Priapismo

di Nicolina Leone - Il priapismo è un'erezione prolungata e non desiderata, che non dipende dallo stimolo sessuale e non si risolve dopo l'orgasmo. A differenza della disfunzione erettile, di cui rappresenta in un certo senso l'opposto, è una condizione che non si può nascondere e che genera spesso imbarazzo: proprio questo imbarazzo è il motivo per cui molti uomini arrivano in ospedale troppo tardi.

Perché è un'emergenza medica

Il messaggio più importante di questa pagina è netto: un'erezione dolorosa che dura oltre le quattro ore va considerata un'emergenza e richiede l'accesso immediato al pronto soccorso. Non è una situazione da rimandare al giorno dopo, non serve attendere che passi da sola e non esistono rimedi casalinghi risolutivi.

La ragione è semplice: nella forma più comune il sangue resta intrappolato nei corpi cavernosi, l'ossigeno si esaurisce e il tessuto erettile va incontro a sofferenza. Più ore passano, più il danno diventa irreversibile: dopo molte ore di priapismo ischemico non trattato la fibrosi dei corpi cavernosi può portare a una disfunzione erettile permanente. Il ritardo, in questa patologia, è il vero fattore prognostico.

Le forme di priapismo

  • Priapismo ischemico (a basso flusso): è la forma più frequente e la più pericolosa. Il sangue venoso non riesce a defluire, il pene è rigido e dolente, il glande in genere resta molle. È questa la forma che costituisce emergenza.
  • Priapismo non ischemico (ad alto flusso): dipende da un afflusso arterioso eccessivo, di solito per la rottura di un'arteria dopo un trauma perineale o penieno. L'erezione è in genere parziale e non dolorosa, il tessuto resta ossigenato e il rischio di danno permanente è molto minore.
  • Priapismo intermittente o ricorrente (stuttering): episodi ripetuti e autolimitanti, tipici dei pazienti con anemia falciforme. Vanno segnalati allo specialista anche quando si risolvono da soli, perché possono preludere a un episodio ischemico prolungato.

Le cause

Ematologiche: anemia falciforme (drepanocitosi), che è la causa più frequente in età pediatrica e nei soggetti predisposti, talassemia, sferocitosi congenita, leucemie, trombocitemia essenziale, poliglobulia.

Farmacologiche e tossiche: è oggi una delle cause più comuni nell'adulto. Sono chiamati in causa i farmaci vasoattivi iniettati nei corpi cavernosi per la terapia del deficit erettile, alcuni antipsicotici e antidepressivi, alcuni antipertensivi ad azione vasodilatante, e l'uso di alcol, cocaina e altre sostanze stupefacenti.

Traumatiche: traumi del perineo, dei genitali o del bacino, tipicamente responsabili della forma non ischemica.

Neoplastiche: infiltrazione dei corpi cavernosi da parte di tumori del pene, della prostata, della vescica, del rene o dell'apparato digerente.

Neurologiche: traumi cranici, lesioni midollari, tumori cerebrali o midollari, mieliti, sclerosi multipla, spina bifida.

Locali e iatrogene: uretriti, prostatiti, calcolosi vescicale, stenosi uretrale, corpi estranei uretrali, esiti di procedure endoscopiche o di interventi di rivascolarizzazione.

In una quota non trascurabile di casi non si individua alcuna causa evidente e si parla di forma idiopatica.

Come si arriva alla diagnosi

In pronto soccorso l'urologo raccoglie l'anamnesi (durata dell'erezione, dolore, episodi precedenti, farmaci e sostanze assunte, traumi recenti, malattie ematologiche note) ed esegue l'esame obiettivo. Gli accertamenti utili comprendono:

  • emogasanalisi del sangue prelevato dai corpi cavernosi: è l'esame chiave, perché distingue con rapidità la forma ischemica, in cui il sangue è scuro e povero di ossigeno, da quella non ischemica;
  • emocromo completo ed esami per la ricerca di emoglobinopatie;
  • ecocolordoppler penieno, che documenta il flusso arterioso e può individuare la fistola tipica della forma non ischemica;
  • screening tossicologico su sangue e urine;
  • arteriografia selettiva, riservata ai casi non ischemici candidati a embolizzazione.

Il trattamento

Le due forme richiedono approcci opposti, e questo è il motivo per cui la diagnosi differenziale deve essere rapida.

Nel priapismo ischemico il trattamento è urgente e sequenziale. Si procede in genere con l'aspirazione del sangue ristagnante dai corpi cavernosi, eventualmente associata a lavaggio, seguita se necessario dall'iniezione intracavernosa di farmaci della classe dei simpaticomimetici, che inducono la contrazione della muscolatura liscia e favoriscono il deflusso. La procedura si esegue in ambiente ospedaliero, con monitoraggio della pressione arteriosa e della frequenza cardiaca, perché questi farmaci hanno effetti cardiovascolari. Se le manovre non risolvono il quadro si ricorre alla chirurgia, con la creazione di uno shunt tra corpo cavernoso e corpo spongioso o glande: tra le tecniche descritte figurano quelle secondo Winter, Ebbehoj e Al-Ghorab, con varianti distali e prossimali. Nei casi giunti tardivamente, con fibrosi già instaurata, può essere presa in considerazione l'impianto precoce di protesi peniene.

Nel priapismo non ischemico, che non comporta sofferenza del tessuto, l'atteggiamento iniziale è spesso conservativo: osservazione, applicazione locale di ghiaccio e compressione. Molti casi si risolvono spontaneamente. Se l'erezione persiste, il trattamento di riferimento è l'embolizzazione arteriosa selettiva eseguita dal radiologo interventista; la chirurgia è riservata ai casi refrattari.

Nelle forme ricorrenti, in particolare nei pazienti con anemia falciforme, il trattamento è anche preventivo e comprende la gestione della malattia di base, l'idratazione e terapie mirate impostate da ematologo e urologo. Nessun farmaco va assunto di propria iniziativa, e in particolare non vanno mai usati senza prescrizione i prodotti per la disfunzione erettile acquistati online, che rappresentano essi stessi una causa possibile di priapismo.

Le conseguenze e il follow-up

Trattato tempestivamente, il priapismo ischemico ha una prognosi funzionale nettamente migliore. Quando invece l'intervento è tardivo, la complicanza principale è la disfunzione erettile permanente dovuta alla fibrosi dei corpi cavernosi. Dopo l'episodio acuto sono previsti controlli urologici a distanza per valutare il recupero della funzione erettile, individuare la causa scatenante e prevenire nuove recidive; un supporto psicologico o sessuologico è spesso utile, sia per l'impatto emotivo dell'evento sia quando resta un deficit erettile residuo.

L'origine del nome

Il termine priapismo deriva da Priapo, divinità minore della mitologia greca e romana, protettore della fertilità, dei giardini e delle greggi, raffigurato tradizionalmente con genitali sproporzionati e in stato di erezione permanente. Le sue statue venivano poste nei campi come simbolo propiziatorio di abbondanza. Una curiosità etimologica che non deve far dimenticare la sostanza clinica: davanti a un'erezione dolorosa che supera le quattro ore, l'unica cosa da fare è andare in pronto soccorso.

Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per la diagnosi e la terapia rivolgiti al tuo medico curante o a uno specialista.

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