Artrosi: sintomi, cause e cure

L'artrosi (o osteoartrosi) è la malattia articolare più diffusa in assoluto e la prima causa di dolore cronico e di disabilità motoria dopo i cinquant'anni. Si tratta di una malattia cronica caratterizzata da lesioni degenerative e produttive a carico delle articolazioni: la cartilagine che riveste i capi ossei si assottiglia e si sfalda, l'osso sottostante reagisce ispessendosi e formando escrescenze chiamate osteofiti, e la membrana sinoviale può infiammarsi in modo intermittente.

Che cos'è l'artrosi e perché non è solo "usura"

Per molti anni l'artrosi è stata descritta come il semplice consumo meccanico della cartilagine dovuto all'età. Oggi si sa che è una condizione più complessa, che coinvolge l'intera articolazione: cartilagine, osso, legamenti, menischi, capsula e muscoli. All'origine c'è uno squilibrio tra il carico che l'articolazione deve sopportare e la capacità dei suoi tessuti di ripararsi.

Questo spiega perché l'artrosi non è una condanna legata solo agli anni che passano: molte persone anziane non hanno dolore, mentre persone relativamente giovani con sovraccarico o esiti di traumi possono soffrirne parecchio.

Cause e fattori di rischio

Concorrono più elementi, alcuni modificabili e altri no:

  • Età: la frequenza aumenta progressivamente dopo i quarant'anni.
  • Sesso: dopo la menopausa le donne sono colpite più spesso, soprattutto a mani e ginocchia.
  • Ereditarietà: una familiarità marcata è frequente nell'artrosi delle mani.
  • Sovrappeso e obesità: aumentano il carico sulle ginocchia e sulle anche, ma agiscono anche attraverso meccanismi metabolici e infiammatori, tanto che il sovrappeso favorisce anche l'artrosi delle mani.
  • Fattori meccanici: traumi, fratture articolari, lesioni dei menischi e dei legamenti, deviazioni degli assi (ginocchio varo o valgo), displasia dell'anca, lavori con sollecitazioni ripetute.
  • Debolezza muscolare: un quadricipite poco allenato protegge meno il ginocchio.
  • Malattie endocrine e metaboliche e pregressi processi infiammatori articolari.

Sintomi: come distinguere il dolore artrosico da quello infiammatorio

È il punto più importante di tutta la guida, perché orienta la diagnosi meglio di qualunque esame. Nell'artrosi il dolore è di tipo meccanico: compare o peggiora con il movimento e sotto carico, e migliora con il riposo. La rigidità mattutina o dopo un periodo di inattività c'è, ma è breve: dura in genere pochi minuti, al massimo una mezz'ora, e si scioglie appena si riprende a muoversi.

Nelle artriti infiammatorie accade il contrario: il dolore è presente anche a riposo, sveglia di notte, è peggiore al mattino e migliora muovendosi, e la rigidità al risveglio supera l'ora. Se il quadro assomiglia a quest'ultimo, non si tratta di semplice artrosi e serve una valutazione reumatologica: vedi l'artrite reumatoide e le spondiloartriti sieronegative.

Altri segni tipici dell'artrosi sono la limitazione funzionale progressiva, una tumefazione dura e "fredda" dell'articolazione (a differenza del gonfiore caldo e arrossato delle artriti) e un caratteristico crepitio che si avverte alla palpazione durante il movimento.

Le articolazioni più colpite

Ginocchio (gonartrosi): la sede più frequente e la più invalidante. Il dolore compare salendo e soprattutto scendendo le scale, alzandosi dalla sedia, camminando a lungo.

Anca (coxartrosi): il dolore si sente tipicamente all'inguine e può irradiarsi alla faccia anteriore della coscia fino al ginocchio; spesso il primo segno è la difficoltà a infilare calze e scarpe.

Mani: interessa le articolazioni delle dita, con noduli duri e deformanti (noduli di Heberden e di Bouchard), e la base del pollice (rizoartrosi), che rende dolorose le prese di forza come aprire un barattolo o girare una chiave.

Colonna vertebrale: soprattutto nei tratti cervicale e lombare, con dolore, rigidità e talvolta irradiazione agli arti quando le strutture nervose vengono coinvolte.

Diagnosi: quando la radiografia non basta

La diagnosi è anzitutto clinica, basata sui sintomi e sull'esame obiettivo. La radiografia mostra bene le alterazioni anatomiche (riduzione della rima articolare, osteofiti, addensamento dell'osso, geodi), ma va interpretata con prudenza: esiste una dissociazione anche marcata tra quadro clinico e quadro radiologico. Ci sono radiografie molto compromesse in persone che riferiscono pochi disturbi e, all'opposto, dolore importante con immagini quasi normali. Per questo la cura si decide sui sintomi e sulla funzione, non sulla lastra.

Gli esami del sangue nell'artrosi sono sostanzialmente normali: si richiedono soprattutto per escludere altre malattie reumatiche. Risonanza magnetica ed ecografia servono in casi selezionati, non di routine.

Terapia: calo di peso ed esercizio prima di tutto

Il trattamento che ha le prove di efficacia migliori non è un farmaco: sono il calo di peso nelle persone in sovrappeso e l'esercizio fisico regolare. Perdere peso riduce in modo consistente il dolore di ginocchia e anche; l'esercizio, sia aerobico (cammino, cyclette, nuoto) sia di rinforzo muscolare mirato, migliora dolore e funzione in modo paragonabile agli antidolorifici, ma senza effetti collaterali e con benefici che durano nel tempo. Il timore che il movimento "consumi" l'articolazione è infondato: l'immobilità peggiora le cose.

A questo si affiancano l'educazione del paziente, la fisioterapia e la riabilitazione, le cure fisiche e termali, l'uso di un bastone dal lato opposto a quello dolente, calzature ammortizzanti e piccoli adattamenti domestici.

Sul piano farmacologico si usano analgesici e antinfiammatori non steroidei (anche in formulazione topica, spesso una buona prima scelta per ginocchio e mani), per periodi brevi e sotto controllo medico, valutando sempre i rischi gastrici, renali e cardiovascolari. La terapia infiltrativa locale con cortisone può dare sollievo rapido nelle fasi di riacutizzazione con versamento; le infiltrazioni di acido ialuronico hanno un effetto più discusso e vanno valutate caso per caso.

Sui condroprotettori (glucosamina, condroitin solfato e simili) è bene mantenere aspettative realistiche: le evidenze sono deboli e discordanti, il beneficio quando c'è è modesto e non esiste dimostrazione convincente che questi prodotti "rigenerino" la cartilagine.

Quando il dolore diventa invalidante e non risponde più alle terapie conservative, la sostituzione protesica dell'articolazione, soprattutto per anca e ginocchio, offre risultati molto buoni in termini di dolore e qualità della vita.

Quando rivolgersi al medico

È opportuno farsi valutare se il dolore articolare dura da più di qualche settimana, se limita le attività quotidiane o il sonno, se compaiono gonfiore caldo e arrossato, febbre, calo di peso, oppure se la rigidità mattutina supera l'ora: sono elementi che indirizzano verso una malattia infiammatoria e non verso l'artrosi.

Vedi anche: Artrosi dell'anca e del ginocchio, Reumatismi e Condrocalcinosi.

Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per la diagnosi e la terapia rivolgiti al tuo medico curante o a un reumatologo.

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