Protesi Peniene

di Nicolina Leone - Quando l'urologo propone una protesi peniena significa che sono già state tentate senza successo le altre strade per risolvere la disfunzione erettile. È una soluzione di ultima istanza, ma anche una soluzione consolidata: la ricerca in questo campo ha compiuto progressi notevoli dagli anni Settanta a oggi e i dispositivi attuali sono affidabili e semplici da usare.

Quando si prende in considerazione l'impianto

L'indicazione riguarda gli uomini con deficit erettile severo che non risponde alla terapia orale, alle iniezioni intracavernose e agli altri trattamenti conservativi, oppure che non possono utilizzarli. Rientrano tipicamente in questo gruppo alcuni pazienti diabetici di lunga data, uomini operati per tumore della prostata o della vescica, chi presenta esiti di malattia di La Peyronie in forma grave e chi ha riportato una fibrosi dei corpi cavernosi dopo un priapismo non trattato in tempo.

Prima dell'intervento è indispensabile un colloquio approfondito con il paziente e, quando possibile, con la partner. Vanno chiariti fin dall'inizio due punti. Il primo è che l'impianto non modifica desiderio sessuale, sensibilità, orgasmo né eiaculazione: agisce esclusivamente sulla rigidità. Il secondo è che si tratta di una scelta sostanzialmente irreversibile, perché l'inserimento dei cilindri comporta la dilatazione dei corpi cavernosi: dopo l'impianto, un'erezione naturale non è più recuperabile.

I tipi di protesi

I dispositivi disponibili si dividono in due grandi famiglie, entrambe con lo scopo di garantire una rigidità sufficiente al rapporto:

  • protesi non idrauliche: malleabili o semirigide;
  • protesi idrauliche: bicomponenti o tricomponenti.

La scelta dipende da diversi fattori: le condizioni anatomiche e generali, la manualità e la destrezza del paziente, le sue aspettative, l'opinione della partner, l'eventuale presenza di limitazioni motorie e i costi, che sono sensibilmente diversi tra i due gruppi e variano in base al modello e al regime assistenziale.

Le protesi non idrauliche

Sono costituite da due cilindri semirigidi, disponibili in diverse misure, che vengono inseriti nei corpi cavernosi. Non prevedono alcun meccanismo da azionare: il pene mantiene una consistenza costante e viene semplicemente orientato verso l'alto o verso il basso a seconda della necessità.

I vantaggi sono la semplicità d'uso, particolarmente apprezzabile in chi ha ridotta destrezza manuale, l'intervento più breve, l'assenza di parti meccaniche soggette a guasto e un costo inferiore. Il limite principale è l'impossibilità di ottenere una condizione di riposo completa: la rigidità permanente è in genere gestibile orientando l'organo verso il basso e utilizzando biancheria contenitiva, e con un pantalone normale non risulta visibile, mentre gli indumenti molto aderenti vanno evitati.

Le protesi idrauliche

Hanno un funzionamento più articolato e un costo nettamente superiore, ma offrono un risultato più vicino alla fisiologia, perché permettono di ottenere l'erezione solo quando la si desidera e di riportare poi il pene in condizione di flaccidità.

Il modello bicomponente prevede due cilindri collegati a una piccola pompa collocata nello scroto, in posizione facilmente raggiungibile. Premendo ripetutamente sulla pompa il fluido viene spinto nei cilindri e si ottiene la rigidità; una manovra di sblocco riporta il sistema alla condizione di partenza.

Il modello tricomponente aggiunge un serbatoio separato, posizionato in sede addominale, che consente di trasferire un volume maggiore di liquido: si ottengono così una rigidità e un aumento di volume superiori e una flaccidità più naturale a riposo. È il dispositivo che offre il risultato migliore, ma richiede un po' di pratica iniziale e una discreta manualità; gli ultimi modelli semplificano la manovra con un pulsante dedicato per lo sgonfiaggio.

Come si svolge l'intervento

L'intervento viene eseguito in anestesia spinale o generale a seconda del tipo di protesi, delle condizioni del paziente e delle abitudini del centro; nelle procedure più semplici può essere sufficiente un'anestesia loco-regionale.

Gli accessi chirurgici più utilizzati sono due: quello penoscrotale, con incisione alla base del pene, e quello infrapubico, con incisione nella regione pubica superiore. La preparazione prevede esami di routine, la verifica dell'assenza di infezioni urinarie o cutanee in atto e una profilassi antibiotica, perché la prevenzione dell'infezione è l'aspetto più delicato di questa chirurgia. La degenza è in genere breve.

Il decorso dopo l'intervento

Nei giorni successivi sono normali gonfiore, ecchimosi e dolore, controllabili con la terapia prescritta. La terapia antibiotica prosegue secondo indicazione e le ferite vanno mantenute pulite e asciutte. È previsto un periodo di astensione dall'attività sessuale di circa quattro-sei settimane, necessario alla guarigione dei tessuti e all'assestamento del dispositivo; nelle protesi idrauliche il chirurgo insegna in un incontro dedicato come azionare correttamente il sistema, in genere a distanza di alcune settimane dall'intervento.

Rischi e limiti da conoscere

  • infezione del dispositivo: è la complicanza più temuta e, quando si verifica, richiede in genere la rimozione della protesi;
  • malfunzionamento meccanico dei modelli idraulici, possibile a distanza di anni e risolvibile con la sostituzione dei componenti;
  • erosione o migrazione dei cilindri, più frequente nei pazienti con ridotta sensibilità locale;
  • dolore persistente, ematoma, ritardata guarigione delle ferite;
  • percezione di un pene leggermente più corto rispetto alle erezioni precedenti;
  • irreversibilità dell'impianto, già ricordata sopra.

I dati disponibili indicano un buon livello di soddisfazione tra i pazienti e le partner, ma nessun risultato può essere promesso in anticipo: molto dipende dalle condizioni di partenza, dalla correttezza dell'indicazione e da aspettative discusse con onestà prima dell'intervento. Chi presenta anche un deficit ormonale dovrebbe approfondire con lo specialista il tema dell'ipogonadismo, che va inquadrato e trattato a parte.

Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per la diagnosi e la terapia rivolgiti al tuo medico curante o a uno specialista.

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