molte diagnosi.

Malattie molto diverse tra loro

Per rendere l'idea della distanza che separa una forma dall'altra, bastano alcuni esempi:

  • Le malattie infiammatorie autoimmuni, come l'artrite reumatoide, in cui il sistema immunitario aggredisce per errore le strutture articolari e provoca un'infiammazione persistente che può danneggiare l'articolazione.
  • Le malattie degenerative, prima fra tutte l'artrosi, in cui si consuma progressivamente la cartilagine che riveste i capi ossei. Non è un'infiammazione autoimmune, ed è di gran lunga la condizione più diffusa.
  • Le malattie da deposito di cristalli, come la gotta, dovute all'accumulo di microcristalli dentro l'articolazione.
  • Le forme sistemiche, raccolte nel gruppo delle malattie reumatiche sistemiche, che coinvolgono contemporaneamente più organi e apparati.
  • Le sindromi da dolore cronico diffuso, come la fibromialgia, in cui non c'è né infiammazione né degenerazione, ma un'alterazione del modo in cui il sistema nervoso elabora il dolore.
  • Le malattie dell'osso, come l'osteoporosi, che riducono la resistenza dello scheletro e aumentano il rischio di frattura.
  • I reumatismi extra-articolari, cioè tendiniti, borsiti ed entesiti, che riguardano le strutture attorno all'articolazione e non l'articolazione stessa.

Malattie così diverse richiedono percorsi diagnostici e terapie diverse. È questa la ragione per cui il reumatologo non è una figura di supporto ad altri specialisti, ma il professionista che distingue una forma dall'altra e imposta la cura.

Dolore infiammatorio e dolore meccanico

Esiste una distinzione semplice che il paziente può imparare a riconoscere e che al medico dice moltissimo.

Il dolore infiammatorio è peggiore al mattino e dopo un periodo di immobilità, si accompagna a una rigidità che dura oltre mezz'ora e talvolta molto di più, migliora con il movimento e può svegliare durante la notte, in particolare nella seconda metà. L'articolazione appare gonfia, calda e a volte arrossata.

Il dolore meccanico si comporta all'opposto: compare o peggiora con l'uso e con il carico, migliora con il riposo, la rigidità del mattino è breve e passa in pochi minuti, il gonfiore quando c'è è modesto e senza calore.

Il primo orienta verso una forma infiammatoria, che va valutata con una certa sollecitudine perché trattarla presto cambia la prognosi. Il secondo è più tipico dell'artrosi e delle sofferenze da sovraccarico.

Il freddo, l'umidità e gli altri luoghi comuni

La convinzione che il freddo e l'umidità provochino i reumatismi è radicata ma imprecisa. Il clima non causa le malattie reumatiche: molte persone però riferiscono in modo attendibile che le variazioni di temperatura, di umidità e di pressione atmosferica rendono i sintomi più fastidiosi. Il freddo aumenta la rigidità muscolare e riduce la tolleranza al dolore, il che spiega la sensazione senza chiamare in causa un'origine climatica.

Un secondo equivoco riguarda le infezioni. La grande maggioranza delle malattie reumatiche non è provocata da germi e non è contagiosa. Esistono eccezioni ben definite, come l'artrite settica, dovuta a un batterio che raggiunge l'articolazione ed è un'urgenza medica, e le artriti reattive, che compaiono a distanza da un'infezione intestinale o genitourinaria ormai risolta. Sono situazioni specifiche, non la regola.

Va corretta anche l'idea che le donne si ammalino di più perché "più fragili". Molte malattie reumatiche autoimmuni hanno effettivamente una netta prevalenza femminile, ma la spiegazione sta in fattori genetici e ormonali che influenzano la regolazione del sistema immunitario, non in una presunta debolezza.

La febbre reumatica: un caso a parte

Merita una menzione separata la febbre reumatica, perché è all'origine di molta confusione. Si tratta di una complicanza tardiva di una faringite causata da un particolare batterio, lo streptococco di gruppo A, non trattata adeguatamente. Il sistema immunitario, dopo aver combattuto l'infezione, reagisce per errore contro tessuti dell'organismo, colpendo articolazioni, cuore, pelle e sistema nervoso.

Il punto importante è che la febbre reumatica riguarda soprattutto l'età pediatrica ed è oggi rara nei Paesi in cui le faringiti streptococciche vengono diagnosticate e curate. Non è l'antenato comune di tutte le artriti, come talvolta si crede: è una malattia ben distinta, con criteri e trattamento propri.

Come si affrontano le malattie reumatiche

Non esiste una cura unica, proprio perché non esiste una malattia unica. Il percorso parte sempre dalla diagnosi: visita, esami del sangue con indici di infiammazione e autoanticorpi quando indicati, esami di immagine come radiografia, ecografia articolare e risonanza.

Da lì il reumatologo sceglie la strada: antinfiammatori e antidolorifici per il controllo dei sintomi, farmaci di fondo e biologici nelle forme infiammatorie autoimmuni, terapie specifiche per le malattie da cristalli e per l'osso. In tutte le forme, senza eccezioni, hanno un peso reale la fisioterapia, l'attività fisica regolare e adattata, il controllo del peso corporeo, l'abolizione del fumo e la protezione delle articolazioni nei gesti quotidiani.

Quando rivolgersi al medico

Conviene chiedere una valutazione quando il dolore articolare dura da più di sei settimane, quando la rigidità del mattino supera i trenta minuti, quando un'articolazione è gonfia e calda, quando più articolazioni sono coinvolte in modo simmetrico, o quando ai dolori si associano febbre, stanchezza marcata, calo di peso ed eruzioni cutanee. Un'articolazione improvvisamente gonfia, calda e molto dolente, con febbre alta, va valutata invece senza attendere.

Rivolgersi per tempo è l'unico modo per dare un nome preciso a quelli che chiamiamo genericamente reumatismi: e nelle forme infiammatorie il tempo è una variabile che incide direttamente sul risultato.

Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per la diagnosi e la terapia rivolgiti al tuo medico curante o a un reumatologo.

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