Chi deve mettersi a dieta: quando serve davvero
Pur essendo ben comprensibile che lo scopo di chi segue un regime ipocalorico sia spesso quello di raggiungere un aspetto fisico apprezzabile, agli occhi degli altri e soprattutto ai propri, non bisogna mai trascurare che il primo risultato da ottenere è un miglioramento del benessere complessivamente considerato. È una premessa che cambia parecchie cose: sposta l'attenzione dal numero sulla bilancia a come si sta, e rende più semplice capire chi ha davvero motivo di mettersi a dieta e chi farebbe meglio a lasciar perdere.
Il grasso addominale, infatti, non è un semplice deposito: è metabolicamente attivo e si associa a pressione alta, glicemia elevata, trigliceridi alti e colesterolo HDL basso. È soprattutto in presenza di questi segnali, o di disturbi come apnee notturne, dolori articolari, difficoltà respiratorie sotto sforzo, che perdere peso smette di essere una questione estetica e diventa una scelta di salute. Sul rapporto tra peso, altezza e costituzione si trova un approfondimento nella pagina sul peso forma.
Il meccanismo è abbastanza noto. Dopo un calo rapido il metabolismo si adatta consumando meno del previsto, gli ormoni che regolano fame e sazietà spingono a mangiare di più, e la massa muscolare persa lungo la strada non torna da sola. Quando si riprendono le vecchie abitudini il peso risale, ma con una composizione corporea peggiore di quella di partenza. È la ragione per cui vale la pena non avere nessuna fretta e privilegiare cambiamenti che si possano mantenere per anni, non per sei settimane.
Il punto non è rinunciare a stare meglio, ma scegliere obiettivi che non trasformino ogni pasto in un esame. Contare i chili persi come unico metro di giudizio, saltare occasioni conviviali, dividere i cibi in permessi e proibiti sono atteggiamenti che a lungo andare logorano. Se il pensiero del cibo e del peso occupa gran parte della giornata, o se compaiono abbuffate e condotte di compenso, conviene parlarne con il medico: se ne trova una descrizione nella sezione sui disturbi dell'alimentazione.
Continua: Niente fretta nelle diete dimagranti »
Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per un piano alimentare personalizzato rivolgiti al tuo medico curante o a un nutrizionista.
Quando i chili in più pesano sulla salute
I riferimenti utilizzati abitualmente sono due e si leggono insieme. Il primo è l'indice di massa corporea, che si calcola facilmente dividendo il peso per il quadrato dell'altezza: sopra venticinque si parla di sovrappeso, sopra trenta di obesità. Il secondo, spesso più informativo del primo, è la circonferenza della vita, che dice quanto grasso si è depositato attorno agli organi addominali: i valori considerati di attenzione si aggirano intorno agli ottantotto centimetri nella donna e ai centodue nell'uomo.Il grasso addominale, infatti, non è un semplice deposito: è metabolicamente attivo e si associa a pressione alta, glicemia elevata, trigliceridi alti e colesterolo HDL basso. È soprattutto in presenza di questi segnali, o di disturbi come apnee notturne, dolori articolari, difficoltà respiratorie sotto sforzo, che perdere peso smette di essere una questione estetica e diventa una scelta di salute. Sul rapporto tra peso, altezza e costituzione si trova un approfondimento nella pagina sul peso forma.
Quando insistere non conviene
Nonostante non vi siano conclusioni univoche in materia, secondo alcuni studiosi sarebbe inopportuno il tentativo a tutti i costi di perdere quei sei-sette chili in più da parte di persone che presentano contemporaneamente alcune caratteristiche:- un sovrappeso pressoché costante durante tutta l'infanzia e l'adolescenza;
- una distribuzione dei depositi adiposi piuttosto omogenea sul corpo, e non concentrata sull'addome;
- la presenza di casi di obesità in famiglia.
L'effetto yo-yo
Si parla di "effetto yo-yo" per indicare il rischio di riprendere il peso perso e, magari, anche qualche chilo in più. Vi vanno soggette soprattutto le persone che presentano i requisiti visti sopra e, più in generale, chi raggiunge troppo in fretta i risultati sperati. Le oscillazioni ripetute sono dannose sotto il profilo fisico, compreso quello estetico - basti pensare alle smagliature lungo i fianchi, sulla pancia e sul seno - oltre che sotto quello psicologico.Il meccanismo è abbastanza noto. Dopo un calo rapido il metabolismo si adatta consumando meno del previsto, gli ormoni che regolano fame e sazietà spingono a mangiare di più, e la massa muscolare persa lungo la strada non torna da sola. Quando si riprendono le vecchie abitudini il peso risale, ma con una composizione corporea peggiore di quella di partenza. È la ragione per cui vale la pena non avere nessuna fretta e privilegiare cambiamenti che si possano mantenere per anni, non per sei settimane.
Il risvolto psicologico
Per quanto riguarda l'aspetto psicologico, sempre secondo alcuni studi - puntualmente smentiti e poi riconfermati da altre ricerche, ennesimo segno del grande interesse che l'argomento suscita - i fenomeni depressivi sarebbero frequenti proprio tra le persone che, pur rispondendo alle caratteristiche elencate sopra, hanno compiuto sforzi eccessivi per ottenere il tanto agognato corpo perfetto.Il punto non è rinunciare a stare meglio, ma scegliere obiettivi che non trasformino ogni pasto in un esame. Contare i chili persi come unico metro di giudizio, saltare occasioni conviviali, dividere i cibi in permessi e proibiti sono atteggiamenti che a lungo andare logorano. Se il pensiero del cibo e del peso occupa gran parte della giornata, o se compaiono abbuffate e condotte di compenso, conviene parlarne con il medico: se ne trova una descrizione nella sezione sui disturbi dell'alimentazione.
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Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per un piano alimentare personalizzato rivolgiti al tuo medico curante o a un nutrizionista.
Le altre pagine di questa serie:
La dieta dimagrante · Sport e perdita di peso · Chi deve mettersi a dieta · Niente fretta nelle diete · La dieta ipocalorica · Quanto dimagrire · Le dosi minime da rispettare · Dimagrire mangiando
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