Tumore alla vescica
di Nicolina Leone - Il tumore alla vescica è uno dei tumori più frequenti nell'uomo e l'Italia è tra i Paesi europei con l'incidenza più alta. La buona notizia è che la ricerca ha fatto molti progressi: diagnosticato per tempo, nella maggior parte dei casi si tratta con successo, e la mortalità è diminuita in modo netto rispetto a un paio di decenni fa.
Chi colpisce e perché alcuni Paesi più di altri
La malattia si manifesta soprattutto dopo i sessant'anni ed è tre o quattro volte più frequente negli uomini che nelle donne. Le differenze geografiche che si leggono nelle statistiche - con Spagna e Italia ai primi posti in Europa - non dipendono da una predisposizione misteriosa delle popolazioni industrializzate o dallo stile di vita frenetico: riflettono soprattutto la diffusione storica del fumo di sigaretta e l'esposizione professionale a sostanze cancerogene in certi settori produttivi.
I fattori di rischio: il fumo prima di tutto
Il fumo di sigaretta è di gran lunga il principale fattore di rischio evitabile: da solo rende conto di circa metà dei casi e moltiplica per tre o quattro volte la probabilità di ammalarsi rispetto a chi non ha mai fumato. Le sostanze cancerogene inalate vengono filtrate dai reni e ristagnano nella vescica, a contatto diretto con la sua parete interna. Il rischio è proporzionale a quante sigarette si fumano e per quanti anni, e comincia a ridursi dopo aver smesso, anche se occorre tempo perché si avvicini a quello dei non fumatori. Smettere di fumare, quindi, resta il gesto più efficace in assoluto, anche dopo la diagnosi.
Gli altri fattori riconosciuti sono:
- Età avanzata: l'incidenza cresce rapidamente dopo i 60 anni
- Sesso maschile, anche se nelle donne la diagnosi arriva spesso più tardi perché il sangue nelle urine viene attribuito a una cistite
- Esposizione professionale ad amine aromatiche e nitrosamine: coloranti, vernici, industria della gomma e della plastica, tessile, conciaria, parrucchieri
- Irritazione cronica della vescica: calcoli, cateteri a permanenza, infezioni ripetute come cistite e prostatite trascurate
- Infezione da Schistosoma haematobium, endemica in alcune aree africane e mediorientali
- Precedente chemioterapia con ciclofosfamide o radioterapia sulla pelvi
- Familiarità e alcune predisposizioni genetiche, ancora oggetto di studio
- Contaminazione dell'acqua potabile da arsenico in alcune aree geografiche
I tipi di tumore alla vescica
Oltre nove tumori vescicali su dieci originano dall'urotelio, il rivestimento interno dell'organo: sono i carcinomi uroteliali, un tempo chiamati carcinomi transizionali. Le forme non uroteliali sono rare e comprendono il carcinoma squamocellulare (spesso legato a irritazione cronica, cateteri a permanenza o schistosomiasi), l'adenocarcinoma e, ancora più raramente, sarcomi, melanomi e linfomi.
La distinzione che conta davvero, però, è un'altra ed è quella su cui si basa tutta la strategia di cura: la profondità di invasione della parete vescicale.
Il tumore non muscolo-invasivo - circa tre casi su quattro alla diagnosi - resta confinato allo strato superficiale e ha spesso aspetto papillare, simile a una piccola escrescenza. È asportabile per via endoscopica con buoni risultati, ma ha una spiccata tendenza a ripresentarsi: da qui la necessità di controlli regolari e prolungati nel tempo.
Il tumore muscolo-invasivo infiltra invece lo strato muscolare della parete. È una situazione più seria, che può diffondersi ai linfonodi vicini e, per via ematica, a fegato, polmoni e ossa: richiede terapie più aggressive e, in molti casi, l'asportazione dell'organo.
