Spondiloartriti sieronegative: cosa sono e cure
di Nicolina Leone - Con il termine spondiloartriti sieronegative si indica un gruppo di malattie reumatiche infiammatorie che condividono la predisposizione genetica, il modo di manifestarsi e la risposta alle terapie. Non sono malattie contagiose e non si trasmettono da persona a persona.
Che cosa significa "sieronegative"
Il termine si riferisce a un dato di laboratorio preciso: in queste malattie il fattore reumatoide nel sangue è assente, e sono negativi anche gli anticorpi anti-CCP. È l'elemento che le distingue dall'artrite reumatoide, in cui questi autoanticorpi sono invece tipicamente presenti.
La differenza però non è solo di laboratorio. Le due famiglie di malattie si comportano in modo diverso anche nella pratica:
- L'artrite reumatoide colpisce soprattutto le piccole articolazioni di mani e piedi, in modo simmetrico, e infiamma la membrana sinoviale
- Le spondiloartriti colpiscono soprattutto lo scheletro assiale, cioè colonna vertebrale e articolazioni sacroiliache, e le entesi, i punti di inserzione dei tendini sull'osso; a livello periferico interessano poche articolazioni, spesso asimmetriche e agli arti inferiori
Il tratto genetico più noto del gruppo è l'antigene HLA-B27, molto più frequente in questi pazienti che nella popolazione generale. Da solo non fa diagnosi, perché molte persone sane lo possiedono senza ammalarsi mai, ma il suo riscontro rafforza il sospetto clinico.
Quali malattie comprendono
- Spondilite anchilosante: la forma più nota, con infiammazione cronica delle sacroiliache e della colonna, che nelle forme non trattate può evolvere verso la fusione delle vertebre
- Spondiloartrite assiale non radiografica: la stessa malattia in fase precoce, quando l'infiammazione è visibile alla risonanza magnetica ma non ha ancora prodotto alterazioni sulla radiografia. Riconoscerla a questo stadio è oggi uno degli obiettivi principali della reumatologia
- Artrite psoriasica: associata alla psoriasi cutanea o ungueale, con dattilite, entesite e possibile coinvolgimento della colonna
- Artrite reattiva: compare alcune settimane dopo un'infezione intestinale o genitourinaria. La vecchia denominazione di sindrome di Reiter è oggi abbandonata; l'articolazione non è infettata e la malattia articolare non è trasmissibile
- Artriti enteropatiche: legate alle malattie infiammatorie croniche dell'intestino, malattia di Crohn e colite ulcerosa
- Spondiloartriti indifferenziate: quadri che presentano i tratti del gruppo senza soddisfare i criteri di una forma definita. Non sono un'incognita irrisolvibile, ma casi da rivalutare nel tempo, perché una parte evolve poi verso una diagnosi precisa
- Forme giovanili: nell'età pediatrica la variante corrispondente è l'artrite con entesite, che rientra nell'artrite idiopatica giovanile. Interessa più spesso i maschi dopo i dieci anni e richiede controlli oculistici periodici
I sintomi comuni al gruppo
Al di là delle differenze fra le singole forme, esistono segni che ricorrono e che dovrebbero far pensare a una spondiloartrite:
- Dolore lombare o gluteo di tipo infiammatorio: comparso prima dei 45 anni, presente da oltre tre mesi, che sveglia di notte, migliora con il movimento e peggiora con il riposo
- Rigidità mattutina della schiena superiore ai trenta minuti
- Entesite: dolore al tallone, sotto la pianta del piede, alle creste iliache
- Dattilite: gonfiore di un intero dito della mano o del piede, a salsicciotto
- Artrite periferica di poche articolazioni, asimmetrica, soprattutto ginocchia e caviglie
- Uveite anteriore acuta: occhio rosso, dolente e sensibile alla luce, che richiede una visita oculistica urgente
- Psoriasi della pelle o delle unghie, anche minima e in sedi nascoste
- Disturbi intestinali cronici, diarrea o sangue nelle feci
- Stanchezza persistente e, nelle fasi attive, febbricola
È utile ripeterlo: il ritmo del dolore è l'esatto contrario di quello dell'artrosi, in cui il disturbo aumenta con l'uso dell'articolazione e si attenua stando fermi. Non fanno parte del quadro delle spondiloartriti il mal di testa, gli sbalzi di pressione o i depositi di cristalli, che appartengono invece ad altre condizioni come le artropatie da microcristalli.
Perché la diagnosi precoce cambia la prognosi
Il ritardo diagnostico è il vero problema di queste malattie: il dolore lombare viene attribuito per anni a una postura sbagliata o a un'ernia, mentre l'infiammazione continua a lavorare. Le alterazioni ossee che ne derivano non sono reversibili.
Quando invece la malattia viene riconosciuta e trattata nei primi mesi, la risposta ai farmaci è nettamente migliore, la mobilità della colonna si conserva e la probabilità di arrivare a una limitazione permanente si riduce in modo importante. Un dolore lombare infiammatorio in un giovane adulto merita per questo una valutazione reumatologica, non altri mesi di attesa.
La diagnosi e le cure
Il percorso diagnostico si basa sulla visita specialistica, integrata da risonanza magnetica delle sacroiliache (l'esame più sensibile nelle fasi iniziali), radiografie di bacino e colonna, ecografia di articolazioni ed entesi, indici di infiammazione (VES e proteina C reattiva), tipizzazione HLA-B27 e dosaggio di fattore reumatoide e anti-CCP, che devono risultare negativi.
Sul piano terapeutico:
- Esercizio fisico e fisioterapia quotidiani, cardine del trattamento nelle forme assiali
- FANS, antinfiammatori non steroidei, prima linea per il dolore infiammatorio
- DMARD convenzionali come sulfasalazina e metotressato: efficaci sulle articolazioni periferiche, non sull'interessamento della colonna
- Farmaci biologici, inibitori del TNF alfa, anti-interleuchina 17 e anti-interleuchina 23, che hanno modificato in modo sostanziale la prognosi di queste malattie
- Inibitori delle JAK, farmaci di sintesi mirata per bocca
- Cortisonici: utili soprattutto per infiltrazione locale, poco efficaci per via generale sulla forma assiale
Il riposo assoluto, un tempo consigliato, è oggi sconsigliato: l'immobilità peggiora rigidità e perdita di massa muscolare. La prescrizione e il monitoraggio dei farmaci, di cui qui non si indicano dosaggi, spettano sempre al reumatologo, che valuta anche lo screening infettivologico necessario prima dei biologici.
Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per la diagnosi e la terapia rivolgiti al tuo medico curante o a un reumatologo.
