Artrite tubercolare: sintomi e cura
Che cos'è l'artrite tubercolare
La causa di questa forma di artrite è già nel suo nome: la tubercolosi. Il micobatterio responsabile della TBC, dopo essersi insediato di norma nei polmoni, può raggiungere per via ematica le ossa e le articolazioni e dare origine a una tubercolosi osteoarticolare, di cui l'artrite tubercolare è la manifestazione principale.
Fortunatamente la tubercolosi non è più la malattia temibile dei secoli scorsi, quando decimava interi nuclei familiari, ma non è affatto scomparsa: continua a circolare nel mondo e ricompare nei Paesi occidentali soprattutto in persone provenienti da aree ad alta endemia, in condizioni di fragilità sociale, negli anziani e in chi ha un sistema immunitario indebolito da malattie o da terapie immunosoppressive.
Quanto è frequente e quando sospettarla
È una forma rara nei Paesi occidentali: solo una piccola minoranza dei malati di tubercolosi sviluppa un interessamento osteoarticolare. Proprio la rarità, unita a un decorso lento e poco rumoroso, fa sì che la diagnosi arrivi spesso con mesi di ritardo.
Il segnale che deve far pensare a questa possibilità è abbastanza preciso: una monoartrite cronica, cioè una sola articolazione infiammata, gonfia e dolente che persiste per settimane o mesi e non risponde alle terapie antinfiammatorie abituali. In una situazione del genere, soprattutto se il paziente proviene da zone endemiche o ha fattori di rischio, l'artrite tubercolare va sempre presa in considerazione e cercata attivamente.
Sintomi e sedi colpite
L'esordio è insidioso. Il dolore è costante, presente anche di notte e a riposo, e si accompagna a gonfiore articolare, spesso con formazione di liquido sinoviale, e a una progressiva limitazione del movimento. Con il tempo l'infiammazione si estende alle strutture vicine, rendendo doloroso persino stare fermi.
Le articolazioni più interessate sono:
- La colonna vertebrale, che rappresenta la sede più frequente in assoluto: è il cosiddetto morbo di Pott, o spondilite tubercolare.
- L'anca, la cui forma prende il nome di coxite tubercolare.
- Il ginocchio.
- Più raramente caviglia, polso, gomito e spalla.
Ai sintomi articolari si associano quasi sempre manifestazioni generali, che sono un indizio prezioso:
- Febbricola persistente, di regola intorno ai 37-37,5 gradi.
- Sudorazioni notturne, anche abbondanti.
- Stanchezza marcata e riduzione dell'appetito.
- Calo di peso non spiegato.
- Perdita di tono muscolare e contratture attorno all'articolazione malata.
- Tosse cronica, quando è presente anche una localizzazione polmonare.
Diagnosi
Già ai primi segni conviene consultare il proprio medico, che indirizzerà a un reumatologo o a un infettivologo. Dopo la visita e una raccolta accurata della storia clinica, con particolare attenzione alla provenienza geografica, ai contatti e alle terapie in corso, si procede con gli accertamenti:
- Radiografia dell'articolazione interessata e del torace.
- Risonanza magnetica, l'esame più sensibile per valutare l'estensione della malattia, soprattutto a livello della colonna.
- Test immunologici per l'infezione tubercolare, come l'intradermoreazione con tubercolina (test di Mantoux) o i test ematici che misurano il rilascio di interferone gamma.
- Esami del sangue di routine, con VES e PCR quasi sempre elevate.
- Prelievo del liquido sinoviale mediante artrocentesi, inviato per esame microscopico, coltura e test molecolari.
- Biopsia sinoviale o ossea, che rimane l'accertamento decisivo: consente l'esame istologico e la coltura del tessuto, individuando con certezza il micobatterio e permettendo di verificarne la sensibilità ai farmaci.
È importante sapere che una localizzazione polmonare attiva è presente solo in una parte dei pazienti: la sua assenza non esclude in alcun modo l'artrite tubercolare.
Terapia
La cura è la terapia antitubercolare, basata sull'associazione di più farmaci specifici, e va gestita esclusivamente dallo specialista. Lo schema attuale prevede una fase iniziale con una combinazione di antibiotici antitubercolari, tra cui isoniazide, rifampicina, pirazinamide ed etambutolo, seguita da una fase di mantenimento con un numero ridotto di farmaci.
Il punto essenziale è la durata: il trattamento è prolungato, dell'ordine di molti mesi, e nelle localizzazioni vertebrali può estendersi ulteriormente. Interromperlo appena i sintomi migliorano è l'errore più grave, perché favorisce le ricadute e la comparsa di ceppi resistenti. Servono controlli periodici, anche della funzione epatica e della vista, e nessun farmaco va assunto o sospeso di propria iniziativa. Vecchi schemi terapeutici basati su streptomicina, etionamide e acido para-aminosalicilico sono oggi superati e riservati a casi particolari di resistenza.
La chirurgia interviene solo in situazioni selezionate: raccolte ascessuali, instabilità o deformità della colonna, compressione del midollo spinale, distruzione articolare avanzata. Alla terapia farmacologica si affianca un percorso riabilitativo per recuperare movimento e forza muscolare.
Perché la diagnosi precoce è decisiva
Quando l'infezione viene riconosciuta e trattata in tempo la prognosi è buona. Se invece la diagnosi tarda, il danno osseo e articolare può diventare irreversibile: nelle forme vertebrali si possono avere crolli dei corpi vertebrali con cifosi e deformità della colonna, scoliosi, restringimento del canale midollare e compressione del midollo spinale, con conseguenze neurologiche gravi, particolarmente temibili nei pazienti giovani e in età pediatrica.
L'artrite tubercolare è conosciuta anche con i nomi di osteoartrite tubercolare e, quando interessa l'anca, di coxite tubercolare. Per un confronto con altre forme a esordio lento può essere utile la scheda sulle artriti subacute.
Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per la diagnosi e la terapia rivolgiti al tuo medico curante o a un reumatologo.