I sintomi: l'ematuria indolore è il segnale chiave
Il sintomo più frequente e più importante è la presenza di sangue nelle urine (ematuria) senza dolore. È un segnale che va preso sul serio per due motivi. Il primo è che, a differenza del sangue che accompagna una cistite o una colica renale, non fa male e quindi non spaventa. Il secondo è che è tipicamente intermittente: compare una volta, magari colorando l'urina di rosa o di rosso, poi sparisce per settimane. Molte persone tirano un sospiro di sollievo e non ne parlano con nessuno, e così si perdono mesi preziosi.
Nessun allarmismo: la maggior parte delle ematurie ha cause benigne, dai calcoli alle infezioni ai problemi prostatici. Ma la regola è semplice e non ammette eccezioni: il sangue nelle urine, anche una sola volta e anche se non fa male, va sempre riferito al medico e accertato, tanto più dopo i cinquant'anni o in un fumatore.
Altri sintomi possibili sono bruciore e stimolo frequente a urinare che sembrano una cistite ma non guariscono con la terapia, dolore sovrapubico, difficoltà a urinare, incontinenza urinaria di nuova comparsa. Nelle fasi avanzate possono comparire dolore al fianco, gonfiore delle gambe, calo di peso e stanchezza.
Come si arriva alla diagnosi
Di fronte a un'ematuria l'urologo prescrive l'esame delle urine con urinocoltura, per escludere un'infezione, e la citologia urinaria, che cerca cellule tumorali nell'urina. L'ecografia dell'apparato urinario è il primo esame di immagine, ma l'accertamento decisivo è la cistoscopia: l'osservazione diretta dell'interno della vescica con uno strumento ottico, che consente anche di prelevare frammenti per l'esame istologico. La stadiazione, cioè la valutazione dell'estensione della malattia, si completa con TC o risonanza magnetica dell'addome e della pelvi e con gli esami del sangue.
Le cure
Nel tumore non muscolo-invasivo il trattamento di riferimento è la resezione endoscopica transuretrale (TURV o TURB), che asporta la lesione passando attraverso l'uretra, senza incisioni. In base al rischio di recidiva e di progressione, l'urologo può poi indicare le instillazioni endovescicali: farmaci chemioterapici oppure il BCG, un'immunoterapia locale, introdotti direttamente in vescica con un catetere in cicli programmati. In alcuni centri si utilizza anche la chemioterapia endovescicale associata a ipertermia.
Nel tumore muscolo-invasivo il percorso standard prevede una chemioterapia per via endovenosa prima dell'intervento, seguita dalla cistectomia radicale, cioè l'asportazione della vescica con ricostruzione di una via alternativa per l'urina. In casi selezionati si può proporre un trattamento conservativo che combina resezione, chemioterapia e radioterapia. Nella malattia avanzata o metastatica si utilizzano chemioterapia, immunoterapia e terapie a bersaglio molecolare: la scelta è sempre dell'oncologo e dell'urologo, sulla base delle caratteristiche del tumore e delle condizioni generali della persona.
I controlli dopo la cura
Il tumore vescicale non muscolo-invasivo recidiva con frequenza, per questo il follow-up è parte integrante della cura: cistoscopie e citologie urinarie a intervalli stabiliti, più ravvicinati nei primi anni e poi progressivamente diradati, spesso per tutta la vita. È un impegno che pesa, ma consente di individuare e trattare subito le recidive quando sono ancora superficiali.
Prevenzione
Smettere di fumare è la misura più efficace, a qualsiasi età. Nei lavori a rischio vanno rispettate scrupolosamente le protezioni previste e i programmi di sorveglianza sanitaria. Bere molta acqua diluisce le sostanze potenzialmente nocive e riduce il loro tempo di contatto con la parete vescicale, così come non trattenere a lungo l'urina. Infine, non ignorare mai un episodio di sangue nelle urine: la diagnosi precoce, in questa malattia, cambia davvero la prognosi.
Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per la diagnosi e la terapia rivolgiti al tuo medico curante o a uno specialista.

