Uretroplastica
di Nicolina Leone - L'uretroplastica è l'intervento chirurgico a cielo aperto con cui si ricostruisce il tratto di uretra ristretto nella stenosi uretrale. È una chirurgia ricostruttiva vera e propria, eseguita in microchirurgia, e rappresenta oggi la soluzione più solida e duratura per questo problema.
Quando si sceglie l'uretroplastica
L'alternativa all'uretroplastica è l'uretrotomia endoscopica, che si esegue dall'interno, è più rapida e meno invasiva ma non elimina il tessuto cicatriziale: per questo la stenosi tende a riformarsi.
L'uretroplastica viene preferita quando il restringimento è lungo, in genere oltre uno o due centimetri, quando è recidivato dopo uno o più trattamenti endoscopici, quando interessa più tratti del canale o quando la cicatrice coinvolge in profondità il tessuto spongioso che circonda l'uretra. È indicata anche nelle stenosi legate al lichen sclerosus e negli esiti di traumi del bacino.
La scelta della tecnica non è mai standard: dipende da sede, lunghezza ed estensione della cicatrice, dagli interventi già eseguiti, dall'età e dalle condizioni generali del paziente. Prima di operare il chirurgo studia l'uretra con uretrografia, uretroscopia ed ecografia.
L'uretroplastica in un solo tempo
È la modalità più frequente e prevede due varianti principali.
Nell'uretroplastica termino-terminale si incide dall'esterno in corrispondenza del restringimento, si asporta completamente il tratto malato e si riavvicinano i due capi sani suturandoli fra loro. È la tecnica con i risultati migliori in assoluto, ma si può applicare solo a stenosi corte e situate nell'uretra bulbare, perché asportare un segmento troppo lungo accorcerebbe eccessivamente il canale.
Nell'uretroplastica con innesto la stenosi non viene rimossa ma allargata: si incide il tratto ristretto per il lungo e si applica una specie di toppa che ne aumenta il calibro. Il materiale di elezione è la mucosa buccale, prelevata dall'interno della guancia o dal labbro: si adatta bene all'ambiente umido dell'uretra, attecchisce con facilità e lascia pochi disturbi nella sede di prelievo. La quantità disponibile è però limitata, per cui nelle stenosi molto estese può essere necessario prelevare da entrambe le guance o valutare altre soluzioni con il chirurgo.
L'uretroplastica in due tempi
Quando la cicatrice è molto estesa, il tessuto locale è di cattiva qualità o si è già intervenuti più volte, ricostruire il canale in un'unica seduta non è realistico. In questi casi si programma un intervento in due tempi, distanziati di alcuni mesi.
Nel primo tempo si apre l'uretra lungo tutto il tratto malato, si asporta il tessuto cicatriziale e si posiziona l'innesto di mucosa buccale, lasciando il canale aperto verso l'esterno. In questa fase il paziente urina dall'apertura creata dal chirurgo: se l'intervento riguarda l'uretra peniena l'apertura si trova sulla faccia inferiore del pene, se riguarda l'uretra bulbare si trova nella zona fra scroto e ano, e in questo caso occorre urinare da seduti.
Nei mesi successivi l'innesto attecchisce e si stabilizza. Nel secondo tempo, di solito dopo quattro-sei mesi, la mucosa così preparata viene richiusa a formare un tubo continuo e l'incisione viene suturata: la minzione torna ad avvenire normalmente dal meato.
È un percorso lungo e psicologicamente impegnativo, che va spiegato bene e accettato consapevolmente. Per questo l'intervento in due tempi si propone soprattutto a persone in buone condizioni generali e motivate a completare il programma.
Il decorso dopo l'intervento
Al termine dell'operazione viene lasciato un catetere vescicale, in genere per due o tre settimane, per permettere alla sutura di cicatrizzare senza il passaggio dell'urina. Prima di rimuoverlo si esegue spesso un controllo radiologico per verificare la tenuta della ricostruzione.
Se è stata prelevata mucosa buccale, nei primi giorni si avvertono fastidio in bocca e difficoltà a masticare, che si risolvono rapidamente. Le complicanze possibili sono quelle comuni alla chirurgia, cioè dolore locale, ematoma, febbre e infezione della ferita, e vanno segnalate al chirurgo.
I risultati sono molto buoni, con percentuali di successo elevate e stabili nel tempo, nettamente superiori a quelle del trattamento endoscopico. Restano comunque necessari controlli periodici con uroflussometria per anni, perché una recidiva, seppure rara, è sempre possibile. Termini e sigle sono spiegati nel glossario di urologia.
Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per la diagnosi e la terapia rivolgiti al tuo medico curante o a uno specialista.

