Stenosi uretrale
di Nicolina Leone - La stenosi uretrale è il restringimento di uno o più tratti dell'uretra, il canale che porta l'urina dalla vescica all'esterno. È una condizione che riguarda quasi esclusivamente l'uomo, per la maggiore lunghezza e complessità della sua uretra, e che a differenza di altri disturbi urologici si risolve solo per via chirurgica.
Che cos'è la stenosi uretrale
L'uretra maschile nasce dalla parte inferiore e anteriore della vescica, attraversa il pavimento pelvico e il perineo e termina all'apice del glande. La sua funzione è doppia: convoglia all'esterno l'urina durante la minzione ed espelle il liquido seminale al momento dell'eiaculazione.
Dal punto di vista anatomico si distinguono un'uretra posteriore, che comprende il tratto prostatico e quello membranoso, e un'uretra anteriore, formata dai tratti bulbare, penieno e navicolare. Sapere dove si trova il restringimento è essenziale, perché la sede condiziona la scelta dell'intervento.
La stenosi si forma perché il tessuto che riveste l'uretra, dopo un danno, guarisce producendo una cicatrice fibrosa: questo tessuto rigido non si distende e riduce progressivamente il calibro del canale. Da qui deriva anche la tendenza a ripresentarsi, tipica di questa patologia.
Le cause più frequenti
All'origine di una stenosi ci sono situazioni molto diverse fra loro.
Le manovre strumentali sulle vie urinarie sono oggi la causa più comune: cateterismi prolungati o traumatici, cistoscopie e interventi endoscopici possono lasciare microlesioni che cicatrizzano male.
Seguono i traumi veri e propri, sia diretti sul perineo, come una caduta a cavalcioni, sia associati a fratture del bacino, che tipicamente danneggiano l'uretra posteriore.
Contano poi le infezioni, in particolare le uretriti a trasmissione sessuale trascurate, le infezioni urinarie ripetute e le prostatiti; il lichen sclerosus, malattia infiammatoria cronica della cute e delle mucose genitali; gli esiti di precedenti interventi per ipospadia; e, molto più raramente, il tumore dell'uretra. In una quota non trascurabile di casi non si riesce a individuare alcuna causa.
I sintomi da riconoscere
I disturbi iniziali assomigliano molto a quelli di altre patologie urologiche, e questo spiega i frequenti ritardi diagnostici: getto urinario debole, sottile o deviato, difficoltà a iniziare la minzione, necessità di spingere, sensazione di svuotamento incompleto della vescica e stimolo frequente a urinare.
Con il progredire del restringimento possono comparire bruciore intenso, gocciolamento dopo la minzione, presenza di sangue nelle urine o nel liquido seminale, dolore diffuso alla zona pelvica e perineale. Un elemento che orienta verso la stenosi, distinguendola dall'ipertrofia prostatica, è la comparsa dei sintomi in un uomo giovane o la presenza in anamnesi di un trauma, di un catetere o di un'infezione.
Se non si interviene le conseguenze possono essere serie: infezioni ricorrenti, formazione di calcoli in vescica e nell'uretra, ascessi e fistole, ritenzione urinaria acuta, cioè l'impossibilità improvvisa di urinare, e nei casi trascurati risalita dell'urina verso i reni con danno della funzione renale.
Come si arriva alla diagnosi
Già alle prime avvisaglie conviene consultare l'urologo, che dalla descrizione dei sintomi e dalla storia clinica indica gli accertamenti da eseguire.
L'uroflussometria è di solito il primo esame: nella stenosi il tracciato assume una tipica forma appiattita e prolungata. L'uretrografia retrograda e minzionale, radiografia eseguita con mezzo di contrasto, resta l'esame chiave perché mostra sede, lunghezza e numero dei restringimenti. L'uretroscopia permette la visione diretta del canale, mentre l'ecografia dell'uretra aiuta a valutare quanto tessuto cicatriziale circonda la stenosi. Si aggiungono l'urinocoltura, per escludere un'infezione in atto, e la misura del residuo di urina dopo la minzione.
Le due strade chirurgiche
Diversamente da altre patologie urologiche, la stenosi uretrale non si risolve con i farmaci: l'unica soluzione è chirurgica. Le alternative principali sono due e non sono intercambiabili; la scelta dipende da sede, lunghezza ed estensione della cicatrice, dal numero di trattamenti già eseguiti, dall'età e dallo stato di salute generale.
L'uretrotomia endoscopica si esegue per via interna: si entra dal meato uretrale con uno strumento ottico e si incide il tratto ristretto con una lama o con il laser. È rapida, poco aggressiva e adatta anche a pazienti anziani o fragili che difficilmente sopporterebbero un intervento a cielo aperto. Ha però un limite importante: non elimina il tessuto cicatriziale, per cui la stenosi può riformarsi anche a distanza di pochi mesi. È indicata soprattutto per restringimenti brevi, singoli e non ancora trattati, mentre ripetere l'uretrotomia più volte peggiora la situazione e rende più difficile la chirurgia successiva.
L'uretroplastica è l'intervento a cielo aperto, eseguito in microchirurgia: il tratto malato viene asportato e i capi ricongiunti, oppure il canale viene allargato applicando un innesto, di solito di mucosa buccale prelevata dall'interno della guancia. È tecnicamente più impegnativa e richiede un chirurgo esperto, ma offre percentuali di successo nettamente superiori e stabili nel tempo. Nelle situazioni più complesse viene eseguita in due tempi, a distanza di alcuni mesi.
Dopo entrambi gli interventi è previsto un breve periodo di cateterizzazione e un programma di controlli, perché il rischio di recidiva richiede un monitoraggio prolungato. Le complicanze possibili sono quelle comuni alla chirurgia, come febbre, dolore locale e infezione della ferita; il tuo urologo ti spiegherà rischi e benefici della tecnica proposta nel tuo caso specifico. Il significato dei termini tecnici è spiegato nel glossario di urologia.
Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per la diagnosi e la terapia rivolgiti al tuo medico curante o a uno specialista.

