Spondilite anchilosante: sintomi, cause e cure
di Nicolina Leone - Tra le malattie infiammatorie croniche dell'apparato locomotore, la spondilite anchilosante, detta anche spondiloartrite anchilosante, è una delle più impegnative, perché colpisce persone giovani e può portare a una rigidità permanente della colonna se non viene riconosciuta e trattata per tempo.
Che cos'è la spondilite anchilosante
Si tratta di una malattia infiammatoria cronica che coinvolge soprattutto lo scheletro assiale, cioè il rachide (la colonna vertebrale) e le articolazioni sacroiliache, quelle che uniscono il sacro alle ossa del bacino. L'infiammazione interessa anche le entesi, i punti in cui tendini e legamenti si inseriscono sull'osso: è questa la sua firma caratteristica.
È il capostipite del gruppo delle spondiloartriti sieronegative, indicate con la sigla SpA, tutte accomunate dall'assenza del fattore reumatoide nel sangue e dalla frequente associazione con l'antigene HLA-B27, presente nella grande maggioranza dei pazienti. Interessa circa lo 0,3-0,5% della popolazione, colpisce più spesso gli uomini e comincia quasi sempre prima dei 45 anni, con un picco fra i 20 e i 30.
Il termine "anchilosante" indica la possibile evoluzione verso l'anchilosi: nelle forme non controllate l'infiammazione cronica innesca la formazione di ponti ossei fra una vertebra e l'altra, fino alla saldatura del rachide, il quadro che i radiologi chiamano colonna a canna di bambù. Va sottolineato che questa evoluzione, un tempo comune, oggi è molto meno frequente grazie alle terapie disponibili.
Il sintomo chiave: un mal di schiena che non è il solito mal di schiena
Il disturbo di esordio è quasi sempre il dolore lombare, spesso irradiato ai glutei in modo alternante. Il problema è che viene scambiato per una comune lombalgia da sforzo, e questo spiega perché fra i primi sintomi e la diagnosi passino ancora anni.
Esistono però caratteristiche che permettono di distinguerlo. Il dolore lombare infiammatorio:
- Comincia gradualmente e prima dei 45 anni, e dura da oltre tre mesi
- Peggiora con il riposo e durante la notte, tanto da svegliare il paziente nella seconda metà della notte
- Migliora con il movimento e con l'esercizio, non con lo stare fermi
- Si accompagna a rigidità mattutina che dura più di trenta minuti
- Risponde bene, spesso in modo rapido, agli antinfiammatori non steroidei
È l'esatto contrario di quanto accade nell'artrosi e nella lombalgia meccanica, in cui il dolore aumenta con l'uso e si attenua con il riposo. Chi si sveglia alle quattro del mattino per il mal di schiena e deve alzarsi e muoversi per stare meglio dovrebbe parlarne con il medico: non è un dettaglio, è il segnale d'allarme principale.
Gli altri sintomi e le manifestazioni associate
- Entesite, con dolore al tallone, sotto la pianta del piede o sulle creste iliache
- Artrite periferica, di solito asimmetrica e agli arti inferiori (anche, ginocchia, caviglie)
- Dattilite, il gonfiore di un intero dito a salsicciotto
- Riduzione dell'espansibilità toracica, per il coinvolgimento delle articolazioni fra coste e vertebre, con senso di costrizione respiratoria
- Progressiva perdita della lordosi lombare, accentuazione della curva dorsale e difficoltà a girare il capo
- Uveite anteriore acuta: occhio rosso, dolente e sensibile alla luce, in uno solo dei due occhi. Colpisce fino a un paziente su quattro e richiede una visita oculistica urgente
- Associazione con psoriasi e con le malattie infiammatorie croniche dell'intestino
- Stanchezza cronica, febbricola e, nelle forme attive di lunga durata, osteoporosi con rischio di fratture vertebrali
La diagnosi
La valutazione spetta al reumatologo, che raccoglie la storia clinica, verifica la mobilità della colonna con misurazioni standardizzate ed esamina entesi e articolazioni periferiche. Gli esami di supporto sono:
- Risonanza magnetica delle articolazioni sacroiliache: individua l'infiammazione attiva anni prima che compaiano alterazioni radiografiche. È l'esame che ha permesso di riconoscere le forme iniziali, dette spondiloartriti assiali non radiografiche
- Radiografia del bacino e della colonna, che documenta la sacroileite e le alterazioni più avanzate
- HLA-B27: elemento di forte supporto, ma non sufficiente da solo, perché presente anche in persone sane
- VES e proteina C reattiva, che possono essere normali pur in presenza di malattia attiva
- Fattore reumatoide e anticorpi anti-CCP, negativi per definizione
Le cure
L'obiettivo è spegnere l'infiammazione, mantenere la mobilità e prevenire l'anchilosi. Anche in questa malattia il tempo è determinante: una forma trattata nei primi mesi si controlla molto meglio di una diagnosticata dopo anni, quando parte del danno strutturale è già avvenuto.
- Esercizio fisico e fisioterapia: non sono un complemento, sono parte integrante della terapia. Esercizi quotidiani di mobilità ed estensione della colonna, respirazione, nuoto e attività posturale mantengono la funzione meglio di qualunque riposo
- FANS, antinfiammatori non steroidei: sono il trattamento farmacologico di prima linea nella forma assiale e in molti pazienti bastano a controllare i sintomi
- Farmaci biologici: inibitori del TNF alfa e anti-interleuchina 17, indicati quando i FANS non sono sufficienti. Hanno cambiato radicalmente la prognosi della malattia assiale
- Inibitori delle JAK, farmaci di sintesi mirata assunti per bocca, disponibili come ulteriore opzione
- DMARD convenzionali come la sulfasalazina: utili sulle articolazioni periferiche, ma non efficaci sull'interessamento della colonna
- Cortisonici: poco utili per via generale nella forma assiale, mentre l'infiltrazione locale può aiutare su una singola articolazione o entesi
- Chirurgia: riservata ai casi con grave deformità o con articolazione dell'anca compromessa
Il fumo accelera la progressione del danno strutturale e riduce l'efficacia delle terapie: smettere è una delle raccomandazioni più forti. Come sempre, in questa pagina non si indicano dosaggi: la scelta e il monitoraggio dei farmaci spettano al reumatologo.
Quando rivolgersi al medico
È il caso di chiedere una valutazione quando un mal di schiena dura da oltre tre mesi in una persona sotto i 45 anni, sveglia di notte, si accompagna a rigidità mattutina prolungata e migliora muovendosi. Vale lo stesso per un dolore persistente al tallone, per un episodio di occhio rosso e dolente e in presenza di familiarità per spondiloartriti, psoriasi o malattie infiammatorie intestinali. Per un inquadramento più ampio possono essere utili anche le pagine su artrite reattiva e artrite psoriasica.
Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per la diagnosi e la terapia rivolgiti al tuo medico curante o a un reumatologo.
