Infezioni Urinarie

di Nicolina Leone - Parlando di infezioni urinarie si pensa quasi sempre alla donna. In effetti le donne sono colpite molto più spesso, per ragioni anatomiche precise, ed è anche vero che sono più propense a parlarne e a chiedere consiglio. L'uomo, invece, ha una sorta di pudore atavico nell'esprimere i problemi legati alla sfera genitale: da qui l'errata convinzione che non soffra di questo disturbo. Vale quindi la pena di dedicare qualche riga anche ai signori maschietti.

Che cosa sono le infezioni delle vie urinarie

Si parla di infezione urinaria quando dei microrganismi colonizzano e infiammano una parte dell'apparato urinario: uretra (uretrite), vescica (cistite), più raramente reni (pielonefrite). Nella pratica si distinguono le infezioni basse, limitate a vescica e uretra, e le infezioni alte, che coinvolgono il rene e sono decisamente più impegnative.

Una seconda distinzione, altrettanto importante, è tra forme non complicate - la donna adulta sana, senza anomalie delle vie urinarie - e forme complicate, che comprendono le infezioni dell'uomo, del bambino, della donna in gravidanza, del portatore di catetere, del diabetico e di chi ha calcoli o un ostacolo al deflusso dell'urina. Le seconde vanno sempre inquadrate dal medico.

Perché anche gli uomini si ammalano

Nell'uomo l'uretra è lunga e questo rappresenta una barriera naturale: proprio per questo un'infezione urinaria maschile non va mai considerata banale. Nella maggior parte dei casi c'è una condizione predisponente, tipicamente un'ipertrofia prostatica che impedisce lo svuotamento completo della vescica, una prostatite, una stenosi uretrale, una sclerosi del collo vescicale o un calcolo. Per questo, nell'uomo, la diagnosi non si ferma quasi mai all'infezione: va cercata la causa che l'ha resa possibile.

Quali germi sono responsabili

L'infezione urinaria è di norma di origine batterica. L'Escherichia coli, proveniente dall'intestino, è responsabile della grande maggioranza degli episodi; seguono a distanza Staphylococcus saprophyticus, Enterococcus faecalis, Proteus mirabilis e Klebsiella. Esistono anche forme fungine, quasi sempre da Candida, tipiche di chi porta un catetere, ha il diabete o difese immunitarie ridotte, e forme virali, molto più rare.

I rapporti sessuali facilitano il passaggio dei germi verso l'uretra, ma va chiarito un punto che genera molti equivoci: la cistite comune non è una malattia sessualmente trasmessa e non richiede di regola il trattamento del partner. Le recidive, nella grande maggioranza dei casi, sono nuove infezioni con germi provenienti dall'intestino della stessa persona, non un "rimbalzo" di coppia. Discorso diverso per uretriti da germi come Chlamydia o gonococco: quelle sì si trasmettono con i rapporti e richiedono che entrambi i partner siano curati.

Infezioni basse con sintomi

La forma più comune è la cistite: dolore e bruciore durante la minzione, senso di peso alla vescica, stimolo continuo, difficoltà a svuotarsi completamente, urine torbide, talvolta tracce di sangue. Può comparire una febbricola che si risolve in pochi giorni; una febbre elevata, invece, orienta verso un interessamento renale.

La terapia, quando serve, prevede un ciclo antibiotico breve e possibilmente mirato, scelto dal medico. Il ricorso automatico agli antibiotici a largo spettro va evitato: negli episodi lievi della donna sana una parte dei casi si risolve con sola idratazione e antinfiammatori, e l'uso improprio del farmaco favorisce l'antibiotico-resistenza, che oggi rende sempre più difficile trattare le infezioni successive. Nessun antibiotico va assunto per iniziativa personale o riciclando confezioni avanzate.

Batteriuria asintomatica

È la presenza di batteri nelle urine senza alcun disturbo: si scopre quasi sempre per caso, con esami richiesti per altri motivi. Nella maggior parte delle persone non va cercata e non va trattata, perché la terapia non porta benefici e seleziona germi resistenti. Fanno eccezione la gravidanza, dove la ricerca è prevista e il trattamento riduce il rischio di pielonefrite e di parto pretermine, e la preparazione ad alcune procedure urologiche invasive.

Infezioni ricorrenti

Si definiscono ricorrenti le infezioni che si ripetono almeno tre volte in un anno o due volte in sei mesi. Contribuiscono la stipsi, l'abitudine a trattenere a lungo l'urina, la scarsa idratazione, i cambiamenti ormonali della menopausa, il residuo di urina dopo la minzione e, nell'uomo, gli ostacoli al deflusso. L'igiene intima ha il suo peso, ma va detto che eccedere - lavaggi troppo frequenti, detergenti aggressivi, lavande vaginali - è controproducente quanto trascurarla.

In queste situazioni il medico non si limita a ripetere la stessa cura: chiede l'urinocoltura con antibiogramma, valuta con l'ecografia l'apparato urinario e può proporre strategie di prevenzione mirate.

Infezioni alte e acute: la pielonefrite

Quando i germi risalgono fino al rene il quadro cambia radicalmente: compaiono febbre alta con brividi, dolore lombare o al fianco, nausea, vomito e sensazione di malessere marcato. La pielonefrite acuta richiede una valutazione medica immediata e una terapia antibiotica adeguata, in alcuni casi in ospedale, perché se trascurata può danneggiare il rene o diffondersi al sangue. Le forme croniche o ricorrenti sono spesso legate a calcoli, reflusso o ostruzioni, e vanno corrette alla radice.

Come si arriva alla diagnosi

Gli accertamenti si adattano al caso. Nella donna giovane con sintomi tipici di cistite semplice può bastare il quadro clinico, eventualmente con uno stick urinario. L'urinocoltura con antibiogramma diventa invece necessaria nelle infezioni ricorrenti, nei fallimenti terapeutici, nel sospetto di germi resistenti o di micosi, nell'uomo, nel bambino, in gravidanza e ogni volta che c'è febbre; il campione va raccolto dal mitto intermedio, prima di iniziare l'antibiotico.

Gli indici di flogosi nel sangue (VES, proteina C reattiva, emocromo) aiutano a capire se l'infezione è limitata alle basse vie o coinvolge il rene. Per lo studio delle alte vie urinarie si ricorre all'ecografia renale e vescicale, e nei casi selezionati alla TC, alla cistografia o alla scintigrafia renale.

Prevenzione: che cosa aiuta davvero

Le misure più efficaci sono anche le più semplici: bere abbondantemente, non rimandare la minzione, urinare dopo i rapporti, curare la stipsi, asciugarsi dall'avanti all'indietro, preferire biancheria in cotone. Il mirtillo rosso (cranberry) contiene proantocianidine che in laboratorio ostacolano l'adesione dell'Escherichia coli alla parete vescicale; negli studi clinici, però, il beneficio è modesto e non costante. Vale lo stesso per D-mannosio e probiotici: possono ridurre in qualche misura le recidive in chi ne soffre spesso, ma non curano un'infezione in atto e non sostituiscono la valutazione del medico.

Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per la diagnosi e la terapia rivolgiti al tuo medico curante o a uno specialista.

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