Labirintite


"Labirintite" è una delle parole più usate e più abusate quando si parla di vertigini. Nel linguaggio comune viene applicata a qualunque capogiro, ma la labirintite vera e propria è una condizione ben precisa e piuttosto rara. Vediamo di che cosa si tratta davvero e come si distingue dai disturbi con cui viene più spesso confusa.

Che cos'è la labirintite?



La labirintite è l'infiammazione del labirinto, cioè della porzione dell'orecchio interno che contiene sia l'organo dell'udito (la coclea) sia gli organi dell'equilibrio (canali semicircolari, utricolo e sacculo). Poiché il labirinto svolge entrambe le funzioni, la labirintite si manifesta tipicamente con vertigini e riduzione dell'udito insieme, spesso accompagnate da acufene.

La vertigine che ne deriva è di tipo rotatorio: la persona ha la sensazione che l'ambiente giri intorno a sé, o che sia il proprio corpo a ruotare. Si associano frequentemente nausea, vomito, sudorazione, malessere generale e ansia, e un movimento involontario e ritmico degli occhi chiamato nistagmo. Il disturbo dell'equilibrio nasce dal fatto che il cervello riceve dai due orecchi informazioni discordanti.

Attenzione: non tutte le vertigini sono labirintite



È l'equivoco più diffuso in assoluto. Nella grande maggioranza dei casi, chi riceve o si autoattribuisce una diagnosi di "labirintite" soffre in realtà di un altro disturbo. Le due condizioni più frequenti sono:
  • la vertigine parossistica posizionale benigna (VPPB), di gran lunga la causa più comune di vertigine. Dipende dallo spostamento di piccoli cristalli di carbonato di calcio (otoliti) all'interno dei canali semicircolari. Provoca crisi brevissime, di pochi secondi, scatenate da un cambio di posizione della testa: girarsi nel letto, alzarsi, guardare in alto. Non riduce l'udito e si risolve nella grande maggioranza dei casi con specifiche manovre liberatorie, come la manovra di Epley, eseguite dallo specialista;
  • la neurite vestibolare, un'infiammazione del solo nervo vestibolare, in genere di origine virale. Provoca una vertigine intensa e continua che dura giorni, con nausea e vomito, ma senza calo dell'udito e senza acufene: è proprio questo il criterio che la distingue dalla labirintite.

Altre cause frequenti di vertigine sono la sindrome di Ménière, l'emicrania vestibolare, i cali di pressione e l'assunzione di alcuni farmaci. La distinzione non è un dettaglio accademico: da essa dipende la terapia, che nella VPPB è una manovra manuale e non un farmaco.

Quali sono le cause della labirintite?



All'origine della labirintite c'è un processo infettivo o infiammatorio a carico dell'orecchio interno. Le forme più comuni sono di natura virale e compaiono spesso a distanza di qualche giorno da un'infezione delle vie respiratorie, come raffreddore o influenza. Fra i virus chiamati in causa figurano quelli dell'herpes, della varicella, del morbillo, della parotite, della rosolia, il citomegalovirus e gli adenovirus.

Le forme batteriche sono più rare ma più gravi: derivano di solito dalla propagazione di un'otite media non curata, di un colesteatoma o, più raramente, di una meningite. In questi casi il rischio di una perdita uditiva definitiva è concreto e il trattamento deve essere tempestivo.

Più raramente la labirintite può comparire nell'ambito di malattie autoimmuni dell'orecchio interno o dopo un trauma cranico.

Quali sono i fattori di rischio?



La labirintite virale interessa soprattutto gli adulti, con un picco fra i 30 e i 60 anni, ed è rara nei bambini. La forma purulenta, legata alle infezioni batteriche, si osserva invece più spesso nella prima infanzia o come complicanza di otiti medie acute e colesteatomi trattati in ritardo.

Stress, stanchezza intensa, fumo, abuso di alcol, allergie e infezioni respiratorie ricorrenti non causano direttamente la malattia, ma possono favorirne la comparsa o accentuarne i sintomi.

Quali sono i sintomi della labirintite?



I sintomi possono essere più o meno intensi a seconda dell'entità dell'infiammazione. I più frequenti sono:
  • vertigine rotatoria e sensazione di instabilità;
  • riduzione dell'udito, parziale o, nei casi gravi, totale dal lato colpito;
  • acufene, cioè fischi o ronzii nell'orecchio;
  • nausea e vomito, spesso presenti insieme;
  • sudorazione profusa e pallore;
  • movimenti involontari degli occhi (nistagmo);
  • difficoltà a mantenere la posizione eretta e a camminare in linea retta;
  • stato di malessere generale e ansia.


L'intensità della vertigine può peggiorare in presenza di alcune condizioni:
  • infezioni respiratorie in corso;
  • scarsa illuminazione o buio, che tolgono al cervello i riferimenti visivi;
  • stanchezza, stress intenso, disidratazione;
  • movimenti bruschi del capo;
  • ambienti affollati o con molti stimoli visivi in movimento.

Come si fa la diagnosi



La diagnosi è clinica e spetta all'otorinolaringoiatra o al medico esperto in vestibologia. Sono determinanti la raccolta accurata della storia (quanto dura la crisi, che cosa la scatena, se c'è calo dell'udito), l'osservazione del nistagmo, le manovre posizionali come quella di Dix-Hallpike, che serve a smascherare la VPPB, e l'esame audiometrico, indispensabile per capire se l'udito è coinvolto. In casi selezionati si ricorre a esami vestibolari strumentali e alla risonanza magnetica, soprattutto per escludere cause neurologiche.

Quando rivolgersi subito al medico



La maggior parte delle labirintiti virali migliora in una-due settimane, anche se una sensazione di instabilità può persistere più a lungo. In caso di vomito prolungato il rischio principale è la disidratazione.

È invece necessario rivolgersi al Pronto Soccorso senza attendere se la vertigine si accompagna a stato confusionale, mal di testa violento e improvviso, visione doppia, difficoltà a parlare o a deglutire, debolezza o intorpidimento di un lato del corpo, impossibilità a stare in piedi. Sono segnali che possono indicare un problema neurologico e non dell'orecchio interno. Va valutata rapidamente anche una vertigine che si accompagna a febbre alta, dolore auricolare intenso o improvvisa perdita dell'udito.

Come si cura e come si previene la labirintite?



Nella fase acuta la terapia è sintomatica: il medico può prescrivere per pochi giorni farmaci antivertiginosi e antiemetici, che riducono vertigine e vomito. È importante non prolungarne l'uso oltre il necessario, perché ostacolano il naturale processo di compenso del cervello. Nelle forme batteriche è indispensabile la terapia antibiotica prescritta dal medico; in casi selezionati può essere valutato un ciclo di cortisone.

Superata la fase acuta, la riabilitazione vestibolare - una serie di esercizi mirati guidati da un fisioterapista o da un logopedista esperto - è il trattamento più efficace per recuperare l'equilibrio e ridurre l'instabilità residua. Nella VPPB, come detto, la soluzione è la manovra liberatoria.

Non esiste una vera prevenzione della labirintite, ma curare tempestivamente le otiti, evitare il fumo, limitare l'alcol, mantenersi ben idratati, dormire a sufficienza e ridurre lo stress aiutano a diminuire la frequenza e l'intensità degli episodi. Durante le crisi, restare fermi in un ambiente illuminato e riprendere gradualmente il movimento appena possibile favorisce il recupero.

Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per la diagnosi e la terapia rivolgiti al tuo medico curante o a uno specialista.

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