Uretrotomia Endoscopica

di Nicolina Leone - L'uretrotomia endoscopica è la procedura con cui si incide dall'interno il tratto di uretra ristretto nella stenosi uretrale. Si esegue passando attraverso il canale naturale, senza incisioni esterne, ed è quindi molto meno aggressiva dell'intervento a cielo aperto, che non è applicabile a tutti i pazienti.

Che cos'è e come si esegue

L'intervento si svolge in anestesia spinale o generale e dura in genere quindici minuti al massimo. Si entra dal meato uretrale con uno strumento ottico, l'uretrotomo, che permette di raggiungere e visualizzare il restringimento.

Una volta individuata la stenosi si incide il tessuto cicatriziale per tutto il suo spessore, di solito lungo un'unica linea, in modo da restituire al canale un calibro sufficiente. L'uretra non viene asportata: viene semplicemente aperta, e nelle settimane successive la mucosa ricresce a coprire l'incisione.

La tecnica classica, detta uretrotomia secondo Sachse, utilizza una piccola lama fredda montata sull'estremità dello strumento. È la procedura più diffusa, soprattutto per le stenosi dell'uretra bulbare, il tratto profondo e ricco di tessuto spongioso situato fra scroto e perineo.

L'alternativa con il laser

In alternativa alla lama fredda si può utilizzare il laser, in particolare il laser a olmio. Sempre entrando dal meato uretrale, una fibra ottica veicola il raggio fino alla stenosi e incide il tessuto cicatriziale, allargando il passaggio e permettendo all'urina di defluire.

Il laser a olmio emette radiazioni pulsate di lunghezza d'onda vicina all'infrarosso, quindi non visibili. La sua energia viene assorbita quasi interamente dall'acqua entro pochissimi decimi di millimetro: poiché i tessuti umani sono in gran parte costituiti da acqua, il taglio resta molto superficiale e il danno ai tessuti circostanti è minimo. Ha inoltre un buon effetto emostatico, cioè riduce il sanguinamento, il che lo rende utile in chi assume farmaci anticoagulanti.

Il laser è impiegabile sia nelle stenosi bulbari sia in quelle dell'uretra peniena. A parità di indicazioni, però, i risultati a distanza delle due tecniche sono sostanzialmente simili: il vantaggio riguarda soprattutto la gestione del sanguinamento e non la durata del risultato.

Quando è indicata e quando no

L'uretrotomia endoscopica dà i risultati migliori in una situazione ben precisa: stenosi singola, breve, inferiore a uno o due centimetri, localizzata nell'uretra bulbare, con poco tessuto cicatriziale attorno e mai trattata prima.

Trova indicazione anche nei pazienti anziani o con importanti patologie cardiovascolari, per i quali un intervento a cielo aperto sarebbe troppo impegnativo, e come soluzione rapida in caso di ritenzione urinaria.

È invece poco indicata nelle stenosi lunghe, multiple, in quelle dell'uretra peniena e in quelle legate al lichen sclerosus: in questi casi la strada corretta è l'uretroplastica.

Il decorso e il rischio di recidiva

Dopo l'intervento viene lasciato un catetere vescicale per pochi giorni, per mantenere il canale pervio nella fase iniziale di cicatrizzazione e per monitorare eventuali sanguinamenti. La degenza è breve, in genere di uno o due giorni, e il rischio legato all'anestesia è contenuto proprio per la rapidità della procedura.

Va però detto con chiarezza qual è il limite principale di questa tecnica: poiché la cicatrice non viene rimossa ma solo incisa, essa tende a riformarsi. La recidiva è tutt'altro che rara e può presentarsi entro il primo anno; le probabilità aumentano nettamente quando la stenosi è lunga o è già stata trattata. Ripetere l'uretrotomia una seconda o terza volta offre benefici sempre più modesti e in genere temporanei, e può rendere più complessa una successiva ricostruzione: dopo il primo insuccesso è quindi ragionevole discutere con l'urologo il passaggio all'uretroplastica.

Fra le complicanze possibili, oltre alla recidiva, ci sono sanguinamento, infezione urinaria e, più raramente, false strade nel canale o disturbi dell'erezione. Restano necessari controlli periodici con uroflussometria, che permettono di individuare precocemente un nuovo restringimento. Il significato dei termini è spiegato nel glossario di urologia.

Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per la diagnosi e la terapia rivolgiti al tuo medico curante o a uno specialista.

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