La prostata
di Nicolina Leone - La prostata è una piccola ghiandola dell'apparato genitale maschile che produce una parte del liquido seminale. È un organo di cui si parla molto dopo i cinquant'anni, ma che vale la pena conoscere prima: molti dei disturbi che la riguardano sono comuni, benigni e ben gestibili, purché vengano riconosciuti e valutati dal medico.
Che cos'è la prostata e a cosa serve
La prostata è una ghiandola delle dimensioni di una castagna, presente solo nell'uomo. Si trova sotto la vescica e circonda il primo tratto dell'uretra, il canale che porta l'urina verso l'esterno. Dietro di essa passa il retto: è per questo che l'urologo può valutarla con l'esplorazione rettale.
Il suo compito principale è produrre un liquido denso e leggermente alcalino che, unendosi agli spermatozoi al momento dell'eiaculazione, ne protegge la vitalità e ne favorisce la motilità. La prostata contribuisce inoltre, insieme agli sfinteri, a separare il passaggio dell'urina da quello del liquido seminale.
L'attività della ghiandola è regolata dagli ormoni maschili, in particolare dal testosterone e dal suo derivato diidrotestosterone: è questo legame ormonale a spiegare sia la crescita della prostata durante la pubertà, sia il suo lento aumento di volume nell'età adulta.
Perché i disturbi della prostata si manifestano quando si urina
La posizione della prostata spiega quasi tutta la sua sintomatologia. Poiché la ghiandola circonda l'uretra, ogni volta che aumenta di volume o si infiamma tende a comprimere quel canale e a ostacolare il passaggio dell'urina.
Da qui i disturbi tipici: getto urinario debole o interrotto, difficoltà a iniziare la minzione, sensazione di svuotamento incompleto della vescica, bisogno di urinare spesso e anche di notte. Sono sintomi aspecifici, cioè comuni a più condizioni diverse: da soli non permettono di distinguere un'infiammazione da un ingrossamento benigno, e vanno sempre inquadrati dal medico.
I disturbi più frequenti della prostata
Le condizioni che interessano la prostata sono essenzialmente tre, molto diverse fra loro per frequenza, età e gravità.
L'ipertrofia prostatica benigna è di gran lunga la più comune: è un aumento di volume della ghiandola legato all'invecchiamento, presente in una quota altissima di uomini dopo i sessant'anni. Non è un tumore e non si trasforma in tumore.
La prostatite è l'infiammazione della prostata; a differenza dell'ipertrofia colpisce spesso uomini giovani o di mezza età e si manifesta soprattutto con dolore pelvico.
Il carcinoma della prostata è invece un tumore maligno, tra i più frequenti nell'uomo, che nelle fasi iniziali è in genere del tutto silenzioso: proprio per questo la sua ricerca non parte dai sintomi, ma da una valutazione condivisa con il medico.
La prostatite: forme batteriche e sindrome dolorosa pelvica
Non tutte le prostatiti sono infezioni. Le forme batteriche, acute e croniche, sono in realtà una minoranza dei casi e sono sostenute per lo più da germi di origine intestinale che risalgono l'uretra, in primo luogo l'Escherichia coli; più raramente sono coinvolti microrganismi a trasmissione sessuale come Chlamydia trachomatis, Neisseria gonorrhoeae o Ureaplasma urealyticum, quest'ultimo un batterio privo di parete cellulare e difficile da coltivare. Anche in questi casi la via d'ingresso è quasi sempre l'uretra, non il sangue.
La prostatite acuta batterica ha un esordio rapido, con febbre alta, brividi, dolore perineale intenso e minzione frequente e bruciante: è una situazione che richiede una valutazione medica urgente. La forma cronica batterica è più subdola e si riconosce per infezioni urinarie che ritornano sempre con lo stesso germe.
La condizione più frequente è però la sindrome dolorosa pelvica cronica, in cui il dolore persiste per mesi senza che si trovi alcun batterio. Non è un'infezione e non risponde agli antibiotici; dipende più spesso da tensione della muscolatura pelvica, infiammazione non infettiva e fattori legati allo stress. È la forma più fraintesa: molti uomini ricevono cicli ripetuti di antibiotici che non servono, mentre l'approccio efficace è multimodale e va costruito insieme allo specialista.
Gli esami per valutare la prostata
Il percorso comincia sempre dalla visita: il medico raccoglie la storia clinica e i disturbi urinari, quindi l'urologo esegue l'esplorazione rettale, un esame semplice che permette di apprezzare volume, consistenza e dolorabilità della ghiandola.
A seconda del sospetto si aggiungono: urinocoltura con antibiogramma, esame delle urine, coltura del liquido prostatico o del liquido seminale nelle prostatiti, ecografia sovrapubica o transrettale per misurare il volume prostatico e il residuo di urina dopo la minzione, e l'uroflussometria, che registra la forza e la regolarità del getto. Il significato di questi termini è spiegato nel glossario di urologia.
Il PSA: un esame utile ma non specifico
Il PSA, antigene prostatico specifico, è una proteina prodotta dalla prostata che si misura con un semplice prelievo di sangue. È specifico dell'organo, ma non della malattia: un valore alto indica che qualcosa sta interessando la prostata, non che sia presente un tumore.
Il PSA infatti si alza anche per una prostatite, per l'ipertrofia benigna, dopo un'esplorazione rettale o una cistoscopia, dopo un rapporto sessuale o un'eiaculazione recente, dopo lunghe pedalate in bicicletta o un'attività fisica intensa. Al contrario, alcuni farmaci usati per l'ipertrofia ne dimezzano il valore. Per questo conviene eseguirlo lontano da questi eventi e interpretarlo sempre nel contesto, guardando all'età e all'andamento nel tempo più che a un singolo numero.
La decisione di eseguire il PSA va condivisa con il medico: non è un esame da fare o da evitare per principio. Dopo aver valutato insieme benefici e possibili svantaggi, in particolare il rischio di accertamenti non necessari, il medico e il paziente scelgono se e quando eseguirlo, tenendo conto dell'età, dello stato di salute e della familiarità per tumore della prostata.
Quando rivolgersi al medico
Meritano una valutazione senza rinvii la comparsa di sangue nelle urine o nel liquido seminale, la febbre alta con dolore perineale, l'impossibilità di urinare, il dolore pelvico che dura da settimane e il peggioramento progressivo del getto urinario. Anche disturbi lievi ma persistenti meritano un controllo, perché un ristagno prolungato di urina può favorire infezioni urinarie e calcoli.
Nella maggior parte dei casi si tratta di condizioni benigne, ma solo un accertamento permette di saperlo con certezza. Rimandare, invece, complica sia la diagnosi sia la cura.
Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per la diagnosi e la terapia rivolgiti al tuo medico curante o a uno specialista.

