Artropatie da microcristalli: cause e cure
Che cosa sono le artropatie da microcristalli
Con il nome di artropatie da microcristalli si indica un gruppo di malattie articolari provocate dal deposito di cristalli di dimensioni minutissime dentro l'articolazione e nelle strutture vicine, come tendini, borse e legamenti. Il nome può non dire molto, ma diventa subito familiare appena si introduce la sua forma più frequente: la gotta.
Il meccanismo è sempre lo stesso. Alcune sostanze normalmente presenti nell'organismo, quando la loro concentrazione supera la soglia di solubilità o quando cambiano le condizioni locali del tessuto, precipitano sotto forma di cristalli. Questi cristalli vengono riconosciuti come corpi estranei dalle cellule di difesa, che scatenano una reazione infiammatoria improvvisa e violenta: l'articolazione diventa gonfia, calda, arrossata e molto dolente nel giro di poche ore.
I principali tipi di cristalli
Distinguere di quale cristallo si tratti non è un dettaglio accademico: cambiano l'età tipica, le articolazioni colpite e soprattutto la terapia di fondo.
- Urato monosodico: è la gotta, la forma più comune in assoluto. Colpisce soprattutto uomini adulti, si associa a valori elevati di acido urico nel sangue e interessa tipicamente l'alluce, la caviglia e il ginocchio.
- Pirofosfato di calcio diidrato: è la condrocalcinosi, chiamata anche pseudogotta proprio perché l'attacco acuto assomiglia a quello gottoso. Riguarda in prevalenza persone oltre i sessantacinque anni e predilige ginocchio e polso. Non ha nulla a che vedere con l'acido urico e non risponde ai farmaci ipouricemizzanti.
- Fosfato basico di calcio (idrossiapatite): responsabile soprattutto di tendiniti calcifiche, in particolare a carico della spalla.
- Più raramente cristalli di ossalato di calcio, in genere in pazienti con insufficienza renale in dialisi.
Sintomi
La presentazione classica è la monoartrite acuta: una sola articolazione che si infiamma bruscamente, spesso di notte, con dolore intenso, gonfiore, calore e arrossamento della pelle sovrastante. Il movimento diventa quasi impossibile e persino il contatto delle lenzuola può risultare insopportabile. Possono comparire febbre e malessere generale.
L'episodio si esaurisce nell'arco di una o due settimane, ma tende a ripetersi. Se la malattia non viene trattata alla radice, gli attacchi diventano più frequenti e possono coinvolgere più articolazioni contemporaneamente, fino a quadri di poliartrite cronica con danno articolare permanente. Nella gotta trascurata i cristalli si accumulano in depositi visibili chiamati tofi, che interessano tessuto sottocutaneo, cartilagini articolari, tendini e reni, dove possono dare origine a calcoli.
Diagnosi
Il punto più delicato è che queste artriti somigliano moltissimo ad altre malattie, in primo luogo all'artrite settica, che è un'urgenza vera e propria. Per questo di fronte a un'articolazione acutamente infiammata il medico procede con l'artrocentesi: aspira il liquido sinoviale e lo fa esaminare al microscopio a luce polarizzata, dove i cristalli di urato e quelli di pirofosfato hanno aspetto e comportamento ottico diversi e sono facilmente riconoscibili. Lo stesso liquido viene inviato in coltura per escludere un'infezione.
Si completa il quadro con gli esami del sangue (uricemia, indici di infiammazione, funzione renale, calcio, magnesio, ferritina, funzione tiroidea) e con le immagini. La radiografia può mostrare le tipiche calcificazioni lineari della cartilagine nella condrocalcinosi e le erosioni della gotta di lunga durata, mentre l'ecografia articolare è molto utile per individuare i depositi di cristalli in fase precoce. Va ricordato che nella gotta l'uricemia misurata durante l'attacco può risultare normale: un valore nella norma non esclude la diagnosi.
Terapia
Il trattamento si muove su due piani distinti, ed è un errore fermarsi al primo.
Nella fase acuta l'obiettivo è spegnere l'infiammazione e il dolore, con antinfiammatori non steroidei, colchicina o corticosteroidi per bocca o infiltrati direttamente nell'articolazione, insieme al riposo dell'arto e all'applicazione locale di ghiaccio. La scelta dipende dall'età, dalla funzione renale e dalle altre terapie in corso, e spetta sempre al medico.
Nella gotta esiste poi una terapia di fondo, che è la cura vera: i farmaci che riducono la produzione o aumentano l'eliminazione dell'acido urico vanno assunti in modo continuativo, per anni, con controlli periodici dell'uricemia, allo scopo di sciogliere progressivamente i depositi già formati. Interromperli appena il dolore scompare è l'errore più frequente e vanifica tutto il percorso. Per la condrocalcinosi, invece, non esiste un farmaco capace di sciogliere i cristalli di pirofosfato: ci si concentra sul controllo degli attacchi e sulla ricerca di eventuali malattie metaboliche associate.
Le misure non farmacologiche restano un supporto utile, in particolare nella gotta: calo di peso, buon apporto di acqua, riduzione di birra, superalcolici, bevande zuccherate con fruttosio e frattaglie, attività fisica regolare. È bene però sapere che, da sole, difficilmente bastano a normalizzare i valori.
Quando rivolgersi al medico
Un'articolazione che si gonfia bruscamente, diventa calda e arrossata e fa molto male va sempre fatta valutare rapidamente, soprattutto se compare la febbre: solo l'analisi del liquido articolare permette di distinguere con sicurezza un attacco da cristalli da un'infezione. Il reumatologo è lo specialista di riferimento per impostare la terapia di fondo e per i controlli nel tempo.
Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per la diagnosi e la terapia rivolgiti al tuo medico curante o a un reumatologo.
