Prostatite

La prostatite è l'infiammazione della prostata, la ghiandola presente solo nell'uomo che produce parte del liquido seminale. È un disturbo frequente, che a differenza dell'ipertrofia prostatica colpisce anche uomini giovani e di mezza età, e che viene spesso interpretato male: molti lo considerano una condizione con cui bisogna rassegnarsi a convivere, quando invece un inquadramento corretto porta quasi sempre a un miglioramento.

Non esiste una sola prostatite

Il termine prostatite raccoglie in realtà quadri molto diversi, che gli specialisti distinguono in quattro categorie. La distinzione non è un dettaglio accademico: da essa dipende tutta la terapia.

Le forme batteriche, acuta e cronica, sono vere infezioni e rappresentano una minoranza dei casi, meno di un decimo del totale. La sindrome dolorosa pelvica cronica è invece di gran lunga la più frequente e non è sostenuta da batteri. Esiste infine una prostatite infiammatoria asintomatica, che non dà alcun disturbo e viene scoperta per caso durante altri accertamenti.

La prostatite acuta batterica

È la forma più rara ma anche la più rumorosa. Esordisce rapidamente, nel giro di poche ore, con febbre alta e brividi, malessere generale, dolore intenso al perineo, cioè la zona fra i genitali e l'ano, bruciore alla minzione, urgenza e difficoltà a urinare, fino talvolta al blocco completo.

All'origine ci sono quasi sempre batteri di provenienza intestinale che risalgono l'uretra, in primo luogo l'Escherichia coli. La ghiandola appare gonfia, ingrandita e molto dolente. È una condizione che richiede una valutazione medica urgente: trattata correttamente e per un tempo sufficiente guarisce, mentre una cura interrotta troppo presto favorisce il passaggio alla forma cronica o la formazione di un ascesso.

La prostatite cronica batterica

Qui l'infezione persiste o si ripresenta a distanza di tempo, con sintomi più sfumati: fastidio pelvico o ai testicoli, bruciore intermittente, disturbi della minzione. Il segno che la fa sospettare è la ripetizione di infezioni urinarie sostenute sempre dallo stesso germe: la prostata funziona da serbatoio, e da lì i batteri ricolonizzano periodicamente le vie urinarie.

La difficoltà maggiore è che molti antibiotici penetrano poco nel tessuto prostatico, per cui le cure sono più lunghe rispetto a una comune cistite. La scelta del farmaco e della durata spetta al medico, sulla base dell'urinocoltura e dell'antibiogramma.

La sindrome dolorosa pelvica cronica: la forma più frequente e più fraintesa

Rappresenta circa il novanta per cento dei casi ed è la ragione per cui tanti uomini si sentono dire di avere una prostatite che non passa mai. Il quadro è dominato da un dolore o fastidio pelvico che dura da almeno tre mesi: al perineo, ai testicoli, alla punta del pene, al basso ventre o alla regione lombare, spesso associato a disturbi urinari e talvolta a dolore durante o dopo l'eiaculazione.

La caratteristica decisiva è che le colture risultano negative: non si trova alcun batterio. Le cause sono verosimilmente più d'una e si combinano fra loro: contrattura e ipertonia della muscolatura del pavimento pelvico, infiammazione non infettiva, alterata sensibilità delle vie nervose, componente legata a stress, ansia e tensione emotiva.

Da questo derivano due conseguenze pratiche. La prima è che gli antibiotici non sono la cura: cicli ripetuti, prescritti perché il dolore non passa, non risolvono nulla e possono causare effetti indesiderati e resistenze. La seconda è che l'approccio efficace è multimodale e va costruito con lo specialista, combinando a seconda del caso terapia del dolore, riabilitazione del pavimento pelvico, farmaci che agiscono sui sintomi urinari, attività fisica regolare, gestione dello stress e, quando serve, supporto psicologico. Non è una condizione immaginaria e non è una malattia venerea: è un dolore cronico vero, che si tratta con gli strumenti del dolore cronico.

Gli esami utili

Il percorso comincia dalla storia clinica e dalla visita urologica con esplorazione rettale, che va eseguita con delicatezza e va evitata nella fase acuta più intensa. Seguono esame delle urine e urinocoltura con antibiogramma, eventualmente su campioni raccolti in tempi successivi per localizzare l'infezione, e in casi selezionati l'esame del liquido seminale o del secreto prostatico.

Possono aggiungersi l'ecografia dell'apparato urinario con misura del residuo dopo la minzione, l'ecografia prostatica transrettale e l'uroflussometria. Un PSA alterato durante una prostatite non deve allarmare: l'infiammazione lo fa salire, e per una misura attendibile occorre attendere alcune settimane dalla guarigione. Il significato dei termini è spiegato nel glossario di urologia.

Quando rivolgersi al medico

Vanno valutati senza attesa la febbre alta con dolore perineale, l'impossibilità di urinare, la presenza di sangue nelle urine o nel liquido seminale e il dolore che peggiora rapidamente. Meritano comunque un controllo i disturbi urinari o il dolore pelvico che durano da più di qualche settimana.

Vale la pena ricordare che la prostatite non è un tumore e non predispone al tumore della prostata, e che nella grande maggioranza dei casi non compromette la fertilità. È però un disturbo che incide molto sulla qualità della vita, e per questo non va né sottovalutato né affrontato da soli con rimedi improvvisati.

Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per la diagnosi e la terapia rivolgiti al tuo medico curante o a uno specialista.

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