Chi deve mettersi a dieta: quando serve davvero

Pur essendo ben comprensibile che lo scopo di chi segue un regime ipocalorico sia spesso quello di raggiungere un aspetto fisico apprezzabile, agli occhi degli altri e soprattutto ai propri, non bisogna mai trascurare che il primo risultato da ottenere è un miglioramento del benessere complessivamente considerato. È una premessa che cambia parecchie cose: sposta l'attenzione dal numero sulla bilancia a come si sta, e rende più semplice capire chi ha davvero motivo di mettersi a dieta e chi farebbe meglio a lasciar perdere.

Quando i chili in più pesano sulla salute

I riferimenti utilizzati abitualmente sono due e si leggono insieme. Il primo è l'indice di massa corporea, che si calcola facilmente dividendo il peso per il quadrato dell'altezza: sopra venticinque si parla di sovrappeso, sopra trenta di obesità. Il secondo, spesso più informativo del primo, è la circonferenza della vita, che dice quanto grasso si è depositato attorno agli organi addominali: i valori considerati di attenzione si aggirano intorno agli ottantotto centimetri nella donna e ai centodue nell'uomo.

Il grasso addominale, infatti, non è un semplice deposito: è metabolicamente attivo e si associa a pressione alta, glicemia elevata, trigliceridi alti e colesterolo HDL basso. È soprattutto in presenza di questi segnali, o di disturbi come apnee notturne, dolori articolari, difficoltà respiratorie sotto sforzo, che perdere peso smette di essere una questione estetica e diventa una scelta di salute. Sul rapporto tra peso, altezza e costituzione si trova un approfondimento nella pagina sul peso forma.

Quando insistere non conviene

Nonostante non vi siano conclusioni univoche in materia, secondo alcuni studiosi sarebbe inopportuno il tentativo a tutti i costi di perdere quei sei-sette chili in più da parte di persone che presentano contemporaneamente alcune caratteristiche:
  • un sovrappeso pressoché costante durante tutta l'infanzia e l'adolescenza;
  • una distribuzione dei depositi adiposi piuttosto omogenea sul corpo, e non concentrata sull'addome;
  • la presenza di casi di obesità in famiglia.
Qualora siano verificate tutte queste condizioni, la ricerca del "fisico perfetto" rischia di essere soprattutto frustrante: anche riuscendo a raggiungere il peso desiderato, i chili verrebbero con ogni probabilità recuperati in un tempo relativamente breve. Non si tratta di scarsa forza di volontà, ma del modo in cui quell'organismo regola le proprie riserve. In casi del genere l'obiettivo più sensato non è dimagrire molto, ma non aumentare, muoversi con regolarità e tenere sotto controllo i valori del sangue: sono i fattori che incidono davvero sulla salute a lungo termine.

L'effetto yo-yo

Si parla di "effetto yo-yo" per indicare il rischio di riprendere il peso perso e, magari, anche qualche chilo in più. Vi vanno soggette soprattutto le persone che presentano i requisiti visti sopra e, più in generale, chi raggiunge troppo in fretta i risultati sperati. Le oscillazioni ripetute sono dannose sotto il profilo fisico, compreso quello estetico - basti pensare alle smagliature lungo i fianchi, sulla pancia e sul seno - oltre che sotto quello psicologico.

Il meccanismo è abbastanza noto. Dopo un calo rapido il metabolismo si adatta consumando meno del previsto, gli ormoni che regolano fame e sazietà spingono a mangiare di più, e la massa muscolare persa lungo la strada non torna da sola. Quando si riprendono le vecchie abitudini il peso risale, ma con una composizione corporea peggiore di quella di partenza. È la ragione per cui vale la pena non avere nessuna fretta e privilegiare cambiamenti che si possano mantenere per anni, non per sei settimane.

Il risvolto psicologico

Per quanto riguarda l'aspetto psicologico, sempre secondo alcuni studi - puntualmente smentiti e poi riconfermati da altre ricerche, ennesimo segno del grande interesse che l'argomento suscita - i fenomeni depressivi sarebbero frequenti proprio tra le persone che, pur rispondendo alle caratteristiche elencate sopra, hanno compiuto sforzi eccessivi per ottenere il tanto agognato corpo perfetto.

Il punto non è rinunciare a stare meglio, ma scegliere obiettivi che non trasformino ogni pasto in un esame. Contare i chili persi come unico metro di giudizio, saltare occasioni conviviali, dividere i cibi in permessi e proibiti sono atteggiamenti che a lungo andare logorano. Se il pensiero del cibo e del peso occupa gran parte della giornata, o se compaiono abbuffate e condotte di compenso, conviene parlarne con il medico: se ne trova una descrizione nella sezione sui disturbi dell'alimentazione.

Continua: Niente fretta nelle diete dimagranti »

Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per un piano alimentare personalizzato rivolgiti al tuo medico curante o a un nutrizionista.

Le altre pagine di questa serie:
La dieta dimagrante  ·  Sport e perdita di peso  ·  Chi deve mettersi a dieta  ·  Niente fretta nelle diete  ·  La dieta ipocalorica  ·  Quanto dimagrire  ·  Le dosi minime da rispettare  ·  Dimagrire mangiando
...........................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................
Contatti   |    Archivio   |    Privacy   |    Termini e condizioni   |     © Copyright 2026 lasaluteinpillole.it - supplemento alla rivista www.studiocataldi.it
...........................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................